Lapo Casini (1896-1986) e la sua vernice alla linossina

Oggi parliamo di un liutaio fiorentino del XX secolo, Lapo Casini. Nacque nel 1896 a Firenze. Il padre, Serafino Casini, era a sua volta liutaio. La scuola fu quella del liutaio di Campi Bisenzio Fernando del Perugia (1857-1931), proseguita appunto da Serafino Casini e dal fratello Pietro per strumenti a pizzico. Lapo Casini ricevette i suoi insegnamenti dal padre e lavorò con egli in bottega per un certo periodo di tempo. Utilizzava spesso un modello personale per la realizzazione dei suoi strumenti, basato a sua volta su modelli ricavati da Bartolomeo Bimbi, liutaio settecentesco. Ma ciò che rende particolarmente noto Lapo Casini è il suo studio, si può dire durato tutta la vita, sulla vernice dei violini, che lo portò a pubblicare un opuscolo nel 1957 in cui descriveva con tanta dovizia di particolari la sua personale esperienza con la ricerca della vernice degli antichi liutai. Il libretto si intitola: “Alla riscoperta della vernice degli antichi liutai”. Fece poi delle aggiunte a questa prima pubblicazione, con un nuovo fascicolo nel 1969 in cui aggiunse ulteriori evidenze sperimentali ed una lettera nel 1983 in cui in pratica riassumeva in una forma molto pratica e concisa la sua ricetta della vernice alla linossina.

Questo libretto suscitò molto interesse nell’ambiente liutario, in ogni parte di Italia, ed animò delle interessanti discussioni e scambi epistolari fra i più importanti liutai dell’epoca. Molti sono i liutai che si sono cimentati con la ricetta della vernice di Lapo Casini. In realtà il libretto è anche un modo per ripercorrere la sua vita di liutaio. Vediamone alcuni passaggi.

Egli scrive: “Sono liutaio, figlio di liutaio, e come ogni liutaio che si rispetti ha il suo segreto nella vernice, ho anch’io il mio che dono a chi lo vuole. Sono ormai in età avanzata, non ho nessuno a cui lasciarlo, e se in quanto io scriverò vi è del buono, la mia fatica di scrivere, non sarà inutile.

Non mancano anche cenni biografici, ad esempio in questo passaggio: “Come sono giunto a questa vernice? La storia è lunga, molto lunga, si apre nel lontano 1921 e si è chiusa ora nel 1957. Sono 36 anni. Tutti spesi in ricerche e prove? No, ma 36 anni dai primi tentativi alla cognizione assai precisa per poter dire il necessario, per soddisfare tutte le curiosità e rispondere ad ogni possibile interrogativo… tornato a casa nel 1920, dalla guerra 15-18, a 23 anni, intrapresi anch’io la via seguita da mio padre e diventai liutaio.

O ancora, adorabile la passione che traspare per questa sua attività, quando dice: “Tornato a casa definitivamente alla fine del 1919, dopo ben 50 mesi di militare per la guerra 15-18, io che ero avviato alla carriera impiegatizia, senza esitazione, divenni liutaio. Ero cresciuto tra i violini e fra i violini avrei vissuto. E ai violini ho voluto tanto bene e in loro compagnia non mi sono mai annoiato.

Singolare è anche quando parla della labilità dei coloranti rossi di origine vegetale per colorare le vernici ad alcool, che con il tempo tendono a perdere il colore, facendo ritornare gialli i violini inizialmente rossi: “Vi era un altro fatto importante e cioè un violino lasciato rosso la sera, la mattina era giallo. Si volevan rossi e qualunque fosse la quantità del colorante, non venivan che gialli…

Qui non voglio parlare della ricetta di Lapo Casini, il suo opuscolo è facilmente reperibile anche su internet per chi ne è interessato, ed è comunque una lettura interessante per ogni liutaio. Giusto una spiegazione sulla linossina di cui parla Lapo Casini. Cos’è la linossina? Egli stesso scrive:

E’ l’acido grasso che si ossida, resinifica e nell’olio cotto di lino, si coagula tanto da divenire come una gomma morbidissima (linossina), quando è intero. Ma come ripeto, perde poi in 3-4 anni la sua glicerina e da gomma che è, rifonde e diviene una sostanza fluida, appiccicosissima, della densità del miele. Mescolato con resine di ricoagula ed è la nostra vernice. Stabile nei secoli, morbida, luminosa, calda al tatto, dalle qualità (lo provano i nostri antichi violini) meravigliose.

Secondo Lapo Casini, la ricetta di questa vernice si perde nel tempo e risale addirittura ad antiche procedure della prima metà del 1500 da parte degli stipettai veneziani.

Non nascondo che la sua ricetta mi ha molto incuriosito e sto provando a preparare questa vernice, giusto per la curiosità di vedere il suo aspetto e come si comporta sugli strumenti. La procedura di preparazione, descritta in dettaglio da Lapo Casini, non è difficile. Io poi sono un chimico e quindi non potevo non provare questa ricetta! 😊 In pratica la materia prima è l’olio di lino cotto. Sappiamo che questo è un olio siccativo, ciò sotto l’azione di aria, luce e calore forma delle pellicole, dei film solidi. Il fenomeno deriva dalla presenza di acidi grassi a lunga catena idrocarburica, contenenti delle insaturazioni, ovvero dei doppi legami Carbonio-Carbonio. Questi, sotto l’azione dell’ossigeno atmosferico, e grazie anche alla presenza di luce UV, calore e catalizzatori come sali metallici di cobalto, manganese, ed altri ancora, si ossidano.

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Ossidazione con formazione di legami polimerici (cross-link) fra catene insature.

Mediante reazioni chimiche che prevedono formazione di radicali ed intermedi perossidici, si vengono infatti a formare dei ponti ad ossigeno fra diverse catene idrocarburiche, formando un vero e proprio reticolo. L’olio a questo punto si trasforma in una sorta di resina solida. Il processo inizia chiaramente dalla superficie dell’olio, dove è presente ossigeno all’interfase aria/olio e prosegue lentamente verso l’interno della massa di olio. Come dicevo il processo si può accelerare in presenza di radiazione UV che favorisce reazioni radicaliche, ed in presenza di ioni metallici che agiscono da catalizzatori della reazione. In pratica, senza entrare nei dettagli della procedura descritta da Lapo Casini, l’olio di lino cotto (cioè trattato ad alte temperature ed in presenza di sali metallici proprio per aumentarne le proprietà filmogene) viene steso in ampie teglie, in modo da avere una elevata superficie dell’interfase aria/olio. In questo modo l’olio inizia a solidificare e quando tutta la massa liquida si è trasformata in una massa gommosa (la linossina) dopo il giusto tempo e la giusta azione meccanica di rimescolamento, essa viene saponificata trattandola con una base quale carbonato di sodio o soda caustica. In questo modo si scioglie nella soluzione alcalina, liberando le catene di acidi grassi dalla glicerina, e quindi viene riprecipitata in ambiente acido con acidi minerali. A questo punto la si separa dalla soluzione, si mette a cuocere insieme ad una resina e la vernice è pronta. La vernice si conserva allo stato solido e si scioglie in alcool etilico al bisogno. In realtà questa è la variante della procedura per avere una vernice pronta in poco tempo. Ma avendo del tempo da aspettare, in realtà si può evitare di avere a che fare con acidi e basi. La linossina, quella materia gommosa che abbiamo descritto, che deriva dall’ossidazione dell’olio di lino, non è inizialmente solubile in alcool, ma lo diventa dopo tantissimo tempo. Ovvero lasciando proseguire per diversi anni la reazione di ossidazione, la linossina diviene sempre più ricca di gruppi ossidrilici e acquista solubilità in un solvente più polare come l’etanolo. Quindi ci si può semplicemente mettere avanti, preparare la linossina e lasciarla ad ossidare per quanto più tempo si ha a disposizione, anche 5 o 6 anni o di più. La linossina, da massa gialla gommosa, diviene sempre più scura e acquisisce solubilità in alcool. A questo punto si può utilizzare come componente che dona più “morbidezza” insieme ad altre resine per la preparazione della vernice ad alcool.

Concludo con un altro estratto dall’opuscolo di Lapo Casini:

Gli uomini amano il mito e la leggenda e di mistero e leggenda sono circondati gli antichi liutai italiani, i loro magnifici strumenti e le loro celebri vernici. Erano artigiani intelligenti ma semplici, dalla vita semplice. Questo mio scritto sulle vernici distrugge un po’ la leggenda perché riporta appunto a proporzioni semplici formule ritenute arcane, misteriose quasi magiche, ma io sono certo che ridóno alla liuteria italiana, un qualche cosa che aveva perduto e che meritava il sacrificio di questa leggenda.