La famiglia Bisiach

Oggi parleremo di una famiglia di liutai molto importanti, che seppe risollevare la liuteria Italiana durante il XX secolo, grazie sicuramente ad una grande dote artistico-artigianale, ma anche ad una spiccata capacità organizzativa e al forte senso pratico degli affari, che portarono la famiglia Bisiach a ‘scovare’ e poi a collaborare con molti altri abilissimi artigiani. Gli strumenti che uscirono dalla bottega dei Bisiach avevano un’ottima fattura, ma al tempo stesso anche delle ottime qualità sonore, in un periodo in cui la liuteria italiana era sempre più invasa da strumenti tedeschi, boemi e ungheresi, ben lontani dai lustri dell’antica liuteria cremonese del XVIII secolo.

Il capostipite della famiglia Bisiach fu Giuseppe Leandro (noto anche come Leandro senior per distinguerlo dal figlio), nato nel 1864 a Casale Monferrato. Iniziò imparando a suonare il violino e ben presto in giovane età realizzò per conto proprio un violino. Il risultato fu tale da incoraggiarlo a proseguire in questa attività. Rimase però anche un buon suonatore di violino, e suonò in orchestra addirittura con Toscanini, nel 1887, quando ancora egli era un giovane violoncellista.

Si trasferì ben presto a Milano, e questa città divenne il fulcro di tutta la sua attività liutaria, sia per la realizzazione di nuovi strumenti, sia per il restauro e commercio di violini antichi. La bottega divenne una vera e propria scuola dove si formarono liutai di grande fama quali Giovanni Cavani, Vincenzo Cavani, Gaetano Sgarabotto, Igino Sderci, Pietro Borghi, Giuseppe Ornati, Ferdinando Garimberti e Sesto Rocchi.

È facile capire come Leandro Bisiach possa essere considerato come un continuatore della tradizione liutaria cremonese. Leandro Bisiach, infatti, era stato alunno di Riccardo Antoniazzi, il quale a sua volta aveva avuto come maestro Enrico Ceruti (1803-1883). Costui aveva avuto come maestro Claudio Storioni, allievo di Carlo Bergonzi, allievo diretto di Stradivari. Grazie a ciò Leandro era riuscito a venire in contatto con attrezzi e modelli derivanti da vecchi maestri cremonesi e si racconta anche che venne in possesso di un pregiatissimo documento in cui vi si trovava una ricetta per la vernice del 1704 di Antonio Stradivari. Si racconta che ne venne in possesso da Fanny Rossi, la vedova di Giacomo Stradivari (1822-1901). Leandro senior poteva anche vantare di avere un’altra ricetta della vernice, quella di Giovan Battista Ceruti (1755-1817).

Questo forte gusto estetico e la continua ricerca di pezzi storici e documenti antichi accompagnò costantemente tutta l’esistenza di Leandro Bisiach. Nella sua bottega si eseguivano anche riparazioni di strumenti antichi e pregiati. Basta pensare che Andrea Paganini, nipote di Niccolò Paganini, in una lettera del 1893 lo ringraziava per la riparazione mirabile del suo violino di Stradivari. O ancora Alfredo Piatti, grande violoncellista, affidava sempre a Bisiach il suo violoncello, sempre di Stradivari. Leandro costruì una viola d’amore, commissionatagli da Giacomo Puccini per la prima della “Madama Butterfly”. Lo stesso Puccini scrisse una lettera di ringraziamento a Bisiach, complimentandosi per l’ottima resa dello strumento. E così per altri strumenti ed altri grandi committenti nel mondo della musica. Ad esempio su richiesta di Arrigo Boito, Leandro Bisiach costruì una cetra, utilizzata per la rappresentazione del “Nerone”. Costruì anche una «viola pomposa d’amore», strumento assai più grande della viola normale, da suonarsi perciò «a gamba», dotata di cinque corde di bordone oltre alle altrettante accordate per quinte.  Lo strumento fu scelto personalmente da Riccardo Zandonai per essere impiegato nella “Francesca da Rimini”. Questo forte estro artistico, e la forte predisposizione alla sperimentazione, portarono quindi Bisiach ben al di là della realizzazione degli strumenti del quartetto classico, e queste sue doti e capacità erano ben note nell’ambiente intellettuale. Fu proprio in occasione della sua visita a Siena, chiamato dal Conte Chigi Sarracini per l’organizzazione di un Museo di strumenti musicali, che conobbe Igino Sderci, destinato a diventare un suo grande collaboratore.

Come ho detto, molti furono i nomi che entrarono a far parte della bottega di Bisiach e divennero poi dei grandissimi e stimati liutai del XX secolo (Ornati, Sgarabotto, Montanari, Sderci, Rocchi, Varagnolo…). Anche i quattro figli di Leandro senior, Andrea, Carlo (forse il più importante discendente della famiglia di liutai), Giacomo e Leandro junior (1904 – 1982) si unirono alla bottega del padre portando avanti l’attività di liutai.

Lo stile di lavoro della bottega di Bisiach era quello delle antiche botteghe dei più importanti maestri cremonesi. Ovvero, tutto girava intorno al grande maestro Leandro senior, che oltre ad un grande liutaio era anche un grandissimo imprenditore ed organizzatore. Spesso i vari collaboratori realizzavano i loro strumenti su commissione di Leandro senior, ma poi era lui stesso che li rifiniva secondo i suoi canoni estetici e tecnici, conferendogli una forte impronta personale. Questo modo di lavorare era comune non solo nelle botteghe di liuteria, ma in generale in tutte le botteghe di artisti ed artigiani fin dall’epoca Rinascimentale. Il maestro aveva cioè un seguito di allievi e collaboratori che spesso eseguivano il lavoro grezzo, o magari quello più faticoso, lasciando però tutta la progettazione, l’organizzazione artistica, e le rifiniture, al maestro stesso.

Leandro senior vinse numerosi premi in molte città Europee per la sua attività di liutaio (Londra 1895, Atlanta 1895-96, Torino 1898, Parigi 1900, Milano 1906, Bruxelles 1910). Leandro senior si spense nel 1945 nella sua villa a Monterosso, nel comune di Venegono Superiore, dove si stabilì con la famiglia nel 1890. E tuttavia la già florida attività proseguì con i suoi figli. In particolare Carlo (1892-1968), che lavorò inizialmente a Milano nella bottega del padre e poi si trasferì a Firenze nel 1922, fu forse il più importante liutaio della famiglia dei Bisiach dopo Leandro senior, capace di sviluppare un suo stile personale, distaccato da quello che accomunava il padre e gli altri fratelli. Carlo Bisiach a 14 anni si recò a studiare in Francia, a Mirecourt, con il fratello Andrea, nel laboratorio del maestro Mougenot. Poi si spostò a Parigi nel laboratorio di Sartory, imparando anche la tecnica costruttiva degli archetti. Andrea poi seguì una strada diversa, trasferendosi a New York per lavorare alla Wurlitzer e poi a Chicago. Carlo proseguì per Amsterdam alla casa di liuteria Van der Meer.

In questi spostamenti dei figli si vede già tutta la lungimiranza di Leandro senior. A seguito del declino della liuteria Italiana, aveva intuito che la Francia e altre città europee erano diventate le nuove culle della liuteria, e quindi spedì i figli in avanscoperta, per conoscere la concorrenza, e trarne utili insegnamenti da applicare poi una volta tornati in Italia.

Abbiamo già parlato della collaborazione di Leandro senior con il Conte Chigi Sarracini. Questa collaborazione fu la svolta non solo per Igino Sderci, anche per Carlo Bisiach. A Firenze, infatti, trovò moglie: la pianista Daria Guidi. La Toscana divenne la sua nuova terra e si stabilì a Firenze nel 1922, dove aprì il suo laboratorio in via della Spada e poi in via San Zanobi. Gli anni più importanti furono quelli poco prima della seconda guerra mondiale, durante la quale Carlo Bisiach divenne anche curatore della collezione del Conservatorio Cherubini. Carlo Bisiach non cercò di sviluppare modelli personali, era infatti convinto che i maestri della scuola classica cremonese dei secoli XVII e XVIII avessero raggiunto il culmine della perfezione, quanto ad eleganza di forme e pienezza e morbidezza di suono. Quindi si ispirò prevalentemente a Stradivari, Guarneri del Gesù, G.B. Guadagnini, Gagliano.

Per concludere questa breve descrizione della famiglia Bisiach, possiamo dire che il loro nome, grazie alla lungimiranza ed alle eccezionali doti organizzative imprenditoriali ed artistiche del patriarca Leandro senior è tuttora ricordato universalmente per il grande impulso al rilancio della liuteria Italiana nella prima metà del XX secolo.

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