Viola 40.5 cm finita

Finalmente è finita la viola da 40.5 cm di cassa armonica, su modello “Primrose” di Andrea Guarneri del 1697.

Adesso si inizia la fase di verniciatura… Intanto ecco alcune foto dello strumento in bianco.

E con l’occasione auguro a tutti buone feste!

Decorazioni del fondo della viola da gamba

Proseguono in questi giorni anche le decorazioni del fondo della viola da gamba basso. Ho scelto di realizzare una decorazione con doppia filettatura e decoro superiore ed inferiore, fatto con intreccio di filetto secondo dei disegni geometrici. Ecco le foto del lavoro:

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Decoro del fondo della viola da gamba basso, parte inferiore.
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Decoro del fondo della viola da gamba basso, parte superiore, nella zona della nocetta.

Antonio Gragnani (1728-1794 ca)

Antonio Gragnani è stato un liutaio toscano vissuto durante il XVIII secolo. Nacque a Livorno nel 1728, figlio di Onorato Gragnani. Visse nella zona di San Jacopo a Livorno e nel 1751 è registrato nei documenti storici il suo matrimonio con Cecilia Bianchi. Ebbe due figli: Giovanni Pietro nel 1765 e Filippo nel 1768. La data di morte esatta non è conosciuta, ma è certo che fosse ancora vivo nel 1792 per il matrimonio del figlio Giovanni Pietro con Maria Francesca di Domenico Oliviero.

Antonio Gragnani studiò liuteria probabilmente a Firenze, anche se il suo stile si discosta non poco da quello di altri liutai fiorentini del XVIII secolo. Il suo lavoro molto meticoloso, lo rende più vicino alla liuteria cremonese di Stradivari, e lo allontana infatti dallo stile di Stainer che aveva contaminato la liuteria Toscana di quegli anni. Antonio Gragnani poteva anche sfruttare il fatto che Livorno fosse un’importante città portuale, che sicuramente rendeva più facile avere a disposizione materiali e legnami di ottima qualità rispetto agli altri liutai dell’entroterra. La maggior parte dei suoi violini è realizzata secondo un modello Stradivari.

Gragnani era solito applicare le sue iniziali con timbro a fuoco in diverse parti dello strumento, spesso sulla nocetta o sotto la tastiera. La sua etichetta riporta ‘Antonius Gragnani, fecit Liburni, anno 1775’.

Uno dei violini più noti di Antonio Gragnani è proprio quello del 1775.  Ha il fondo unico a taglio tangenziale e mostra tutta l’abilità manuale del liutaio nella cura dei dettagli e del filetto, soprattutto in corrispondenza delle punte. Singolare è anche l’utilizzo di faggio per la parte chiara del filetto e di osso di balena per la parte nera.

Viola d’amore finita!

E finalmente la viola d’amore è finita! Sono felice di presentarvi questo strumento, che mi ha comportato molte sfide, problemi da risolvere e tanto studio. Sono orgoglioso del risultato! Presto aggiungerò anche qualche video in cui viene suonata.

Lo strumento è ispirato a una viola d’amore di J.Eberle del 1750 circa. Ha 6 corde sonore e 6 corde che vibrano per simpatia e che passano in un apposito canale realizzato sotto la tastiera (fra tastiera e manico). L’accordatura è in Re, ovvero le note dalla più grave alla più acuta sono: Re3, La3, Re4, Fa#4, La4, Re5.

Vi lascio con qualche foto ed un breve video dello strumento!

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Incollato il fondo della viola da gamba

Oggi ho finalmente incollato il fondo della viola da gamba basso. Ho realizzato un fondo piatto, come da tradizione per questo tipo di strumenti, con la classica piega nella zona superiore. Non vedo l’ora di togliere la forma interna e di iniziare il piano armonico!

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Galleria fotografica: costruzione di un ponticello per viola d’amore

In questo breve articolo vi mostro una sequenza fotografica della realizzazione di un ponticello per la mia viola d’amore. In commercio non si trovano facilmente ponticelli  pre-lavorati per questi strumenti, così come invece accade per violino, viola e violoncello. Quindi ho deciso di realizzare interamente il ponticello su misura per la mia viola d’amore.

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Foto 1: Si parte da una basetta di legno di acero, idoneo per ponticello e con stagionatura di almeno 10 anni, e si disegna il ponticello che si vuole ottenere.
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Foto 2: Il ponticello è stato appena ritagliato grazie ad un seghetto a traforo.
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Foto 3: Il ponticello lavorato e rifinito nei bordi. Anche i piedini sono stati adattati al piano armonico dello strumento.
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Foto 4: Il ponticello per la viola d’amore è pronto, anche l’altezza finale è stata aggiustata. Sono stati realizzati anche i 6 fori centrali che serviranno per il passaggio delle corde di risonanza o simpatiche (sympathetic strings in inglese).

Domenico Montagnana (1686-1750)

Il nome di Montagnana è associato spesso ai suoi violoncelli dalle superbe qualità sonore, ricercatissimi dai grandi virtuosi di questo strumento. Egli nacque a Lendinara nel 1686, e secondo alcuni liutologi, trasferitosi a Venezia nel 1699, divenne allievo del famoso liutaio veneziano Matteo Gofriller. In realtà non tutti sono concordi nel ritenere Montagnana allievo diretto di Gofriller. Secondo altri avrebbe appreso l’arte liutaria da Matteo Sellas (1681-1731). In ogni caso, i documenti storici indicano Montagnana a Venezia a partire dal 1715, dove compare iscritto alla corporazione dei marzeri e avente una bottega nella via dei liutai in Venezia, ovvero via degli Stagneri, alla “insegna di Cremona”.

È probabile che Montagnana abbia passato un periodo a Cremona per estendere la conoscenza liutaria relativamente alla produzione di strumenti ad arco. Dal Maestro Sellas, specializzato in liuti, potrebbe quindi aver appreso la costruzione di strumenti a pizzico e poi a Cremona aver imparato anche gli strumenti ad arco. Non si conoscono strumenti ad arco di Montagnana antecedenti il 1720.

Bisogna anche considerare che nel 1717 Pietro Guarneri, fratello di Giuseppe Guarneri del Gesù, si era trasferito da Cremona a Venezia, portando in questa città le sue conoscenze liutarie e lavorando proprio con Matteo Sellas. È quindi chiaro che ad un certo punto nella formazione di Montagnana si siano aggiunti degli influssi della tradizione cremonese.

Nel 1717 Domenico Montagnana sposò Cattarina Berti e la coppia ebbe sei figlie femmine. Il periodo produttivo più importante del Montagnana va dagli anni 30 agli anni 50 del 1700. La sua fama come liutaio crebbe in questi anni e trascorse una vita piuttosto agiata.

Alla morte del liutaio Angelo Sopran (1683-1734) Montagnana fu chiamato a redigere l’inventario della sua bottega e secondo alcuni documenti storici, vennero trovati molti violini tedeschi sia vecchi sia nuovi, suggerendo che a Venezia si importassero violini tedeschi non ancora finiti, che poi venivano messi a punto nelle botteghe dei maestri veneziani. Del resto il mercato veneziano doveva essere importante e la richiesta molto elevata. Antonio Vivaldi (1678-1741) era attivo proprio in quegli anni. Domenico Montagnana morì nel 1750. La quarta figlia, Antonia Anna, sposò nel 1751 il liutaio Giorgio Serafin, che lavorava sempre in via degli Stagneri. Secondo i documenti storici, le figlie del Montagnana e Serafin firmano un contratto per la continuazione della bottega del padre, continuando a mantenere l’intestazione della bottega come “Domenico Montagnana”. Questo spiega anche perché molte fatture anche diversi anni dopo la morte del maestro Montagnana continuassero ad essere firmate con il suo nome.

Abbiamo detto che gli strumenti del Montagnana sono particolarmente ricercati per il loro suono, in particolare i violoncelli. Egli non cercò mai la perfezione estetica, anche se i suoi strumenti hanno una fortissima impronta espressiva. I primi violini seguirono un modello Stainer, più piccoli di demensioni e con bombatura molto alta. Dopo il 1730 invece probabilmente sotto l’influsso della tradizione di cremonese di cui abbiamo parlato, i suoi strumenti diventano più grandi e con bombatura più bassa.

Le viole non sono molto comuni, se ne conoscono due attribuite con certezza a Montagnana. Ma i violoncelli hanno tutt’altra fama. Sono spesso posti alla pari di quelli di Stradivari, e anzi spesso gli sono preferiti in termini di resa sonora. I violoncelli di Montagnana sono piuttosto contenuti come altezza e sviluppati in larghezza. La sonorità è molto ricercata dai grandi solisti e il fatto che questi strumenti fossero stati prodotti proprio a Venezia, dove come abbiamo detto il fermento musicale era al massimo in quegli anni, non è forse un caso. La richiesta dei musicisti andava cambiando, con la necessità di avere strumenti dal suono sempre più agile, virtuosistico e potente. Oggi si contano circa una ventina di violoncelli, che raggiungono quotazioni da record alle più importanti aste internazionali.

Il momento magico: si tendono le corde per la prima volta!

È sempre un momento emozionante. Quello in cui dopo la lunga sequenza di fasi che precedono la montatura finale dello strumento, si installano per la prima volta le corde e le si cominciano a tendere, mediante i piroli, così da arrivare alla giusta accordatura. Accordatura che in un violino nuovo e con corde nuove durerà ben poco, ma quanto basa per sentire i primi vagiti della nuova creatura. È solo l’inizio di una nuova fase, quella di messa a punto dello strumento. Ed è qui che sarebbe bene avere, anzi direi che è essenziale avere, il supporto di un musicista professionista, che provando lo strumento, possa esprimere i suoi pareri, non tanto sul tipo di montatura o su dettagli estetici, ma su eventuali “difetti” nella produzione del suono. Ad esempio se la tastiera presenta delle zone non ben rettificate, se qualche corda tende a produrre rumori indesiderati (si dice che “frigge”) sfregando sulla tastiera, se il suono è equilibrato su tutte le corde, e così via. Purché rientri nei range standard, non si darà molto peso in questa fase ai parametri più tecnici della montatura, ad esempio l’altezza delle corde sulla tastiera, perché musicisti diversi possono avere esigenze molto diverse. Questa fase serve invece ad individuare eventuali problemi che si presentano sempre, indipendentemente da chi suona lo strumento. Dopo questa prima prova, è importante anche capire come lo strumento risponde a minimi spostamenti dell’anima. Insomma è una fase in cui si evidenziano le potenzialità dello strumento. La messa a punto definitiva verrà fatta poi in caso di interesse commerciale da parte di un musicista, adattando lo strumento alle sue specifiche esigenze tecniche. Tenendo però anche conto che spesso, a meno di non aver a che fare con musicisti professionisti molto attenti ai dettagli tecnici, per la maggior parte dei musicisti, soprattutto studenti, la sensibilità nei confronti di minime variazioni della montatura (purché ripeto fatta a regola d’arte e nei range standard ottimali) è difficilmente avvertita.

Insomma è un momento davvero emozionante, capace di dare enormi soddisfazioni nel caso in cui il musicista inizi ad esprimere giudizi positivi sul suono e sull’equilibrio sonoro. Ma anche di poter dare delusioni nel caso in cui lo strumento non abbia quelle potenzialità sonore che speravamo. Ma questo è un lavoro in cui gli insuccessi sono utili per migliorarsi, quindi non ci si deve demoralizzare.

Ovviamente il suono che ascolteremo dallo strumento appena montato sarà destinato a mutare nel tempo, via via che lo strumento si assesta sotto la pressione delle corde.

Comunque vada ritengo che ci sia qualcosa di davvero magico nel costruire con le proprie mani uno strumento musicale. Se poi si ha anche la soddisfazione di cedere lo strumento ad un musicista, il sapere che quella nostra creazione produrrà chissà quali melodie per secoli è qualcosa di impagabile. Quelle note musicali sono parte del liutaio, come parte del liutaio è lo strumento stesso. C’è un po’ di noi nella sua voce e nel suo timbro.