Il Quintetto Mediceo

Nel 1690 il nobiluomo cremonese Bartolomeo Ariberti incaricò Antonio Stradivari della costruzione di un quintetto (due violini, due viole e un violoncello) per farne dono al figlio del granduca Cosimo III dei Medici, il Principe Ferdinando, che aveva una grande passione per la musica. Questo quintetto è noto come il “Quintetto Mediceo”. Ben due strumenti di questo quintetto di inestimabile valore sono oggi conservati alla Galleria dell’Accademia di Firenze. Si tratta della viola tenore, ben conosciuta per il suo stato di conservazione quasi perfetto, senza grandi interventi di restauro nella sua storia, e del violoncello. La viola contralto, di dimensioni più piccole di quella tenore si trova invece alla Library of Congress di Washington, mentre uno dei due violini, noto come il “Toscano” è conservato all’Accademia di Santa Cecilia a Roma. Sfortunatamente l’altro violino è andato disperso.

In realtà Stradivari aveva realizzato per Ferdinando de’ Medici soltanto i due violini ed il violoncello. Tuttavia il grande apprezzamento ricevuto dalla corte dei nobili, aveva fatto sì che a Stradivari venisse chiesto -con una lettera del 1690 del marchese Ariberti- di costruire anche le due viole in modo da completare il quintetto. Nella lettera ad Antonio Stradivari si legge: “Ho fatto pochi giorni sono il presente dei due Violino, e violoncello al Signore Principe di Toscana, ed assicuro V.S. che gli ha agraditi a un segno che non avrei per mia consolazione saputo augurarmi maggiore” e poi ancora: “devo pregarla cominciar subito due viole cioè il Tenore, e contralto che mancano per compimento del concerto intiero”.

La forma interna utilizzata dal Maestro per la costruzione della viola tenore, recante le lettere T.V. (Tenore Viola), ed i modelli per il taglio degli zocchetti, sono conservati al Museo del Violino di Cremona. Insieme al disegno per il piazzamento delle ff e ai modelli per le altre parti dello strumento, conservati sempre al Museo del Violino, costituiscono il corredo con il quale il maestro realizzò il famigerato strumento. Questi e molti altri cimeli Stradivariani facevano parte della collezione dei marchesi Dalla Valle successivamente acquistata nel 1920 e poi donata al Comune di Cremona nel 1930 dal M° liutaio Giuseppe Fiorini.

Abbiamo detto che la viola tenore è l’unico suo strumento conservato fino ad oggi in condizioni pressoché originali, motivo per il quale riveste una grandissima importanza storica.

Interessante notare che in un certo periodo storico, gli strumenti di questo quintetto iniziarono a separarsi e li ritroviamo saltuariamente negli inventari delle più importanti collezioni delle nobili famiglie. L’intero quintetto, infatti, è descritto in un inventario degli strumenti granducali nel 1700. Poi i cinque strumenti compaiono anche nell’inventario del 1716 e vi rimangono per tutta la prima metà del Settecento. Dalla seconda metà del settecento inizia la separazione. Nel 1762 le due viole sono affidate al marchese Eugenio de Ligniville, e nel 1776 è documentata la restituzione della sola viola tenore. Tra il 1777 e il 1786 continuerà a comparire soltanto questa negli inventari. Poi a partire dalla prima metà del 1800 iniziano i primi interventi di restauro. Tra il 1823 e il 1829 la viola tenore venne sottoposta ad alcuni lavori di restauro (pulizia, riparazione danni da tarli), commissionati ad Arcangelo Bimbi. Lo strumento compare ancora negli inventari del 1829 e venne sottoposto, a metà ‘800, ad altri lavori di manutenzione.

Nel 1861 la viola tenore è valutata mille lire e il 31 luglio 1863 viene consegnata al segretario del Regio Istituto Musicale Luigi Cherubini di Firenze. Lo strumento era stato di nuovo attaccato dai tarli e fu necessario riparare la parte inferiore del piano da essi danneggiata, e di effettuare altri piccoli lavori di restauro, che vennero eseguiti nel 1869 dal liutaio Giuseppe Scarampella.

La viola tenore è piuttosto grande, con 47,8 cm di lunghezza di cassa, che la rende molto scomoda da suonare, e questo spiega il suo ottimo stato di conservazione, con particolare riguardo anche alla bellissima vernice dello strumento. Ovviamente è pur sempre uno strumento di più di 300 anni ed in un periodo di tempo così lungo il legno ha subito naturalmente molti processi ossidativi che ne hanno alterato profondamente struttura e colore. Il fondo è in due pezzi in acero fortemente marezzato. La tavola armonica presenta una zona centrale più chiara simmetrica dovuta al diverso colore del fusto del legno. Molto interessante è la montatura dello strumento, quasi del tutto originale. In particolare La tastiera è costituita da un cuneo di acero, rivestita in legno scuro e con decorazioni in avorio ed ebano. Ha inoltre una decorazione centrale di madreperla che raffigura lo stemma dei Medici sorretto da due amorini, con ovvio riferimento alla nobile famiglia a cui lo strumento era indirizzato. Sono presenti delle decorazioni in madreperla anche sulla cordiera.

Al di là di tutte queste informazioni tecniche che potete trovare sui libri di riferimento e su vari siti internet (in particolare consiglio il libro “La Musica e i suoi Strumenti, La collezione Granducale del Conservatorio Cherubini, Giunti Editore, Firenze Musei”), volevo solo aggiungere le mie impressioni su questo strumento. Di recente sono andato in visita alla Galleria dell’Accademia per ammirare dal vivo la viola tenore ed il violoncello del quintetto mediceo. E posso dire che dal vivo sono veramente meravigliosi. Il violoncello ha subito molte più trasformazioni nel corso dei secoli e non ha più la montatura originale. Ma la viola sembra davvero uscita ieri dalla bottega di Stradivari (ma non dimenticate l’invecchiamento naturale di 300 anni! 😊). Essa trasmette un senso di maestosità, di eleganza, di spiccato carattere espressivo. È armonica nelle forme, richiama continuamente la vista senza appesantirla da nessuna delle prospettive da cui la si osservi. La lavorazione è ineccepibile in tutti i dettagli, poi le dimensioni importanti la rendono ancora più straordinaria e regale. Nel 1911 Leto Bargagna, segretario del Regio Istituto Musicale Luigi Cherubini, disse di questo strumento:

«È uno strumento stupendo, uno dei lavori più perfetti fatti da Stradivari; riempie di meraviglia tutti gli appassionati di liuteria. Io penso che non vedremo mai niente di più splendido. Anche la sua forma esagerata conferisce allo strumento una speciale maestà ed un carattere straordinario. La vernice giallo-oro splende e scintilla con luci che sembrano scaturire da un essere vivente. Tutto il lavoro è perfetto, il disegno superbo, le proporzioni di ogni singola parte sono armoniosamente combinate.» (Leto Bargagna)

Concludo dicendo che di questo quintetto sono state fatte numerose copie. Forse una delle più belle è quella realizzata dal Maestro Liutaio Carlo Vettori. Consiglio la lettura del suo libro “I quartetti della Liuteria Italiana”, dove troverete delle bellissime foto anche della sua riproduzione del quintetto Mediceo.

http://www.arteliutaria.com/quartettiquintetti.shtml

Fonti e link utili:

– La Musica e i suoi Strumenti, La collezione Granducale del Conservatorio Cherubini, Giunti Editore, Firenze Musei

– Carlo Vettori, I quartetti della liuteria italiana, Arte Liutaria, Firenze 2006

Galleria Accademia Firenze

Wikipedia

Museo Violino Cremona