Simone Fernando Sacconi (1895-1973)

Simone Fernando Sacconi è stato uno dei più grandi liutai del XX secolo. Fu il più grande esperto e conoscitore di Antonio Stradivari, a cui dedicò lo studio di una vita, ed il suo contributo alla rinascita del metodo stradivariano nel mondo della liuteria fu fondamentale. Nato e cresciuto in Italia, si trasferì negli Stati Uniti, dove lavorò per moltissimo tempo nella società Wurlitzer di New York, occupandosi sempre di strumenti antichi e prestigiosi.

Simone Fernando Sacconi nacque a Roma nel 1985. Il padre Gasparo Sacconi era appassionato di musica e suonava il violino, anche se era sarto di professione. La madre, invece, era casalinga ed aiutava il marito nella sua professione. Poco dopo la nascita di Simone Fernando la famiglia si trasferì a Montecarlo, dove aprirono un atelier di alta moda e nel 1903 tornarono poi a Roma per un’eredità del fratello della madre.

Simone Fernando fin da piccolo si interessò all’arte liutaria e già all’età di nove anni, fino a 16 anni, lavorò come garzone di bottega e apprendista presso il liutaio veneto, ma attivo a Roma, Giuseppe Rossi, che aveva lavorato a Venezia con Eugenio Degani e che era considerato uno dei più importanti liutai romani.

Nei primi anni in bottega si occupava dei lavori più umili, come spazzare i trucioli, accompagnare a scuola le figlie del maestro, e rimettere in ordine gli attrezzi. Pian piano però dimostrava di avere sempre più una forte predisposizione artistico-manuale per la liuteria. Iniziò ad effettuare anche piccole riparazioni e poi dopo i 14 anni iniziò a realizzare anche i suoi primi strumenti ad arco. Realizzò ad esempio una copia dello Stradivari Berthier del violinista ungherese Franz Von Vecsey che lo aveva portato al maestro Rossi per un restauro. Fu il primo di una lunghissima serie di contatti con gli strumenti del grande maestro cremonese Stradivari.

Già a 16 anni aveva realizzato il suo primo violoncello, che riuscì a vendere al fratello di colei che poi sarebbe divenuta sua moglie. Risale a questo periodo anche un suo viaggio a Parigi dal maestro liutaio Bianchi. Questi apprezzò molto il lavoro del giovanissimo Sacconi e gli acquistò la copia del Berthier e di un altro violino. Nel frattempo, di ritorno a Roma, continuò a lavorare con il maestro Rossi, acquisendo sempre più conoscenza e fama.

Erano giunti gli anni della prima guerra mondiale e Sacconi dopo il servizio militare a Palermo, partecipò alla guerra dove fu anche ferito, seppur non gravemente. Rientrato a Roma dopo questa parentesi militare, frequentò il liutaio Giuseppe Fiorini, facendosi apprezzare sempre più nel mondo della liuteria e dei musicisti e costruendo copie di prestigiosi strumenti, come la viola Paganini di Stradivari del 1731 e il violoncello Piatti sempre di Stradivari del 1720. In particolare, il periodo che Sacconi passò a Palermo non fu meno importante per la sua formazione di liutaio. Infatti fu proprio a Palermo che conobbe il maestro liutaio Sgarbi, ed insieme a Sgarbi ebbe modo di studiare approfonditamente non solo la costruzione degli strumenti ma anche la composizione della vernice e le tecniche di invecchiamento del legno.

Il periodo poi con Giuseppe Fiorini fu oltremodo importante per la sua crescita. Fiorini aveva acquistato i cimeli Stradivariani nel 1920 dalla marchesa Paola della Valle, erede del Conte Cozio di Salabue. Insieme a Sacconi i cimeli furono studiati attentamente, ed i due liutai ebbero un ruolo fondamentale nel riportare in tutta Europa il metodo Stradivariano della forma Interna, che era stato praticamente soppiantato dalla forma esterna o Francese.

Nel 1925, a 30 anni, sposò la cantante Teresita Pacini, nipote del grande tenore, da cui ebbe un figlio, Gasparo come il padre. Fu proprio anche grazie alla moglie, che proveniva da una famiglia di musicisti, che ebbe modo di guadagnare sempre più rispetto fra i maggiori violinisti e violoncellisti del 1900. Intrattenne rapporti anche con grandissimi compositori, del calibro di Richard Strauss, Claude Debussy, Ottorino Respighi, Pietro Mascagni, solo per citarne alcuni.

Nel frattempo la fama di Sacconi era cresciuta molto ed egli iniziò a ricevere proposte da commercianti negli Stati Uniti. In particolare i primi contatti furono con il commerciante Emil Herrmann. Sacconi convinse sua moglie a trasferirsi in America e dopo essere riuscito ad ottenere un visto, nel 1931 insieme al suo allievo Dario D’Attili, si trasferì negli Stati Uniti. In America iniziò a lavorare per la società di Rembert Wurlitzer, che aveva aperto un atelier a New York sulla 42esima strada. Presso la casa Wurlitzer Sacconi trovò la consacrazione definitiva a maggiore liutaio ed esperto conoscitore dell’opera di Stradivari. Ebbe infatti modo di lavorare, aprire, restaurare, più di 150 strumenti di Stradivari, cosa praticamente unica nella storia di grandi maestri liutai. Non solo Stradivari ovviamente, anche Guarneri del Gesù e moltissimi altri strumenti antichi della vecchia scuola cremonese.

Intanto in Italia il gerarca fascista Farinacci stava cercando di riportare il fulcro della liuteria a Cremona. Giuseppe Fiorini aveva donato i cimeli al comune di Cremona con la richiesta che venissero esposti in un museo e che venisse aperta una scuola di liuteria. Farinacci invitò Sacconi a Cremona nel 1937 in occasione del Bicentenario della morte di Stradivari, per l’organizzazione della manifestazione, e nel 1938 gli propose la cattedra di costruzioni di strumenti ad arco alla scuola di liuteria appena nata. Ma Sacconi rifiutò e rimase in America.

Nel periodo che seguì la fine della seconda guerra mondiale, Sacconi tornò in Italia svariate volte, nel 1955, nel 1958, nel 1962, tenendo conferenze e lezioni alla scuola di liuteria. In Italia aveva numerosi amici, che non mancava di visitare durante i suoi viaggi. I più importanti erano l’avvocato Ugo Gualazzini, presidente del consiglio d’amministrazione della scuola di liuteria, il maestro Francesco Bissolotti, il Professor Puerari dell’ente provinciale del turismo.

Fu proprio forse durante questi contatti con gli amici Italiani, che Sacconi fu spronato e convinto a scrivere un testo di riferimento su Stradivari e a catalogare i cimeli stradivariani. Fu l’origine di quello che sarebbe stato il libro più importante di sempre su Stradivari e forse sulla liuteria in generale: I Segreti di Stradivari, pubblicato perla prima volta nel 1972, ma che Sacconi non riuscì purtroppo a vedere pubblicato perché morì poco prima nella sua casa Americana di Point Lookout. Si deve a Sacconi il ritorno a Cremona del violino il cremonese del 1715 di Antonio Stradivari, e di altri violini antichi. Donò anche una copia dell’Hellier, uno dei pochi strumenti intarsiati di Stradivari. Per questi importanti meriti, ottenne la cittadinanza onoraria a Cremona.

Gli ultimi anni della sua vita non furono facili. Dovette allontanarsi progressivamente dal lavoro a causa di problemi di salute, soprattutto alla vista. Ma rimase sempre un punto di riferimento, ricercato da collezionisti, musicisti, proprietari di strumenti antichi. Si spense nel 1973.

Abbiamo detto che l’opera che riunisce tutta la sapienza acquisita da Sacconi sullo studio del grande maestro Cremonese Stradivari. Il libro I segreti di Stradivari è un’opera fondamentale, tradotta in moltissime lingue, punto di partenza immancabile per chiunque si voglia avvicinare alla liuteria. La particolarità di questo libro è che descrive con dovizia di particolari il metodo costruttivo di Stradivari con la forma interna, e dedica un capito importante anche alla formulazione delle antiche vernici. Alcuni aspetti del libro furono contestati, soprattutto quello sulla verniciatura. Ma il vero valore di quest’opera è proprio nell’accuratezza delle informazioni, nella grandissima quantità di foto e disegni con le misure di riferimento per la costruzione dei vari strumenti ad arco, e tutto ripreso dall’osservazione diretta degli strumenti di Stradivari che Sacconi aveva visto passare sotto le sue mani nel corso della sua gloriosa vita di liutaio. Fu forse il primo libro completo di misure, foto e disegni originali, nel campo della liuteria.

Nessuno poteva rivaleggiare con Sacconi in termini di conoscenza di strumenti antichi. In Sacconi questa conoscenza ai massimi livelli si univa anche ad un’enorme abilità manuale nella lavorazione e nel restauro, apprese fin da quando era poco più che un ragazzetto. La sua opera è e rimane un punto di riferimento della letteratura liutaria. Un testo immancabile nella bottega di ogni liutaio che si rispetti.