Valentino De Zorzi

Oggi parliamo di un liutaio che esercitò la sua attività a Firenze a cavallo fra 1800 e 1900, considerato un grande innovatore in ambito liutario e famoso anche per aver fatto parte delle file Garibaldine.

Valentino de Zorzi (VDZ) nacque a Vittorio Veneto nel 1837 e ben presto, ancora in giovane età, fu conquistato dai nuovi movimenti liberatori che animavano l’Italia di quegli anni. Si arruolò così nei Garibaldini. Partecipò all’assedio di Gaeta del 1860, direttamente nelle linee di resistenza contro gli attacchi ai Garibaldini. Vi sono fotografie storiche in cui compare VDZ insieme ai Garibaldini, fregiato di diverse medaglie. VDZ visse per un periodo a Bologna, dove lavorava in un’azienda che produceva carri per l’esercito. Da Bologna poi si trasferì a Pistoia nel 1880, e qui si avvicinò alla falegnameria e all’ebanisteria. Fu proprio in questa città che iniziò la sua avventura con la liuteria. Conobbe infatti a Pistoia il Conte Vieri Ganucci Cancellieri, importante collezionista di violini, viole e violoncelli. VDZ realizzò così da autodidatta il suo primo violino ed è probabile che il Conte Vieri, intuite le abilità artigiane del De Zorzi, ne abbia incoraggiato questa attività.

Da Pistoia VDZ si trasferì a Firenze nel 1885, e qui aprì una bottega in via del Corso. In questa città, negli anni dal 1885 al 1913, si ebbe la più importante produzione liutaria di VDZ. Divenne molto conosciuto in città, forse il liutaio più importante a Firenze in quegli anni. Gli furono commissionati anche importanti restauri, come quello del Contrabbasso di Bartolomeo Cristofori (Padova, 4 maggio 1655 – Firenze, 27 gennaio 1732 – inventore del forte piano) che fu modificato da 3 corde a 5 corde con un nuovo manico su cui si legge il timbro a fuoco con le iniziali del De Zorzi, VDZ. Tale contrabbasso, enorme, è esposto nella sezione strumenti musicali della Galleria Dell’Accademia di Firenze, poco lontano dalla viola tenore e dal violoncello del quintetto mediceo di Stradivari.

VDZ costruì violini, viole, violoncelli, controviolini, mandolini a fondo piatto, ed un contrabbasso. Negli ultimi anni di vita purtroppo dovette lasciare il lavoro a causa di problemi di vista. Valentino De Zorzi morì nel 1916. La sua attività di liutaio attraversò un periodo storico molto dinamico da un punto di vista artistico culturale. Si andava diffondendo l’Impressionismo francese, ed in Toscana aveva preso campo uno dei movimenti artistici più importanti, quello dei macchiaioli. Forse è un accostamento azzardato, ma sembra quasi nel lavoro di De Zorzi di intravedere dei tratti di questi movimenti artistici, per via di una fortissima personalità nei suoi strumenti. La sguscia molto profonda, il taglio delle effe con forte scavo della paletta che crea un forte contrasto sui bordi, il riccio molto scavato: si direbbero quasi degli strumenti impressionisti!

Abbiamo detto che VDZ costruì anche dei controviolini. Ma cos’è il controviolino? Il controviolino è proprio uno strumento inventato dal De Zorzi. Egli volle inserirsi con creatività nel dibattito da tempo esistente e ripreso dall’Accademia dell’Istituto Musicale di Firenze a partire dalla fine del 1800, circa la composizione del quartetto d’archi. Sappiamo che il quartetto d’archi è formato da due violini, una viola e un violoncello. Si criticava la presenza del secondo violino, che era una voce poco sensata in quanto duplicata del primo violino (voce di soprano) e non corrispondente quindi ad una ripartizione armoniosa delle quattro voci in soprano, contralto, tenore e basso. La questione non era nuova ed era già stata sollevata anche in passato, dove si erano formati quartetti con vari tipi di viole intermedie fra violini e violoncelli, come le viole da gamba. Si pensava allora che togliendo dal quartetto il secondo violino, si potesse inserire o uno strumento più basso, addirittura al di sotto del violoncello, oppure uno strumento tenore, un’ottava sotto al violino, intermedio fra viola (contralto) e violoncello (basso). È qui che arrivò De Zorzi. Egli progettò e realizzò uno strumento che chiamò controviolino. Se ne conservano sei esemplari al Conservatorio Cherubini di Firenze. Aveva la forma di un piccolo violoncello, sebbene più snello, ma il modo di suonarlo era appunto quello del violoncello. Era accordato un’ottava sotto al violino ed aveva una voce tenorile.

Lo strumento ricevette delle critiche molto positive dall’Accademia Musicale di Firenze. Fu esaminato a lungo, provato, e il De Zorzi ricevette addirittura una lettera di elogio dal Ministro della Pubblica Istruzione. Lo strumento veniva addirittura fatto studiare in Conservatorio a Firenze, agli studenti di violoncello. Eppure il controviolino non ha poi avuto la diffusione che De Zorzi sperava. Chiaramente era qualcosa di innovativo che non doveva rimpiazzare il secondo violino nelle orchestre o nei quartetti già esistenti. La musica che già esisteva non era stata concepita per questo tipo di strumento e doveva essere eseguita per il classico quartetto. La diffusione del controviolino doveva pertanto richiedere che nuova musica specifica per la nuova formazione di strumenti venisse appositamente scritta. Ma così non è stato. La creatività e l’ingegno di De Zorzi alla lunga non sono stati premiati ed il controviolino è rimasto alla fine poco più di un oggetto da museo, se si escludono alcuni brani scritti da Ruggero Leoncavallo appositamente per questo strumento.

Tornando al De Zorzi liutaio, ed osservando l’interno dei suoi strumenti, si vede che egli utilizzò salice rosso per gli zocchetti e le controfasce, e singolare è il modo con cui riduceva gli zocchetti delle punte veramente al minimo per aumentare il volume di aria all’interno della cassa. La sua etichetta riportava “Valentino De Zorzi fece in Firenze A. 1900”. Usava poi timbrare lo strumento in diversi punti, anche all’esterno, con il suo timbro a fuoco riportante le iniziali del nome VDZ. Ottenne diversi riconoscimenti nella sua vita di liutaio, a Milano, Bologna ed anche a Parigi.