La filettatura del piano armonico, indebolire per proteggere

In questi giorni ho filettato a cassa aperta il piano armonico del nuovo violino. E mentre lavoravo pensavo alla funzione del filetto, in particolare sul piano armonico. Il violino, così come gli altri strumenti della famiglia del quartetto, sono dei sistemi davvero complessi e frutti di equilibri che sono il risultato di secoli di evoluzione e adattamenti. Il primo esempio di filetto è di un violino di Andrea Amati del 1564, esposto all’Ashmolean Museum di Oxford.

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Controluce del piano armonico con il canale del filetto appena scavato.

La funzione del filetto non è soltanto decorativa, come si potrebbe immaginare, ma è anche di irrobustimento, concedetemi questo termine, o se vogliamo “protettiva” del bordo dello strumento. E questo è valido soprattutto per il piano armonico in abete. L’abete è un legno piuttosto fragile lungo la venatura. Ovvero si spacca con relativa facilità lungo la direzione parallela alla venatura. I bordi dello strumento sono soggetti a urti e altre sollecitazioni durante la vita dello strumento. Urti che ad esempio potrebbero aprire delle fratture lungo le venature, le quali dal bordo si propagherebbero con facilità al resto della tavola armonica. L’interruzione delle venature, almeno superficialmente, che si realizza con lo scavo per l’inserimento del filetto, permette appunto di eliminare o limitare questo effetto di propagazione di rotture dal bordo fino al resto della tavola. Fa davvero impressione mentre si realizza il canale per il filetto sul piano armonico, vedere quanto sottile sia il legno di abete che rimane in fondo al canale. Se si mette il piano armonico controluce si può vedere chiaramente il canale del filetto quasi in trasparenza. Dà una sensazione di fragilità e debolezza, eppure viene fatto con lo scopo di irrobustire! Non è affascinate questo concetto di rendere più debole per poi rendere più resistente? Sembra quasi un concetto filosofico! Lo stesso discorso si può estendere anche per il fondo dello strumento, sebbene in questo caso, data la maggiore densità e resistenza del legno (acero tipicamente) il problema sia meno evidente.

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Filetto appena incollato nel canale.

Un’ulteriore riflessione sul filetto. È costituito da striscioline di legno, quella centrale chiara, bianca (o rosata in caso si usi legno di pero) e due striscioline laterali di un legno tinto di nero. Oggi i filetti sono commercialmente disponibili con varie combinazioni di legni e spessori di parte centrale e laterali nere. Esisto anche filetti in fibra anziché in legno, ma non li prendo in considerazione. Il filetto dà allo strumento un forte carattere, soprattutto nell’esecuzione delle punte, ma anche in relazione al suo spessore e allo spessore relativo di parti bianca e nere. Addirittura nella scuola liutaria bresciana era d’uso inserire due filetti ad una certa distanza uno dall’altro.

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Dettaglio di una punta.

Per quel che mi riguarda, delle strisce nere molto corpose di solito appesantiscono molto l’estetica dello strumento. Ovviamente dipende dai propri gusti. Però è uno di quei dettagli che si iniziano a considerare andando avanti in questa attività di liutaio. All’inizio si prende un filetto qualsiasi, ed il solo pensiero è quello di ottenere un canale “pulito” per l’inserimento dello stesso, con andamento regolare, senza sbavature e punte non combacianti perfettamente. Ma adesso per esempio mi rendo conto che i filetti che si trovano in commercio non mi soddisfano più esteticamente. Hanno le striscioline nere troppo marcate. A me piace un filetto sottile nel complesso, e con parti nere poco evidenti. L’unica strada in questi casi è di prepararsi i filetti per conto proprio. Non è un lavoro complesso, ma serve tempo e pazienza. Occorre preparare dei fogli di legno degli spessori adeguati e poi incollarli fra di loro in morsa, e poi ritagliare delle striscioline longitudinali di circa 2 mm di altezza. Il dispendio di tempo è compensato dall’avere dei filetti unici, che daranno allo strumento un carattere unico e strettamente personale. A ben vedere nella liuteria non esistono operazioni che costituiscono delle perdite di tempo, perché tutto alla fine si riflette sull’unicità del proprio lavoro, capace di distinguersi dalla massa.

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Sguscia e raccordo con le quinte e la sesta effettuata. Adesso si disegneranno le effe e si inizierà a scavare il piano armonico.