Qualità del piano armonico, prima o terza scelta, maschiato o no?

Quando ci si accinge a realizzare il piano armonico dello strumento, si hanno diverse possibilità di scelta. Non per il tipo di legno, che è abete rosso, con particolare predilezione poi per l’area geografica della Val di Fiemme, quanto per la qualità estetica e sonora di tale legno.

Iniziamo dalle proprietà sonore. Si dà chiaramente più importanza a quegli spicchi di abete in cui la propagazione dell’onda sonora risulta più veloce, chiara e distinta. SI possono utilizzare mezzi tecnologici professionali addirittura per valutare la velocità di propagazione dell’onda sonora, ma il metodo più semplice e veloce, che anch’io uso in quanto mi è stato insegnato dal mio Maestro, è quello di appoggiare la tavola all’orecchio sostenendola fra la punta di due dita in equilibrio e percuotendola con le nocche delle dita dell’altra mano. È difficile, direi impossibile, dire come deve essere il suono che si sente, perché dipende dalla dimensione della tavola, nonché da moltissimi altri fattori. Ma il senso è che questo è un semplice saggio comparativo qualitativo. Se provate a seguire lo stesso procedimento su molte tavole diverse, confrontando le varie risposte sonore, vi renderete conto che ve ne sono alcune che hanno una risposta più smorta, meno vibrante, altre invece sono più brillanti, più intense, ed il suono decade più lentamente. Ovviamente si tratta di una prima selezione, che sarà ben lungi dalla deduzione di quale sarà l’effetto finale sul suono dello strumento. Questo vorrei che fosse chiaro e sottinteso. Ripeto, è solo un semplice saggio qualitativo e comparativo per scegliere quei “pezzi” di abete, che almeno in teoria, sembrano avere delle potenzialità migliori di propagazione dell’onda sonora. Poi si vedrà strada facendo e il giudizio sarà solo a strumento ultimato, con tantissimi altri fattori da aggiustare in base all’esperienza.

(nella foto sopra: a sinistra piano armonico di prima scelta maschiato, a destra: piano armonico di terza scelta).

L’aspetto estetico è un po’ più complesso. Di solito le pezzature di abete vengono separate in diverse scelte, dalla migliore alla più economica, sulla base di diversi fattori. Essenzialmente il fattore più importante riguarda la regolarità della distribuzione e dell’andamento delle venature, l’uniformità del colore, e la maschiatura. I piani più pregiati e più costosi sono quelli in cui le venature primaverili (chiare) e tardo primaverili (scure) seguono un andamento regolare, quasi del tutto equidistanti, con colorazione uniforme per tutta la superficie del piano armonico. I tagli da terza scelta sono solitamente quelli più irregolari nella distanza e andamento delle venature, e anche più disomogenei da un punto di vista cromatico. L’aspetto sonoro non viene preso in considerazione in questo frangente. Esistono piani di prima e terza scelta con ottime proprietà sonore e piani di prima e terza scelta con qualità di propagazione sonora non altrettanto buone. La distanza fra le venature ha un ruolo importante per il suono dello strumento. Dal momento che la vibrazione si trasmette attraverso le venature chiare, più tenere, che fanno come da “cuscinetti” della trasmissione sonora, è bene avere delle distanze non eccessivamente piccole di tali venature, ma neppure troppo larghe che smorzerebbero troppo la vibrazione. Di solito le venature chiare vanno ad allargarsi dal centro verso le periferie dei bordi, in modo simmetrico, visto il modo con cui le due metà dello spicchio radiale di abete vengono giuntate fra di loro.

Considerazione a sé merita la maschiatura. È una caratteristica delle piante nella zona della Val di Fiemme, e riguarda solo una piccola percentuale degli abeti. L’abete si dice maschiato quando presenta delle irregolarità o interruzioni delle crescite annuali (sulla cui origine botanica non si ha completa certezza o completo accordo della comunità scientifica) che determinano la comparsa di figurazioni molto particolari che interrompono la regolarità delle venature longitudinali. Taluni le chiamano anche lumacature, perché sembrano come le scie lasciate dal passaggio di una lumaca sulla superficie. L’effetto estetico è ben evidente. L’impatto estetico finale della maschiatura può essere molto forte e non sempre è apprezzato dai liutai. Le zone con le maschiature hanno densità e porosità molto diverse dal resto della tavola, che rendono diverso l’assorbimento di colore e vernice, per cui le maschiature risultano ben visibili anche a strumento finito. Ma come al solito, questa considerazione è molto legata al gusto personale. Sull’aspetto sonoro, se qualcuno è certo di conoscere come la maschiatura influenza il suono dello strumento, si faccia pure avanti… 😊 Alcuni sostengono che le maschiature funzionino da zone di “diffrazione” dell’onda sonora, utilizzando un po’ impropriamente un termine tipico della radiazione luminosa. Ovvero in corrispondenza di dette zone di brusco ed irregolare cambio di densità la radiazione rimbalza in molte direzioni. Sempre per usare il parallelismo con la radiazione luminosa, si direbbe che le maschiature sono zone che funzionano come sorgenti di ri-emissione dell’onda sonora in molteplici direzioni spaziali. Radiazioni che sarebbero di frequenze multiple e sottomultiple di quella principale. La maschiatura quindi darebbe secondo questa teoria un forte contributo alla ricchezza di armonici dello strumento. Ma si tratta di teorie, difficili, forse impossibili da dimostrare, per via del numero enorme di parametri costruttivi che influenzano l’emissione sonora dello strumento. Voglio dire che ci sono ottimi strumenti con abete senza maschiatura e con maschiatura. La maschiatura viene comunque considerata dai fornitori di legname come un valore aggiunto e i pezzi maschiati hanno un prezzo leggermente superiore. Nella mia esperienza ho provato dei piani armonici di abete rosso maschio della Val di Fiemme di prima scelta e fortemente maschiati. A me piacciono moltissimo, ma ne riconosco il forte impatto estetico sullo strumento finito, che non a tutti può piacere. Altro aspetto da considerare è che le maschiature complicano molto la lavorazione dell’abete e richiedono più che mai pialle, sgorbie e coltelli affilatissimi per avere un lavoro pulito.

Se guardiamo ai liutai del periodo classico, in primis A. Stradivari, ci si rende conto che gli strumenti con piano armonico maschiato non sono molto frequenti. Molti strumenti hanno degli ottimi piani armonici con venatura molto regolare e abbastanza stretta, ma non eccessivamente, e altri hanno piani armonici di minore qualità estetica, con venatura dalla larghezza meno regolare. Insomma bisogna anche considerare che nel ‘700 procurarsi il legname non era semplice ed immediato come oggi, quindi probabilmente si sfruttava tutto quello che si aveva a disposizione al momento, senza troppe elucubrazioni mentali. Sul discorso poi dell’abete rosso e del suono dei violini di Stradivari sono state fatte le più svariate e talvolta fantasiose ipotesi. Ad esempio quella per cui gli alberi di abete rosso di cui si aveva disponibilità nel periodo in cui visse Stradivari fossero resciuti in una piccola era glaciale che aveva fatto sì che le venature fossero strette e molto regolari. Oppure che i tronchi segati venissero portati a valle attraverso i corsi d’acqua fino alla laguna di Venezia, dove si impregnavano di minerali che modificavano la struttura lignea, contribuendo a quell’inossamento che sarebbe uno dei fattori del “magico” suono degli Stradivari.

Anche la stagionatura è molto importante nella scelta del legno in generale. Il legno deve essere sempre ben stagionato, secondo alcuni liutai per almeno 10 anni come base di partenza. Ovviamente la certezza degli anni di stagionatura si ha soltanto se si prende l’abitudine di comprare via via molto più legno di quello che si utilizza in un anno e lasciarlo stagionare nel proprio laboratorio. Altrimenti, soprattutto all’inizio ci si deve fidare del fornitore di legname. Chiaro che almeno per l’abete, maggiore stagionatura significa maggior costo. Per i fondi in acero o altre essenze, conta molto invece l’estetica, se in un pezzo o in due pezzi, etc… Ma sulla stagionatura non si scherza. Con la stagionatura il legno raggiunge un equilibrio di assorbimento/rilascio di umidità con l’atmosfera circostante. Il legno raggiunge cioè il suo “respiro” stabile e finale. Un legno non stagionato può giocare brutti scherzi, portando addirittura a rotture e scollamenti di piano o fondo durante le variazioni atmosferiche stagionali.