Giovanni Battista Ceruti (1756-1817)

Giovanni Battista Ceruti è stato un importante liutaio Cremonese, che ha lavorato in un periodo a cavallo fra XVIII e XIX secolo, avendo come base la grande traduzione liutaria cremonese del XVIII secolo.

Nato una generazione dopo i grandi nomi di Stradivari e Guarneri, Giovanni Battista Ceruti fu allievo, insieme a Giovanni Rota, di Lorenzo Storioni (Lorenzo Storioni (1744-1816)). Egli era nato al di fuori della città Cremona ed iniziò ad occuparsi di liuteria solo all’età di quarant’anni. Si ritiene che possa essersi avvicinato alla liuteria da autodidatta, e che questo avvicinamento sia legato ai contatti con alcuni colleghi nel commercio tessile, ovvero i fratelli Bergonzi Nicola e Carlo II, nipoti di Michelangelo Bergonzi che aveva continuato l’attività di liutaio del padre, il più famoso Carlo Bergonzi (Carlo Bergonzi (Cremona 1683-1747))

La famiglia Ceruti continuò l’attività di liutai con il figlio di Giovanni Battista, Giuseppe, e con il nipote Enrico. La morte di Enrico Ceruti nel 1883 segnò la fine di questa dinastia di liutai. In un certo senso quindi i Ceruti ebbero il grande merito di essere dei continuatori della tradizione cremonese durante il declino del XIX secolo. Basta pensare che Enrico Ceruti fu maestro di Gaetano Antoniazzi, nella cui bottega con i figli Romeo e Riccardo poi si formò Leandro Bisiach (La famiglia Bisiach). Giovanni Battista Ceruti morì nel 1817 probabilmente a causa di una epidemia di tifo.

Nel lavoro di Giovanni Battista Ceruti, come in quello di altri liutai dello stesso periodo, si denota spesso una qualità del legno non particolarmente elevata. Questo deve essere una diretta conseguenza della difficoltà dell’approvvigionamento delle materie prime e materiali per i liutai in un Italia, fra fine XVIII secolo e prima metà del XIX secolo, continuamente segnata da guerre per il dominio Francese ed Austriaco e da continue riforme socio-economiche. Una delle riforme che più pesantemente gravò sulla vita economica delle piccole botteghe artigianali di liuteria, fu quella che portò negli anni 70 del 1700 all’abolizione delle corporazioni medievali, e successivamente alla soppressione dei padri gesuiti, spesso protettori di molte famiglie di liutai. In questo senso quindi la chiesa e la nobiltà, che avevano da sempre animato e permesso la sopravvivenza dei liutai, venendo da loro proprio molte commissioni di strumenti, si videro togliere potere e denari. Il periodo quindi non era dei migliori per i poveri artigiani.  Ma nonostante questa scelta del legno non sempre dei migliori, gli strumenti di Ceruti, Storioni e Rota sono sempre piuttosto ricercati dai musicisti perché le loro potenzialità sonore sono ottime.