Domenico Montagnana (1686-1750)

Il nome di Montagnana è associato spesso ai suoi violoncelli dalle superbe qualità sonore, ricercatissimi dai grandi virtuosi di questo strumento.

Egli nacque a Lendinara nel 1686, e secondo alcuni liutologi, trasferitosi a Venezia nel 1699, divenne allievo del famoso liutaio veneziano Matteo Gofriller. In realtà non tutti sono concordi nel ritenere Montagnana allievo diretto di Gofriller. Secondo altri avrebbe appreso l’arte liutaria da Matteo Sellas (1681-1731). In ogni caso, i documenti storici indicano Montagnana a Venezia a partire dal 1715, dove compare iscritto alla corporazione dei marzeri e avente una bottega nella via dei liutai in Venezia, ovvero via degli Stagneri, alla “insegna di Cremona”. È probabile che Montagnana abbia passato un periodo a Cremona per estendere la conoscenza liutaria relativamente alla produzione di strumenti ad arco. Dal Maestro Sellas, specializzato in liuti, potrebbe quindi aver appreso la costruzione di strumenti a pizzico e poi a Cremona aver imparato anche gli strumenti ad arco. Non si conoscono strumenti ad arco di Montagnana antecedenti il 1720. Bisogna anche considerare che nel 1717 Pietro Guarneri, fratello di Giuseppe Guarneri del Gesù, si era trasferito da Cremona a Venezia, portando in questa città le sue conoscenze liutarie e lavorando proprio con Matteo Sellas. È quindi chiaro che ad un certo punto nella formazione di Montagnana si siano aggiunti degli influssi della tradizione cremonese.

Nel 1717 Domenico Montagnana sposò Cattarina Berti e la coppia ebbe sei figlie femmine. Il periodo produttivo più importante del Montagnana va dagli anni 30 agli anni 50 del 1700. La sua fama come liutaio crebbe in questi anni e trascorse una vita piuttosto agiata.

Alla morte del liutaio Angelo Sopran (1683-1734) Montagnana fu chiamato a redigere l’inventario della sua bottega e secondo alcuni documenti storici, vennero trovati molti violini tedeschi sia vecchi sia nuovi, suggerendo che a Venezia si importassero violini tedeschi non ancora finiti, che poi venivano messi a punto nelle botteghe dei maestri veneziani. Del resto il mercato veneziano doveva essere importante e la richiesta molto elevata. Antonio Vivaldi (1678-1741) era attivo proprio in quegli anni.

Domenico Montagnana morì nel 1750. La quarta figlia, Antonia Anna, sposò nel 1751 il liutaio Giorgio Serafin, che lavorava sempre in via degli Stagneri. Secondo i documenti storici, le figlie del Montagnana e Serafin firmano un contratto per la continuazione della bottega del padre, continuando a mantenere l’intestazione della bottega come “Domenico Montagnana”. Questo spiega anche perché molte fatture anche diversi anni dopo la morte del maestro Montagnana continuassero ad essere firmate con il suo nome.

Abbiamo detto che gli strumenti del Montagnana sono particolarmente ricercati per il loro suono, in particolare i violoncelli. Egli non cercò mai la perfezione estetica, anche se i suoi strumenti hanno una fortissima impronta espressiva. I primi violini seguirono un modello Stainer, più piccoli di demsnioni e con bombatura molto alta. Dopo il 1730 invece probabilmente sotto l’influsso della tradizione di cremonese di cui abbiamo parlato, i suoi strumenti diventano più grandi e con bombatura più bassa. Le viole non sono molto comuni, se ne conoscono due attribuite con certezza a Montagnana. Ma i violoncelli hanno tutt’altra fama. Sono spesso posti alla pari di quelli di Stradivari, e anzi spesso gli sono preferiti in termini di resa sonora. I violoncelli di Montagnana sono piuttosto contenuti come altezza e sviluppati in larghezza. La sonorità è molto ricercata dai grandi solisti e il fatto che questi strumenti fossero stati prodotti proprio a Venezia, dove come abbiamo detto il fermento musicale era al massimo in quegli anni, non è forse un caso. La richiesta dei musicisti andava cambiando, con la necessità di avere strumenti dal suono sempre più agile, virtuosistico e potente. Oggi si contano circa una ventina di violoncelli, che raggiungono quotazioni da record alle più importanti aste internazionali.