Giovanni Battista Guadagnini

Oggi parliamo di un liutaio apprezzato e disdegnato al tempo stesso. Dico così perché esistono pareri molto diversi sul suo conto, in particolare sugli aspetti estetici legati al suo lavoro. Ma quel che conta è che i suoi strumenti hanno un suono portentoso, sono suonati da grandissimi musicisti in tutto il mondo e hanno un valore quasi al livello degli Stradivari e dei Guarneri.

Giovanni Battista Guadagnini è stato uno dei più grandi liutai Italiani in un periodo che va dall’epoca d’oro della liuteria Cremonese di Stradivari e Guarneri, fino alla fine del ‘700. Guadagnini nasce il 23 giugno del 1711 a Bilegno di Borgonovo Val Tidone in provincia di Piacenza. Questa città distava circa 40 minuti da Cremona, dove Stradivari e Guarneri (soprattutto Stradivari direi) la facevano da padroni. Si possono individuare quattro periodi fondamentali della sua attività di liutaio che corrispondono anche a quattro diverse città in cui egli visse e lavorò: Piacenza (1716-1749), Milano (1749-1758), Parma (1758-1771) e Torino (fino alla fine della sua vita).

A Piacenza egli passò gli anni giovanili, quando si avvicinò alla liuteria e realizzò i suoi primi strumenti. Ma forse qui non riuscì a trovare terreno fertile per questa attività ed è probabile che avesse una clientela molto limitata. Inoltre, Piacenza era terreno di battaglie nelle guerre di successione austro-spagnole. La battaglia di Piacenza del 16 giugno 1746 ebbe luogo proprio nell’ambito della guerra di successione austriaca. Vide le forze franco-spagnole di fronte a quelle austriache e si concluse con la vittoria di queste ultime.

Per collocare Guadagnini nel contesto storico della liuteria, occorre ricordare che Antonio Stradivari morì a 92 anni nel 1737, e G.B. Guadagnini aveva 26 anni. G. Guarneri del Gesù morì poco più tardi di Stradivari, nel 1744, a soli 46 anni e G.B. Guadagnini aveva 33 anni. Queste informazioni cronologiche aiutano a capire che Guadagnini era ancora molto giovane mentre i grandi Stradivari e Guarneri erano alla fine della loro vita dedicata alla liuteria. Quindi Guadagnini potrebbe aver imparato i rudimenti del metodo di costruzione cremonese proprio nella città dei grandi maestri, non molto distante da Piacenza, magari con viaggi frequenti, senza mai però rimanere a lungo a Cremona.

A partire da metà del ‘700 si trasferì a Milano, dove sicuramente entrò in contatto con altri liutai e trovò una realtà ben più competitiva e dinamica ed anche più tranquilla dal punto di vista politico. Non dimentichiamoci poi che il commercio dell’epoca era organizzato in corporazioni e che esistevano delle regole ben precise per l’apprendistato degli allievi nella bottega dei Maestri. Regole che esistevano fin dall’epoca medioevale e che servivano alle famiglie nobili regnanti per controllare tutto il commercio ed i mestieri all’interno della propria città. È quindi probabile che anche Guadagnini abbia trascorso, a iniziare da circa 12 anni di età, un periodo in una bottega di un Maestro per essere avviato all’attività di liutaio. Si ritiene insomma che Guadagnini possa aver fatto dell’apprendistato fuori città, prima del periodo in cui si stabilì a Piacenza come liutaio effettivo.

A differenza degli altri liutai contemporanei, Guadagnini però non riuscì mai a trovare un posto definitivo in cui vivere e mandare avanti la sua attività. Da Milano si spostò a Parma dal 1758. Fu il buon rapporto con i fratelli Paolo e Carlo Ferrari, violinista e violoncellista rispettivamente, che lo spinse a trasferirsi a Parma. L’ambiente politico era molto diverso, il regime illuminato di Filippo di Borbone aveva riservato molto spazio per le arti e per la musica e Guadagnini si trovò in un ambiente ideale per la sua attività commerciale, sotto la protezione della corte e del ministro Guillaume du Tillot. Ma non durò a lungo neppure a Parma. La morte di Filippo, poi il declino del ministro Guillaume du Tillot, la cacciata dei Gesuiti da Parma, di nuovo una combinazione di fattori politici ed economici spinse Guadagnini a cercare altrove la sua fortuna. Questa volta fu a Torino e fu l’ultimo spostamento importante della sua vita. Giovanni Battista Guadagnini scrisse al ministro du Tillot chiedendogli uno stipendio per il trasferimento a Torino, dove il figlio Gaetano aveva intravisto un terreno fertile per la liuteria. Così, nel 1771 Guadagnini arrivò a Torino con tutta la famiglia, compresa la moglie ancora incinta.

Guadagnini era molto abile nel cercare subito i giusti agganci per la sua attività, ovunque si trasferisse. A Torino individuò il Conte Ignazio Alessandro Cozio di Salabue. Era ricco, appassionato di strumenti, importante collezionista e commerciante. Guadagnini iniziò una collaborazione con il Conte Cozio sia per la realizzazione di nuovi strumenti, sia come esperto mediatore per l’acquisto di strumenti storici, nonché come restauratore. Bisogna considerare che Antonio Stradivari era morto nel 1744 e sebbene i figli avessero mantenuto in parte l’attività del padre, in realtà la sua bottega iniziò un lento declino e molti strumenti e attrezzi di Antonio Stradivari furono acquistati proprio dal conte Cozio. La collaborazione fra Cozio di Salabue e Guadagnini continuò fino al 1777, in seguito il lavoro di Guadagnini per il conte diventò solo occasionale. Negli anni del trasferimento a Torino, Guadagnini rivendicava la sua scuola ed il suo metodo Cremonese e Cozio fu probabilmente attratto anche da questo legame con la grande città dei violini. Inoltre, Guadagnini informò il conte Cozio che a Cremona nella bottega di Stradivari c’erano ancora molti strumenti invenduti, attrezzi, forme… e questo contribuì a spingere Cozio a Cremona ad acquistare molti strumenti e altri cimeli dalla bottega di Stradivari, rafforzando il suo legame commerciale con Guadagnini. Il contratto fra Cozio e Guadagnini durato dal 1773 al 1776 prevedeva che Cozio fornisse il legno e altri materiali a Guadagnini. Cozio acquistava ogni strumento fatto da Guadagnini con quei materiali. Anche dopo il termine di questo contratto Guadagnini continuò a lavorare per Cozio, sebbene saltuariamente e soprattutto come restauratore.

Guadagnini ebbe sicuramente il merito di aver introdotto in Piemonte il metodo di costruzione cremonese. Tuttavia questo metodo di costruzione rimase all’interno della famiglia Guadagnini e non si conoscono altri della città di Torino che avessero imparato a lavorare con questo sistema. Il metodo che poi si diffuse durante l’800 in questa città fu quello della forma francese o esterna (Forma interna o forma esterna?) sotto l’influsso di liutai provenienti dalla Francia. Non risultano quindi allievi di Guadagnini che fossero al di fuori di questa famiglia.

Cozio aveva chiesto a Guadagnini di utilizzare le forme interne di Stradivari ed i suoi attrezzi, per rendere il suo lavoro il più possibile fedele a quello del grande maestro cremonese, e tuttavia egli rimase sempre molto legato alla sua estetica molto personale. La sua vernice divenne comunque più chiara e dorata rispetto a quella più scura e marrone del periodo di Parma. Un tratto tipico di molti violini di Guadagnini sono le effe con fori ovali e piuttosto alte, che lo costringevano a piazzare le tacche molto in basso (e non al centro delle effe come nel metodo di Stradivari) per rispettare il diapason dello strumento.

Solo nell’ultimo periodo della vita, per qualche ragione lo stile di Guadagnini sembrò molto influenzato da quello di Stradivari. Come ho detto, l’aspetto singolare di Guadagnini fu proprio quella di vantare la sua origine Cremonese, soprattutto dopo la metà del 1700. Addirittura in alcune etichette dei suoi strumenti si firma come discepolo di Antonio Stradivari, ma, sebbene probabile come abbiamo visto, non risulta da documenti storici che Guadagnini abbia mai avuto una formazione con il grande maestro cremonese. Sicuramente questa trovata commerciale lo aiutò moltissimo negli affari, in special modo con il Conte Cozio. Ma al di là di questo, gli strumenti di Guadagnini, soprattutto quelli dell’ultimo periodo Torinese, sono di ottima fattura e di ottime qualità sonore e raggiungono alle aste quotazioni oltre il milione di euro. Quindi una situazione attuale ben diversa da quella storica, in cui Guadagnini era considerato lo “Stradivari dei poveri” per indicare una produzione di qualità, ma non ai livelli di prezzi e raffinatezza degli strumenti che uscivano dalla bottega di Stradivari.

Giovanni Battista Guadagnini morì a Torino nel 1786. Il figlio Giuseppe e altri membri della famiglia continuarono a costruire strumenti per diverse generazioni. Ma il periodo storico non era dei migliori.

Il lento declino economico dell’Italia durante il XVIII secolo, gli influssi francesi dopo la rivoluzione del 1789, l’invasione del Piemonte da parte di Napoleone prima nel 1796 e poi nel 1798 ed il controllo francese della città, con l’arrivo di molti nuovi liutai di origine francese come Nicolas Lete-Pillement (1775–1819), la liuteria tradizionale italiana e cremonese in seria difficoltà ed il metodo di costruzione cremonese quasi del tutto sparito: per sopravvivere i Guadagnini dovettero cambiare attività e molti si specializzarono nella costruzione di chitarre e mandolini, più raramente di violini.

Nel 1814 con la caduta dell’impero francese e il ritorno del regno di Sardegna in Piemonte, la vita economica lentamente torno a riprendere durante la prima metà dell’800. Durante il XIX secolo diverse generazioni di Guadagnini si succedettero anche se rimasero prevalentemente legati alla costruzione di chitarre.

Fu con Paolo Guadagnini (1906–1943), morto durante la seconda guerra mondiale, cui seguì anche la distruzione della bottega durante i bombardamenti, che si concluse la sesta e ultima generazione dei Guadagnini come liutai.

Per concludere, una curiosità. Il grande violinista David Garrett suonava un Guadagnini del 1772. Sfortunatamente nel 2007 dopo un’esibizione presso il Barbican Centre di Londra, vi è caduto sopra, danneggiandolo gravemente. Un bel danno su un violino da oltre 1 milione di euro! Lo strumento è stato ovviamente restaurato, ma David Garret oggi suona con uno Stradivari. Qui trovate una testimonianza diretta di David Garret. https://www.theguardian.com/lifeandstyle/2011/apr/16/i-crushed-my-million-pound-violin-garrett

 

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