Lorenzo Storioni (1744-1816)

Proseguendo nella storia dei liutai Cremonesi del XVIII secolo, oggi descriviamo brevemente la figura di Lorenzo Storioni. Egli è considerato uno degli ultimi dei liutai del periodo classico Cremonese.

Nato una generazione dopo Stradivari (Antonio Stradivari (1644-1737)) e Guarneri (Giuseppe Bartolomeo Guarneri detto del Gesù), insieme a Giovanni Rota (1767-circa 1829) e Giovanni Battista Ceruti (1756–1817), mantenne in parte la tradizione liutaria di Cremona fino all’inizio del XIX secolo.

Si pensa che Storioni abbia ricevuto i primi insegnamenti di liuteria da Francesco II e Carlo Rugeri (cognome riportato anche come Rugier, Ruggeri, Ruggerius, Ruggieri), figli di Vincenzo (1663-1719) e nipoti di Francesco Rugeri (1630-1698). Egli inoltre conosceva Paolo Stradivari, il figlio di Antonio Stradivari. Paolo aveva venduto gran parte del contenuto della bottega paterna al Conte Cozio di Salabue nel 1776 e nei documenti della trattativa, Paolo cita Lorenzo Storioni come liutaio attivo all’epoca.

Alla morte di Carlo Bergonzi nel 1747 (Carlo Bergonzi (Cremona 1683-1747)) si creò una lacuna nella tradizione liutaria classica cremonese e fu solo circa 20 anni dopo con Storioni che Cremona recuperò in parte l’eccellenza della sua attività produttiva di strumenti ad arco. Egli realizzò ottimi violini e viole, ma i violoncelli sono piuttosto rari. Realizzò anche ottimi contrabbassi. Mstislav Rostropovich ad esempio suonò un violoncello di Lorenzo Storioni ed a suo dire lo preferiva in certe circostanze al violoncello di Stradivari. Non si conoscono molti altri violoncelli di Storioni.

Nei suoi primi lavori si denota una forte imitazione dello stile classico da Amati a Guarneri del Gesù. All’inizio degli anni 80 del 1700 prese come apprendista Giovanni Rota, ed il suo stile divenne sempre più originale, con un forte miglioramento anche delle proprietà sonore.

L’attività di Lorenzo Storioni fu influenzata anche dai liutai di generazioni precedenti, quali Giovanni Battista Guadagnini (Giovanni Battista Guadagnini) e Tommaso Balestrieri, e la sua produzione fra il 1775 e il 1795 fu particolarmente ricca e di ottima qualità, nel rispetto dei canoni classici. Lorenzo Storioni utilizzò una vernice ad alcool. I suoi strumenti sono costruiti principalmente su modello di Giuseppe Guarneri del Gesù. In generale però non si limitò a copiare gli strumenti, ma mantenne sempre una forte individualità nei suoi lavori. Non mancano spunti creativi, infatti, alla sua produzione, quali la posizioni delle effe di risonanza, la scelta di legni locali come l’acero campestre.  La scelta del legno in particolare non fu sempre delle migliori, ma probabilmente questo era legato anche alle difficoltà dell’epoca. È comune infatti, a partire dal 1750, a causa delle numerose guerre che attraversano molte città Italiane, per il dominio di Francesi o Austriaci, che fosse divenuto molto difficile l’approvvigionamento delle materie prime per i liutai. A complicare la situazione socio economica già precaria, negli anni 70 del 1700, proprio nel periodo in cui Storioni era al massimo della sua produzione, le corporazioni medievali che avevano determinato la vita organizzativa delle botteghe artigiane come quelle dei liutai furono abolite dai conquistatori austriaci. Con la soppressione dei padri Gesuiti e molte altre riforme politiche religiose, la chiesa e la nobiltà, che in un certo senso erano stati fino ad allora i principali protettori delle botteghe dei liutai, persero potere e denari.

A partire dal 1790 l’attività di Storioni è in declino. Intorno al 1802 Lorenzo Storioni lasciò Cremona per motivi non chiari e viaggiò verso Venezia e Trieste, per poi farvi ritorno intorno al 1810 in condizioni di salute non buone. In questo periodo di assenza, G.B. Ceruti divenne il principale liutaio della città di Cremona. Sebbene si possa ipotizzare che Storioni avesse continuato a lavorare come liutaio per il resto della sua vita, in realtà non si conoscono suoi strumenti posteriori al 1804.

Egli morì nel 1816. Riportò per un breve periodo la liuteria a Cremona dopo la morte degli ultimi grandi Maestri della generazione precedente, e lasciò una grande eredità di strumenti dall’ottimo suono, che oggi raggiungono cifre ragguardevoli alle aste e sono molto ambiti da grandi musicisti.

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