Carlo Bergonzi (Cremona 1683-1747)

Carlo Bergonzi è stato un importante liutaio cremonese, il cui nome è spesso associato a quello di Antonio Stradivari (1644-1737), di cui fu allievo. La casa della famiglia Bergonzi era molto vicina alla bottega di Antonio Stradivari in Piazza San Domenico a Cremona. Fu proprio nella bottega del grande Maestro che Bergonzi fu avviato alla liuteria, inizialmente con maggiore riguardo alle riparazioni degli strumenti. Secondo alcuni esperti si ritiene che sia stato anche allievo degli Amati (Giralomo e il più famoso figlio Nicolò) e che abbia collaborato con Giuseppe Guarneri, ma non sono informazioni certe ed in tal caso prive di fondamento storico. Era anche in relazione con Vincenzo Ruggeri (1663-1719), terzogenito di un altro importante liutaio cremonese, Francesco Ruggeri, allievo di Nicolò Amati. Anche la famiglia Ruggeri era vicina, infatti, dei Bergonzi e la madre di Carlo era la madrina di Vincenzo Ruggeri, quindi è molto probabile che vi fossero costanti contatti fra i due mentre Bergonzi era ancora un giovane allievo.

I modelli su cui Carlo Bergonzi basò la sua attività liutaria furono principalmente quelli di Stradivari. Gli strumenti di Carlo Bergonzi sono molto ricercati per il bellissimo suono e le quotazioni hanno subito un’importante ascesa negli ultimi decenni.

Molti tratti dei modelli e degli insegnamenti di Antonio Stradivari sono presenti nei violini di Carlo Bergonzi e si nota fra i suoi violini e quelli di Guarneri del Gesù un simile contrasto estetico nelle finiture, così come appare anche fra i violini di Stradivari e quelli di Guarneri del Gesù. Dopo il 1716 Bergonzi iniziò a firmare i suoi strumenti con la propria etichetta. Anche se lo stile di Stradivari rimase sempre presente nei suoi strumenti, sviluppò comunque un proprio stile riconoscibile. Le effe di molti strumenti di Bergonzi sono piuttosto basse e molto vicine al bordo, più lunghe e più aperte di quelle di Stradivari. La scelta del legno sempre molto attenta e di qualità. Molto ricercati sono in particolare i violoncelli e i contrabbassi di Carlo Bergonzi. Anche se i contrabbassi, costruiti sulla base di un modello piuttosto grande, sono stati in seguito ridimensionati ed è raro trovarli nelle condizioni originali. Altro aspetto interessante della liuteria di Bergonzi è la forte variabilità del colore della vernice lungo la sua attività di liutaio.

Il suono molto apprezzato degli strumenti di Carlo Bergonzi viene talvolta considerato dai musicisti come una sorta di mescolanza fra quello potente e brillante di Stradivari e quello più cupo ma profondamente armonico di Guarneri del Gesù.

L’attività di Carlo Bergonzi continuò con il figlio Michelangelo (1722 – 1770). Il figlio lavorò sotto la guida del padre anche se la qualità dei suoi strumenti rimase sempre nettamente inferiore, sia nella tecnica della costruzione, sia in quella della verniciatura. Nel 1746 egli si stabilì, col padre che però morì poco dopo nel 1747, nella bottega già appartenuta a Stradivari, in piazza S. Domenico.

Uno degli strumenti più famosi di Carlo Bergonzi è il violino noto come Bergonzi Kreisler, appartenuto al noto musicista Fritz Kreisler (Vienna, 2 febbraio 1875 – New York, 29 gennaio 1962), e successivamente a Itzhak Perlman con cui sono state fatte diverse incisioni discografiche. Il violino fu costruito nel 1735 ed è uno dei suoi strumenti meglio conservati, ancora in buona parte originale anche per quanto riguarda la vernice. Lo strumento è tuttavia munito di una falsa etichetta Stradivari datata 1716 e la grafia delle ultime due cifre dell’anno sembrerebbe essere quella del conte Cozio di Salabue che lo aveva acquistato nel 1776.

Con la famiglia Bergonzi, in particolare con il figlio Michelangelo, e poi con altri importanti liutai di cui parleremo in altri articoli, come Giovanni Battista Ceruti, Lorenzo Storioni e Giovanni Rota inizia il declino della grande scuola liutaria cremonese. Siamo sul finire del ‘700 e i primi anni del 1800 e la gloria raggiunta a Cremona con Stradivari e Guarneri si avvia già a divenire poco più di un lontano ricordo durante tutto l’800 e l’inizio del ‘900.

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