Piegatura delle fasce di un violino

Ogni volta che ci si accinge a piegare le fasce di un nuovo strumento, bisogna capire che tipo di legno abbiamo sotto le mani. Sempre diverso sarà infatti il suo comportamento sul ferro caldo del piegafasce. Alle volte è molto semplice piegare le fasce senza che queste si rompano. Il legno si piega senza difficoltà anche nelle curve più spinte come quelle delle CC in corrispondenza delle punte, soprattutto la punta superiore. Altre volte invece è molto difficile riuscire a piegare le fasce senza romperle. Questo accade in particolare quando abbiamo a che fare con legni molto figurati e marezzati, con venatura non regolare. Tutto sta nell’esperienza di saper combinare diversi fattori: fra cui: lo spessore delle fasce, la temperatura del piegafasce, quanto bagnare le fasce, il supporto delle fasce durante la piegatura, la velocità di piegatura e l’efficienza di trasferimento e mantenimento del calore.

Spessore delle fasce: il mio consiglio è quello di fissare questo parametro ad un valore che si ritiene ottimale. Spessori intorno a 1 mm, fino a 1.2-.13 mm per un violino sono un tipico riferimento. E’ bene utilizzare sempre fasce di simile spessori nei vari strumenti che si realizzano, così da avere un parametro fisso e poter magari capire come altri parametri della costruzione dello strumento (spessori, bombature, etc…) possano agire sul suono finale. È comunque difficile da capire perché i parametri in gioco sono davvero tantissimi, ma almeno le fasce lasciamole come parametro più o meno fisso! Ciò non toglie che il legno vada saputo sentire sotto le mani. Via via che si affinano le fasce con la rasiera ci si rende conto della loro flessibilità.

Temperatura del piegafasce: questo è un aspetto molto importante. La temperatura ottimale va cercata in base alla propria esperienza, ma di solito si aggira intorno ai 200°C. Lavorare con un piegafasce a temperatura troppo bassa significa non riuscire a piegare facilmente le fasce, con forte rischio che queste si spezzino. D’altro canto, temperature troppo elevate possono bruciare il legno, senza dare grande vantaggio in termini di piegatura, ma anzi rovinandone irrimediabilmente le fibre. Ho provato diversi piegafasce e qui riporto la mia esperienza. Ho iniziato con un piegafasce artigianale, riscaldato con un fornellino ad alcool. Funzionava bene, scaldava molto velocemente, ma purtroppo in questo tipo di piegafasce a fornellino non è possibile controllare bene la temperatura. Per cui dopo un po’ questa diventava troppo elevata e bruciava le fasce. Se si spegne la fiamma, raffredda molto rapidamente e si rischia che poi sia la temperatura sia troppo bassa. Si può usare, così è stato fatto nel passato e basta prenderci la mano. Ma dal momento che l’elettricità oggi giorno ce l’abbiamo, sono passato ad un piegafasce elettrico con controllo della temperatura, ed è tutta un’altra storia. Si regola la temperatura e questa viene mantenuta costante. Le fasce non bruciano mai anche se si mantengono a contatto per diverso tempo. Insomma una vera comodità.

Bagnare le fasce, sì ma quanto? Altro punto critico quando si piegano le fasce. L’acqua serve a favorire il piegamento delle fasce. Ammorbidisce le fibre, ma in realtà l’effetto più importante è che nel momento in cui si appoggia sul ferro caldo del piegafasce, l’acqua evapora creando vapore acqueo ad alta temperatura che penetra per lo spessore delle fasce, permettendo di piegare le fibre e di far loro mantenere la piegatura. Quindi bagnare le fasce è fondamentale per poter sfruttare questo effetto del vapor acqueo, ma bisogna prestare attenzione a quanto bagnarle. All’inizio a scuola avevo visto dal maestro immergere le fasce in acqua per svariati minuti e poi piegarle. A me questo sistema non piace e non mi ci trovo bene. Le fasce risultano inzuppate di acqua, che impiega molto più tempo ad evaporare sul piegafasce, mantenendole più fredde e soprattutto creando delle zone in cui la fascia si asciuga rapidamente (a contatto con piegafasce) e zone in cui rimane bagnata a lungo (lato non a contatto con il piegafasce). Questo mi si traduceva spesso in una rottura delle fasce nelle curve più marcate come quelle delle punte nelle CC, perché il lato esterno, ancora bagnato, aveva un ritiro diverso dal lato a contatto con il piegafasce, molto più caldo e asciutto. Bagnare poi troppo le fasce, soprattutto in un violoncello, con fasce molto alte, può introdurre delle ondulazioni longitudinali dovute alla irregolarità della fibra del legno. Seguendo altri consigli ho iniziato a seguire un altro sistema. Bagno la fascia solo dal lato a contatto con il piegafasce, semplicemente con una spugna bagnata. Che la fascia sia uniformemente bagnata da quel lato, ma non inzuppata! In questo modo il vapor acqueo che si forma si diffonde dentro allo spessore della fascia, la temperatura è più uniforme perché il lato esterno non è bagnato, e la conseguenza almeno per me è che la fascia si piega molto più facilmente, riducendo la probabilità di rotture. Se c’è bisogno, ripasso la spugna bagnata prima di rimettere sul piegafasce.

Supporto delle fasce durante la piegatura. Sembra una cosa secondaria, ma non lo è assolutamente. Anche qui ho avuto esperienze diverse. Inizialmente utilizzavo una vecchia cintura di cuoio. Funziona, ma non è il massimo. Il classico lamierino metallico flessibile di acciaio o rame è decisamente migliore per diversi motivi. Intanto è più rigido e supporta meglio la fascia durante la piegatura, soprattutto nelle curve più importanti, riducendo la probabilità di torsioni in senso longitudinale. E poi consente un trasferimento ed un mantenimento del calore migliore all’interno della fascia. Questo perché non fa uscire il vapor d’acqua che si forma dentro la fascia, a differenza del cuoio, e quindi la fascia si mantiene calda e flessibile più a lungo.

Trasferimento e mantenimento del calore. Ne abbiamo già parlato nei due punti precedenti. Per la mia esperienza, le migliori combinazioni sono bagnare le fasce in modo non eccessivo e solo dalla parte che va a contatto con il piegafasce, ed utilizzare un lamierino di acciaio o altro metallo come supporto della fascia che permette di far rimanere più intrappolato a lungo il vapore all’interno della fascia.

Velocità di piegatura. È strettamente connessa a tutti gli altri parametri e di solito è molto legata alla propria esperienza, alle proprie abitudini. In generale però posso dire che è bene procedere molto lentamente, dando tempo al calore e al vapore di trasferirsi uniformemente in tutta la fascia. Ho potuto rendermi più volte conto che uno dei motivi principali di rottura delle fasce durante la piegatura è legata al fatto che non si è dato tempo e modo al calore di trasferirsi in modo omogeneo all’interno della fascia, per la fretta di voler piegare troppo velocemente.

Queste le mie personalissime opinioni ed esperienze sulla piegatura delle fasce. Per molti altri liutai varranno forse delle condizioni e dei metodi completamente diversi. Ho visto piegare le fasce utilizzando un piegafasce con fornellino, inzuppandole in acqua per diversi minuti e piegandole con il cuoio. Tutto l’opposto di quello che ho detto per me essere il modo migliore. Eppure le fasce le piega ugualmente. Quindi, qual è la verità? 😊 La verità in questo lavoro è solo l’esperienza e la propria abilità manuale che da essa deriva.

img_20190521_1700281395944088802135304.jpg
Il contorno delle fasce e zocchetti di una viola d’amore.