Leonardo da Vinci e la liuteria fiorentina

Leonardo da Vinci (15 aprile 1452 – 2 maggio 1519) non ha certo bisogno di presentazioni. È stato ingegnere, pittore, scienziato, rappresentante indiscusso del Rinascimento. Il suo grande ingegno e la sua enorme curiosità lo portarono ad occuparsi dei più disparati campi dell’arte, della scienza e della conoscenza in generale. Fra le varie cose si occupò anche di architettura e scultura, di ottica, di meccanica, di matematica, fu disegnatore eccezionale, progettista, inventore, anatomista ed anche musicista.

In realtà, se guardiamo bene all’opera di Leonardo, lo dovremmo considerare più come una grandissima mente che ha inventato un metodo “moderno” di approcciarsi alla Natura o alla scienza in senso generico. Un metodo basato sull’osservazione diretta dei fatti e sulla trascrizione minuziosa delle osservazioni sperimentali. Questo è prima di tutto Leonardo. Una mente curiosa, avida di conoscenza, che sperimenta e trascrive ciò che vede, liberando la mente da preconcetti e credenze. In un quest’ottica anticiperà il metodo scientifico moderno di Galileo Galilei. Si dice che Leonardo da Vinci fosse un grande inventore, ma a pensarci bene Leonardo ha immaginato di tutto, e non ha inventato “niente di specifico”. Certo bisogna considerare che è vissuto quasi cinque secoli or sono e le invenzioni di allora magari possono sembrare banali oggigiorno, ma quello che voglio dire è che non c’è un suo oggetto o una sua macchina in uso oggi, vale a dire una delle sue invenzioni o qualcosa che porti il suo nome, che sia universalmente riconosciuta come ideata da Leonardo. Famosi per l’opinione pubblica sono i disegni delle sue macchine da guerra, dei sommozzatori, di marchingegni con svariati ingranaggi dai molteplici scopi, delle ali per volare, e di molte altre macchine dalle funzioni più disparate, ma spesso rimangono come dei disegni frutto di una mente curiosa e creativa. A dire il vero molti dei sistemi da lui magistralmente disegnati già erano stati pensati o concepiti in epoche assai più remote. Sia chiaro, questo è un mio pensiero e non è certo un tentativo di sminuire l’opera geniale di Leonardo. Ma prima di tutto egli era un grande pittore, inarrivabile in quest’arte. Molti documenti storici a noi pervenuti riguardano sempre, ad esempio le ricevute per commissioni di opere pittoriche, ma mai per la realizzazione di qualche sua “invenzione”, che non avesse una funzione specifica se non di mero divertimento o semplice curiosità. E tuttavia, come i più grandi geni, amava occuparsi di tutto perché non riusciva a trattenere la curiosità e la sete di conoscenza che animava la sua mente.

Singolare è la descrizione di Leonardo da Vinci data dal Vasari (1511-1574) nelle sue “Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori”. Vasari lo ritrae come appunto come un uomo pieno di desiderio di conoscenza, ma dice anche che era “vario et instabile”, ovvero uno che iniziava tante cose e non ne portava a termine nessuna. Si legge testualmente dal Vasari: “La forza in lui fu molta e congiunta con la destrezza, l’animo e ‘l valore, sempre regio e magnanimo. E la fama del suo nome tanto s’allargò, che non solo nel suo tempo fu tenuto in pregio, ma pervenne ancora molto più ne’ posteri dopo la morte sua. Veramente mirabile e celeste fu Lionardo, figliuolo di ser Piero da Vinci, e nella erudizione e principii delle lettere arebbe fatto profitto grande, se egli non fusse stato tanto vario et instabile. Perciò che egli si mise a imparare molte cose e, cominciate, poi l’abbandonava. Ecco nell’abbaco egli in pochi mesi ch’e’ v’attese, fece tanto acquisto, che movendo di continuo dubbi e difficultà al maestro che gl’insegnava, bene spesso lo confondeva. Dette alquanto d’opera alla musica, ma tosto si risolvè a imparare a sonare la lira, come quello che da la natura aveva spirito elevatissimo e pieno di leggiadria; onde sopra quella cantò divinamente all’improvviso.

Ma ecco appunto la ragione per cui ho introdotto Leonardo da Vinci: il suo interesse per la musica. Si ha conferma dal Vasari che Leonardo si dedicò non solo all’esecuzione della musica, essendo un suonatore di lira, ma anche alla costruzione di strumenti musicali. Più avanti narra, infatti, il Vasari: «Avvenne che morto Giovan Galeazzo duca di Milano e creato Lodovico Sforza nel grado medesimo l’anno 1494, fu condotto a Milano con gran riputazione Lionardo al Duca, il quale molto si dilettava del suono de la lira, perchè sonasse: e Lionardo portò quello strumento, ch’egli aveva di sua mano fabricato d’argento gran parte in forma d’un teschio di cavallo, cosa bizzarra e nuova, acciò chè l’armonia fosse con maggior tuba e più sonora di voce, laonde superò tutti i musici, che quivi erano concorsi a sonare. Oltra ciò fu il migliore dicitore di rime a l’improviso del tempo suo. Sentendo il Duca i ragionamenti tanto mirabili di Lionardo, talmente s’innamorò de le sue virtù, che era cosa incredibile.». A conferma di queste descrizioni e del grande interesse di Leonardo per la musica, nei suoi quaderni e nelle sue cartelle, sono stati ritrovati anche disegni e progetti riguardanti lo studio di strumenti musicali (vedi foto sotto).

Nel 1482 Leonardo da Vinci lascia Firenze alla volta di Milano. L’Anonimo Gaddiano riporta che è Lorenzo il Magnifico a mandare Leonardo a Milano, con l’incarico di portare al duca Ludovico il Moro una lira che Leonardo riesce a suonare in modo meraviglioso. Secondo il Vasari, Leonardo aveva ideato questo strumento musicale, una lira appunto, in argento e in forma di teschio di cavallo, dal suono molto armonico e particolare, nuovo per l’epoca (“…l’armonia fosse con maggior tuba e più sonora di voce…”). In realtà di questo strumento musicale non esiste traccia o altra informazione se non in queste poche righe del Vasari. Anche la descrizione è in realtà piuttosto vaga, si parla di argento, ma non si capisce se fosse stata realizzata in foglia di metallo o se decorata in argento. Si parla di forma a teschio di cavallo, ma non si sa bene quale in realtà fosse la sua forma precisa. Molti studiosi, ed anche liutai che si sono cimentati nella ricostruzione immaginaria di questo strumento di Leonardo, hanno passato al setaccio tutti suoi schizzi, appunti, disegni, alla ricerca di qualche riferimento a questo strumento, ma senza mai ricavarne informazioni certe a riguardo. Esistono diversi disegni di Leonardo che contengono abbozzi di strumenti musicali, ma sembrano più il frutto della sua curiosità nel creare delle macchine capaci produrre dei suoni, piuttosto che i progetti di un liutaio. Insomma Leonardo non era un sicuramente un liutaio. Si interessava anche di liuteria, come si interessava di molte altre discipline. Si conosce il disegno del carro tamburo, che suona un ritmo ben preciso mentre viaggia, si conoscono disegni di carillon, ma sfortunatamente della lira a forma di teschio di cavallo non c’è traccia in alcun inventario o disegno. Sempre secondo l’Anonimo Gaddiano sembra che Leonardo fosse il solo in grado di “sonare tale istrumento”. Altri progetti di Leonardo sono quelli della Viola Organista (foglio 586r del Codice Atlantico) o la clavi-viola il cui progetto, mai realizzato, è descritto nel foglio 93r del Codice Atlantico. Quindi sicuramente i progetti di Leonardo dedicati alla musica sono numerosi, ma spesso rimasti soltanto come bozze nei sui disegni. In realtà secondo molti la pagina del codice Ashburnham, 2037 dovrebbe contenere il disegno della lira a forma di teschio di cavallo. In realtà mostra una testa con le corna (non certo di cavallo!) in cui sembrano essere presenti delle corde nella parte interna, legate da una parte ai canini ben evidenti, dall’altra forse a dei bischeri, ma non si capisce bene.

LiraTeschioLeonardo

Quindi credo che intorno a questa lira a forma di teschio di cavallo si sia creata una grande sorta di pubblicità dell’epoca necessaria per presentare Leonardo alla corte del Moro. Come dire, un gran chiacchiericcio che abbia contribuito a far sì che venissero alterate le reali notizie. C’è un altro schizzo di Leonardo che ritrae un uomo mentre sembra tendere un arco. In realtà sembrano anche esserci delle zone cancellate che mostrano una sorta di strumento musicale ad arco, una sorta di lira da braccio, ma anche qui secondo me ci vuole un po’ di immaginazione. E la vista, unita alla convinzione di voler vedere qualcosa che abbiamo in mente, si sa che può fare brutti scherzi.

Del resto è anche vero che Leonardo si fosse occupato dello studio dell’anatomia del cavallo in modo approfondito. Questo è ben documentato. Nel 1488, quindi dopo l’episodio della lira sopra descritto, fu chiesto a Leonardo di occuparsi della realizzazione di un monumento equestre in bronzo dedicato al padre di Ludovico il Moro. Pietro Alamanni chiede a Lorenzo il Magnifico, nel 1489, l’invio di collaboratori fonditori di bronzo fiorentini, perché ritiene che Leonardo da Vinci da solo non sia capace di condurre l’opera: «un maestro o due apti a tale opera et benché gli abbi commesso questa cosa in Leonardo da Vinci, non mi pare molto la sappia condurre». Leonardo passò così molto tempo a studiare l’anatomia dei cavalli e molti sono i suoi disegni che li ritraggono in diverse pose e movimenti.

La cosa che sembra veramente strana è che uno strumento così importante, con cui Leonardo vinse la gara alla corte di Ludovico il Moro, di cui parla il Vasari, non abbia lasciato alcuna traccia di sé negli inventari delle famiglie nobili. Inoltre, se avesse davvero rappresentato una grandissima innovazione in campo liutario, forse la voce si sarebbe sparsa, magari sarebbe stata sfruttata da altri liutai e si sarebbe consolidata come nuova concezione di strumento musicale. Un’innovazione a mio avviso è tale quando diventa universalmente riconosciuta ed utilizzata. Ma ripeto, sono solo considerazioni personali, senza nulla togliere al genio di Leonardo.

 

Questa dissertazione sul tema del rapporto fra Leonardo da Vinci e la liuteria, ci permette di ampliare la trattazione e di fare anche un passo a ritroso nella storia della liuteria in Toscana, in particolare a Firenze. La liuteria era ben nota e praticata assai prima di Leonardo. Basta pensare al personaggio di Belacqua, identificato in Duccio di Bonavia, liutaio ben noto intorno al 1300 per la sua indolenza, a tal punto che Dante Alighieri lo mette nel canto IV del Purgatorio fra i negligenti (che tardarono a pentirsi per pigrizia).

Li atti suoi pigri e le corte parole

mosser le labbra mie un poco a riso;

poi cominciai: “Belacqua, a me non dole

di te omai; ma dimmi: perché assiso

quiritto se’ ? attendi tu iscorta,

o pur lo modo usato t’ ha’ ripriso?”.

Ed elli: “O frate, andar in sù che porta?

ché non mi lascerebbe ire a’ martìri

l’angel di Dio che siede in su la porta.

Sempre a Firenze si riporta in alcuni documenti di un certo Landino costruttore di strumenti di strumenti musicali operante in città già nel 1370. Poi è ben noto che intorno al 1500 il Padre di Benvenuto Cellini, Giovanni, costruiva in città strumenti musicali di ogni tipo. Era anche un suonatore di strumenti musicali e si cimentava nella costruzione di viole, arpe e liuti, che il ben più noto figlio descrive come «bellissime et eccellentissime», nonché di «maravigliosi» organi e clavicembali ricordati sempre da Benvenuto come «i migliori e più belli che allora si vedessino».

Il padre di Galileo Galilei (1564-1642), Vincenzo Galilei (1520-1591) fu un eccellente liutista; fece parte della Camerata del conte Giovanni Bardi, un gruppo di poeti, musicisti e intellettuali guidati dal conte stesso, da cui nacque il Melodramma.

Nel 1600 poi la vita liutaria di Firenze si andò animando grazie all’immigrazione di molti liutai della regione del Tirolo che erano legati agli insegnamenti e alla tradizione del grande liutaio Jacobus Stainer. Occorre anche ricordare che il pianoforte (o fortepiano come lo si chiamava all’epoca) fu inventato da un altro importante liutaio, Bartolomei Cristofori (Padova 1655 – Firenze 1732), nello stesso periodo di tempo. Lo stesso Cristofori era Conservatore della Collezione Medicea che già conteneva il quintetto di Antonio Stradivari del 1690. Importanti liutai fiorentini del 1700 furono ancora Lorenzo e Tommaso Carcassi (1750- 1780 ca.), Giovan Battista Gabrielli (1716 – 1771), Bartolomeo Bimbi (fl. 1750 – 1781). A cavallo fra 700 e 800 citiamo Aloisio e Luigi Piattelini, Bartolomeo Castellani che fu maestro di Giuseppe Scarampella (1838 – 1902), liutaio del Conservatorio Cherubini di Firenze insieme a Luigi Castellani. Andando ancora avanti con gli anni si hanno nomi importanti quali Valentino De Zorzi (1837 – 1916), Fernando Ferroni e così via.

La cosa interessante della liuteria Toscana è che rimase sempre viva e attiva nel corso dei secoli. A differenza della liuteria Cremonese che dopo la morte degli ultimi grandi maestri fra cui Stradivari, Guarneri, Bergonzi, invece, iniziò nella seconda metà del 1700 un lento declino che quasi la portò a scomparire dalla città. Sicuramente da allora Cremona perse il primato indiscusso che aveva fino allora avuto per aver definito i canoni della liuteria come noi la conosciamo. La liuteria tornerà in auge a Cremona solo nel ventennio fascista su iniziativa del gerarca Farinacci, per riportare a Cremona i lustri del passato.

Non voglio fare la storia della liuteria Fiorentina, concludo qua questo articolo ritornando brevemente alla lira a forma di teschio di cavallo di Leonardo da Vinci per ripetere che molti liutai si sono cimentati nell’interpretazione personale di questo strumenti di mano leonardesca. Vi lascio alcuni link sotto dove potete vedere una meravigliosa riproduzione di questo strumento. Ma ricordate che si può solo parlare di interpretazioni personali dello strumento concepito e realizzato dal grande genio fiorentino del Rinascimento. Rimane sempre il dubbio di quella che fosse la vera forma di questo strumento, e del suo suono che tanto piacque a il Moro.

Su Leonardo da Vinci

L’interpretazione del M° liutaio Fabio Chiari:

Altri link: