Gasparo Da Salò e l’origine della liuteria Bresciana

Gasparo da Salò è stato un importantissimo liutaio italiano del XVI secolo, riconosciuto universalmente come il vero capostipite della liuteria Bresciana. Il suo nome era Gasparo Bertolotti. Nacque a Salò, sul lago di Garda, in provincia di Brescia il 20 maggio 1540. La sua famiglia era animata da interessi in campo artistico, musicale e artigianale e Gasparo vi trovò subito l’ambiente ideale per lo sviluppo della sua futura attività di liutaio. La famiglia Bertolotti si era trasferita da Polpenazze del Garda a Salò, capitale della Magnifica Patria di Riviera, che era sotto il controllo diretto della Serenissima Repubblica di Venezia. Un connubio familiare e geografico che non poteva non favorire uno sviluppo artistico-artigianale di Gasparo Bertolotti. Fecero parte della sua famiglia due famosi musicisti, professionisti di alto livello, che venivano chiamati addirittura violini (inteso come suonatori di violino). Anche lo zio si occupava di musica, era un esperto di strumenti musicali e redigeva perizie e stime, divenne poi maestro di cappella di Salò. Il cugino di Gasparo era violinista e trombonista a Ferrara alla corte degli Estensi, poi a Mantova a contatto con musicisti del calibro di Monteverdi ed infine a Roma. Questa brevissima introduzione sulla famiglia Bertolotti, per dire che Gasparo si trovò in un contesto musicale di altissimo livello. Egli quasi sicuramente si formò da un punto di vista musicale, probabilmente accompagnando il famoso duo violinistico di famiglia. Si è sicuri della sua formazione musicale, in quanto in alcuni documenti storici di inizio del 1600 egli viene citato come un ottimo contrabbassista.

Nel 1562, alla morte del padre, Gasparo si trasferì a Brescia. In questa città divenne un punto di riferimento per la liuteria. Affittò subito casa e bottega nella contrada degli Antegnati, famosa per la presenza della dinastia omonima di organari e di molti altri polistrumentisti. Il fatto che appena trasferito nella nuova città avesse subito aperto una bottega di liuteria, lascia ipotizzare che egli avesse già una discreta fama di liutaio, che gli permetteva di vivere piuttosto agiatamente. Dopo tre anni dal trasferimento nella nuova città, sposò Isabella Cassetti, figlia di un ceramista e vetraio. A Brescia Gasparo ebbe modo di instaurare rapporti di amicizia con molti importanti personaggi in ambito musicale e liutario, come Girolamo Virchi, definito in un documento del 1563 come “maestro di strumenti de musica”, costruttore di cetere. Nello stesso quartiere di Gasparo Bertolotti, abitavano inoltre organisti importanti (Florentio Mascara, Costanzo Antegnati), sonatori di violino (Giuseppe Biagini), e molti altri tastieristi e polistrumentisti. I musicisti di Brescia era famosi in tutta Europa e soprattutto nella vicina Venezia per suonare, infatti, molti strumenti, fra cui anche strumenti ad arco che si affacciavano come novità nel panorama musicale, quali viole da braccio e violini. Non dimentichiamo che a Brescia esisteva la tradizione liutaria di strumenti ad arco fra le più antiche mai conosciute. Esistono testimonianze, fin dal ‘400, di maestri costruttori di violoni, viole da gamba, viole da brazzo, violette, lire, violini…

È chiaro che in un simile ambiente, mosso da un grande fermento musicale, l’attività di Gasparo da Salò fosse molto fiorente già nel 1568 e continuasse a crescere costantemente. Lo dimostrano le numerose acquisizioni di Gasparo: una grande casa con varie pertinenze nel 1575, terreni vari con case padronali e coloniche. La sua bottega era in continua espansione e arrivò a contare numerosi allievi: il figlio primogenito, poi il famoso liutaio Giovanni Paolo Maggini, e ancora Giacomo Lafranchini, Alessandro de Marsilis, e altri ancora.

Gasparo da Salò ebbe sei figli, tre maschi, due dei quali morti quasi subito, e tre femmine. Gasparo da Salò morì nel 1609. L’atto di morte recita: “Messer Gasparo di Bertolotti maestro di violini è morto & sepolto in Santo Joseffo”. Le sue spoglie giacciono nel Pantheon musicale bresciano, ma il luogo esatto non è noto.

Gasparo da Salò è particolarmente ricordato per la costruzione di eccezionali contrabbassi, ancora oggi ricercatissimi per la potenza e la prontezza di risposta del suono. Uno dei celebri contrabbassi è conservato nella Basilica di San Marco a Venezia; un secondo, rarissimo, con la testa originale a sei bischeri, si trova a Roma al Museo degli Strumenti Musicali; un terzo, usato per decenni da un contrabbassista della Scala, è stato dato in comodato d’uso al Comune di Salò.

Molti esperti ritengono che sia corretto collocare la standardizzazione delle misure del violino moderno a Brescia, con Gasparo da Salò, e non a Cremona. La discussione fra liutai e liutologi in questo senso è spesso molto animata. Soprattutto da chi vorrebbe spostare interamente a Cremona la patria natia del violino. La dinamica attività musicale dell’area geografica in cui Gasparo da Salò operava, la si ritrova in particolare nella sua produzione artigianale, che spazia su tutte le possibili varianti di strumenti ad arco. Egli costruì violini, come già detto, con una standardizzazione delle misure quasi attuale, costruì viole contralto e viole tenore, viole da gamba, violoni, violoncelli, contrabbassi, nonché lire, lironi e addirittura cetere.

Molto interessante è l’analisi storica della sua produzione liutaria attraverso i vari documenti storici. Gasparo già nel 1568 e fino al 1579 era indicato come “maestro di violini”, che era ben distinto a Brescia dal “sonador di violini” attribuito già dal 1558 a Guglielmo Frigiadi e Francesco Inverardi.

Se facciamo un confronto con la città di Cremona, a quel tempo era in attività Andrea Amati, ma nei documenti storici egli è indicato genericamente come: “l’arte sua è de far strumenti da sonar” e ben otto anni dopo, nel 1576, rispetto a Gasparo da Salò. Quindi si parla genericamente di strumenti e non di violini. Molti studiosi ritengono, infatti, che Andrea Amati avesse iniziato la sua attività come costruttore generico di liuti, e che poi, appreso del mercato fiorente del violino a Brescia, vi sia avvicinato a questo strumento. Ma non è documentato di eventuali trasferimenti di Andrea Amati a Brescia o contatti con Gasparo da Salò.  Del resto, come abbiamo detto, a Brescia già dal quattrocento fonti storiche provano che esistessero già costruttori di strumenti ad arco progenitori del violino (viole, violoni, lironi, violette e lire).

Anche in Toscana esistevano liutai documentati già dal duecento-trecento, come il famoso Belacqua che Dante Alighieri mette in purgatorio e riconosciuto come Duccio di Bonavia o se vogliamo lo stesso Leonardo da Vinci sul finire del quattrocento con la famosa Lira a forma di teschio di cavallo per il Duca Ludovico il Moro.

Tornando a Gasparo da Salò, dal 1581 al 1588 egli, oltre a “maestro di violino” compare nei documenti storici come “artifici (o artifex) instrumentorum musicorum” “artefice d’istrumenti musici o in strumenti de musicha” a indicare che ormai la sua arte spaziava su ogni tipo di strumento musicale.

Oggi giorno si conoscono diversi strumenti di Gasparo da Salò, in totale circa ottanta. Gli strumenti migliori di Gasparo da Salò rimangono le viole e i contrabbassi, soprattutto quest’ultimi. I suoi contrabbassi, infatti, insieme a quelli del suo allievo Giovanni Paolo Maggini, sono molto apprezzati per la potenza del suono e per la rapidità di risposta, quasi al pari di un violino. Basta pensare che Stradivari studiò i suoi strumenti quasi un secolo dopo, per cercare di capirne gli aspetti costruttivi. Anche Guarneri del Gesù nel suo violino Vieuxtemps del 1741 si pensa che abbia preso ispirazione delle bombature da quelle utilizzate da Gasparo da Salò. È di Gasparo da Salò anche un meraviglioso violino appartenuto dal 1570 circa all’Arciduca Ferdinando del Tirolo. Tale strumento venne acquistato nel 1841 dal virtuoso norvegese Ole Bull, il quale lo usò, assieme a un Guarneri del Gesù e a un Nicolò Amati modello grande. Giusto per curiosità, Ole Bull non predilesse gli Stradivari, pur possedendone li vendette quasi sempre.

Infine, non bisogna dimenticare che Gasparo, come abbiamo accennato era anche un virtuoso di contrabbasso, che aveva imparato a suonare nella sulla famiglia di musicisti. Questo aspetto sicuramente l’aiutò moltissimo nel perfezionamento tecnico della progettazione e della costruzione del contrabbasso, raggiungendo vette ineguagliate.