Giuseppe Fiorini (1861-1934)

Il liutaio Giuseppe Fiorini, nato nel 1861 a Bazzano, piccolo comune della provincia di Bologna, è stato una delle personalità più importanti per la liuteria Italiana ed in particolare per il recupero della tradizione liutaria cremonese del XVII e XVIII secolo, contribuendo enormemente a riportarne in questa città la gloria passata.

Il padre, Raffaele Fiorini (1828-1898) era un Maestro liutaio. Nel 1868 la famiglia si trasferì a Bologna e Giuseppe frequentò le scuole comunali fino alla prima ginnasio. Ma presto si impegnò nel laboratorio del padre, ed iniziò lo studio e l’apprendimento della liuteria. A quindici anni aveva già realizzato il suo primo violino, ricevendo numerosi consensi per le sue abilità manuali. Nel 1881 partecipò all’esposizione a Milano con due violini, di cui uno anticato, che si dice abbia tratto in inganno diversi esperti del settore, l’altro violino ricevette una medaglia di bronzo. Mentre nel 1888 all’esposizione internazionale a Bologna ricevette una medaglia d’oro.

I rapporti con il padre però non erano dei migliori e già dal 1886 si era allontanato dalla sua bottega, sembra principalmente per divergenze concettuali sulla concezione della liuteria. Si trasferì in altre zone sempre a Bologna, ma le cose non andavano benissimo per la sua attività di liutaio “moderno”, non ancorato alla tradizione “romantica” come il padre. Tuttavia il padre Raffaele era una persona stimata e molto conosciuta nell’ambiente musicale Bolognese, per cui non fu facile per Giuseppe portare avanti la sua attività in questa città. Decise allora, nel 1889, di trasferirsi a Monaco di Baviera, dove trovò impiego presso la casa musicale di Andreas Rieger. Ne sposò la figlia e la nuova attività cambiò nome sociale in “Rieger e Fiorini”, per poi mantenere solo il nome Fiorini dal 1896, dopo il ritiro di Rieger. L’attività di Fiorini andava piuttosto bene, ed egli iniziò sempre più ad occuparsi anche del commercio di strumenti antichi. Divenne sempre più stimato conoscitore dei classici, a tal punto che venne nominato Presidente della Confederazione dei Liutai Tedeschi.

Allo scoppio della prima guerra mondiale si trasferì a Zurigo, dove rimase fino al 1923. Ebbe come allievo a Zurigo il liutaio Ansaldo Poggi. Fu proprio in questo periodo che vi fu una data molto importante nella vita di Giuseppe Fiorini: il 1920, anno in cui acquistò dopo lunga trattativa dall’erede del Conte Cozio di Salabue, la marchesa della Valle, i cimeli Stradivariani. L’origine di questa raccolta di reperti risale a Paolo Stradivari, figlio di Antonio Stradivari, che però non si occupò di liuteria. Qualche tempo dopo la morte del padre, Paolo decise di vendere tutti gli oggetti presenti nella bottega di famiglia. Era il 1774 ed entra in gioco un altro nome importante nel panorama della liuteria e del collezionismo di strumenti, quello di Ignazio Cozio conte di Salabue (1755–1840). Egli era un nobile piemontese, grande appassionato di liuteria e di strumenti ad arco, che nel corso della sua vita riunì una delle più importanti collezioni di strumenti e materiale liutario, una cui parte passò poi nelle mani di Luigi Tarisio (1796 – 1854), altro importante collezionista di strumenti. Il conte Cozio di Salabue acquistò quindi questi cimeli da Paolo Stradivari. Nel 1840, alla morte del conte Cozio, la collezione dei cimeli rimase sempre di proprietà di importanti famiglie di nobili. Una parte della collezione passò alla figlia del conte, Matilde, un’altra parte andò in eredità al marchese Giuseppe Rolando della Valle. Rimase quindi nella famiglia della Valle, dal figlio di Rolando a sua moglie Paola. Ed è proprio dalla marchesa Paola della Valle che nel 1920 Giuseppe fiorini acquistò la collezione per una considerevole cifra. Si dice in realtà che la marchesa della Valle abbia ricevuto offerte ben più importanti di quella di Fiorini, ma che abbia deciso di cedere la collezione dei cimeli al liutaio bolognese, per fare in modo che questa collezione tornasse a Cremona e servisse a riportare in questa città di fasti passati della liuteria, evitando che venisse dispersa in altre parti del mondo, da collezionisti privati.

Giuseppe Fiorini volle donare questa collezione al Comune di Cremona, ma alla condizione che venisse aperta una scuola di liuteria e si trovasse una collocazione adeguata dei cimeli in un museo. In realtà la cosa non fu così immediata, le trattative andarono avanti per degli anni e solo nel 1930 la donazione venne accettata dal Comune di Cremona. L’apertura della scuola di liuteria avvenne solo più tardi per Regio Decreto, legge 21 settembre 1938, con il nome di Scuola internazionale di liuteria in Cremona. Si era in pieno periodo del regime fascista, e l’apertura della scuola e la forte immagine mediatica di Cremona come centro internazionale di liuteria fu anche voluta dal gerarca fascista di Cremona, il ras Roberto Farinacci.

Venire in possesso dei cimeli di Stradivari permise al Maestro Fiorini di studiare da un punto di vista filologico il metodo costruttivo utilizzato dal grande maestro Cremonese. Riutilizzando anche forme  e disegni di Stradivari, Fiorini poté toccare con mano il metodo costruttivo antico. Grande merito fu infatti quello di riscoprire e ri-diffondere, in seguito anche grazie a Sacconi ìil metodo di costruzione con la forma interna, ormai caduto in disuso a seguito del declino della liuteria cremonese e la diffusione della forma esterna di origine Francese del XIX secolo.

Fiorini decise di trasferirsi a Roma, trovando nell’Italia di Mussolini un terreno culturale favorevole alla sua attività. Aprì un nuovo laboratorio nella capitale, che venne frequentato subito da giovani e promettenti liutai, fra i quali spicca appunto il nome di Simone Fernando Sacconi. Fu proprio con Sacconi che avvenne poi la prima catalogazione e studio sistematico dei cimeli stradivariani, che culminò con la pubblicazione del libro “I segreti di Stradivari”.

Fiorini iniziò ad operarsi sempre più per la realizzazione del suo desiderio di tramandare le conoscenze sulla liuteria, e sul metodo di costruzione classico. Fu così che iniziò ad interessarsi all’apertura di una scuola di liuteria a Cremona, che come abbiamo visto sopra aprì nel 1938.

Negli ultimi anni di vita Fiorini accusò una progressiva perdita della vista, che lo portò poi alla cecità. Riuscì a trovare nelle autorità cremonesi guidate dal gerarca fascista Farinacci un ambiente favorevole per la collocazione dei cimeli e l’apertura della scuola. Ma purtroppo morì nel 1934, a Monaco di Baviera, qualche anno prima della nascita della scuola internazionale di liuteria (1938)

Fiorini fu quindi una personalità, troppo spesso dimenticata, fondamentale per il recupero della tradizione liutaria classica Italiana. I temi che furono sempre cari a Fiorini riguardarono: la metodologia costruttiva, con il recupero del metodo antico con la forma interna, l’inossamento del legno, poi ripreso da Sacconi nel suo libro I Segreti di Stradivari, e l’intonazione delle tavole, ovvero del fatto che la frequenza che si ottiene percuotendo la tavola con le dita, essendo una diretta relazione della distribuzione degli spessori e della bombatura, fosse un importante parametro da tenere in considerazione durante la realizzazione dello strumento. Insieme a Simone Fernando Sacconi fu forse uno dei più importanti conoscitori della liuteria classica e dell’opera di Antonio Stradivari.