La figura storica di Giuseppe Bartolomeo Guarneri detto del Gesù

Proseguendo con la storia della liuteria, ho deciso di parlare di un altro grande liutaio del passato, ovvero di Giuseppe Guarneri del Gesù, forse uno dei liutai più importanti del periodo di massimo splendore Cremonese, i cui violini oggi sono fra i più quotati insieme a quelli di Antonio Stradivari.

Giuseppe Guarneri nacque da un’importante famiglia di liutai alla fine del ‘600. La sua strada professionale era presumibilmente già segnata nella bottega di famiglia. Ma intorno al personaggio di Guarneri del Gesù si è creato, nei secoli a venire, un alone di mistero romantico, che spesso ha poco a che vedere con la realtà dei fatti, provata da ricerche storiografiche e genealogiche condotte sul suo conto da diversi studiosi e liutologi.

Il capostipite dei ‘Guarneri’ liutai fu Andrea Guarneri, nato a Cremona nel 1623. Fu allievo di Nicola Amati e divenne maestro liutaio nel 1646. Aprì quindi a Cremona una bottega di “liuttaro, violinaro e chitarraro”. Nel 1652 sposò, sempre a Cremona, Anna Maria Orcelli, dalla quale ebbe quattro figlie e tre figli. Due dei figli divennero a sua volta liutai. I suoi violini risentono molto della scuola di Nicola Amati, e successivamente dell’influsso di Antonio Stradivari (nato nel 1644). Non raggiunse comunque la simmetria e l’eleganza del Maestro, ed i suoi violini presentano di solito una certa mancanza di simmetria e di cura nelle finiture, ma hanno proprio per questo un forte ‘carattere’. Andrea Guarneri morì a Cremona nel 1698.

Il figlio Pietro Giovanni Guarneri, noto anche con l’appellativo Pietro da Mantova, nacque nel 1655. Lavorò per i primi anni nella bottega del padre e successivamente, nel 1683, si trasferì a Mantova, dove ebbe una duplice occupazione di costruttore di strumenti musicali e violinista nell’orchestra di corte del duca Ferdinando Carlo Gonzaga. Non ebbe successori o allievi diretti. Pietro Guarneri morì a Mantova nel 1720.

Giuseppe Giovanni Battista (Gian Battista), anch’egli figlio di Andrea Guarneri, nacque nel 1666. Inizialmente lavorò anch’egli insieme al padre nella bottega di Cremona. Nel 1698 ereditò il laboratorio del padre e realizzò nella sua carriera degli strumenti di ottima fattura. Sposò nel 1690 Barbara Franchi, ed ebbe sei figli, due dei quali, Pietro e Giuseppe seguirono le orme del padre nella liuteria. Morì a Cremona nel 1740.

Pietro II, figlio di Gian Battista Guarneri, detto anche Pietro da Venezia per distinguerlo dallo zio, nacque a Cremona il 1695. Ben presto però lascio la casa del padre e si trasferì a Venezia, e qui collaborò con D. Monagnana e C. Tononi, due importantissimi liutai. La sua produzione fu piuttosto curata e molto apprezzata. Morì a Venezia nel 1762.

E veniamo infine a Giuseppe Bartolomeo Guarneri, meglio noto come Giuseppe Guarneri del Gesù: uno dei più grandi e controversi liutai di tutti i tempi. Questo appellativo “del Gesù” deriva dalla sigla ‘IHS’ sormontata da una croce greca, che si ritrova nella sua etichetta a partire dal 1731.  IHS è un cristogramma riconducibile alla Compagnia dei gesuiti, acronimo di “Iesus Hominum Salvator” (Gesù Salvatore degli Uomini).

Giuseppe Guarneri nacque a Cremona nel 1698, figlio minore di Giuseppe Giovanni Battista. In realtà secondo alcuni esperti qui nasce un primo mistero sulla vita di Giuseppe Guarneri. Alcuni ritengono, infatti, che egli avesse un’origine familiare diversa, magari figlio di un qualche parente alla lontana. A sostegno di questa ipotesi vi sono le caratteristiche costruttive dei suoi strumenti che si discostano molto dalla produzione degli altri Guarneri e della scuola cremonese in generale. Ma soprattutto, risulta non chiara l’abitudine di apporre nell’etichetta la sigla IHS, emblema dei Gesuiti. Perché ad un certo momento della vita Giuseppe Guarneri si pose sotto la protezione dei Gesuiti, quando gli altri membri della famiglia Guarneri usavano da sempre aggiungere nelle proprie etichette la dicitura latina “sub titulo Sancte Teresiae”, riconoscendo così nei Carmelitani Scalzi i loro protettori?

In ogni caso, secondo gli studi più autorevoli, si pensa che sia stato allievo del padre. Presto però lasciò la casa paterna e si dedicò in proprio alla liuteria. Questo forse è l’aspetto più importante della concezione della liuteria di Guarneri del Gesù: la ricerca costante sul suono degli strumenti, che lo portò a trascurare l’aspetto estetico, anteponendo sempre un’attenzione particolare sulla loro sonorità. Giuseppe Guarneri del Gesù è quindi diventato l’emblema del liutaio alla continua ricerca dell’innovazione che porti ad un drastico miglioramento del suono degli strumenti. Oggigiorno i suoi strumenti vengono battuti alle aste per svariati milioni di euro, e sono stati e vengono suonati da grandi solisti (N. Paganini, H. Szeryng, A. Grumiaux, L. Kogan, R. Ricci, I. Stern, P. Zukerman, Y. Menuhin, J. Heifetz, U. Ughi, S. Accardo, solo per citarne alcuni).

Intorno al personaggio di Guarneri del Gesù aleggiano molte leggende, che non hanno gran riscontro storico, ma che probabilmente sono nate in epoca romantica. Si crea in questo modo un alone di mistero che attira l’attenzione, contribuendo a dare importanza al personaggio, ma si finisce per perdere il riferimento reale di quello che egli era davvero. Diventa quasi un personaggio di fantasia e questo può addirittura condurre a interpretazioni errate del suo modo di concepire la liuteria. Una delle leggende più significative vuole che Giuseppe Guarneri del Gesù fosse stato condannato per omicidio dopo aver aggredito e ucciso per una lite in un’osteria un liutaio rivale e che abbia trascorso diversi anni in carcere. In questi anni di carcere, usando solo un coltello e pochi altri attrezzi, Giuseppe avrebbe continuato a costruire violini, dall’aspetto un po’ rozzo. La fantasia romantica va oltre e girano anche voci che questo fosse stato possibile grazie alla relazione con la figlia del comandante della prigione e all’intercessione di Antonio Stradivari, che gli avrebbe concesso di avere i suoi attrezzi di liutaio anche in prigione per continuare la sua attività. I suoi violini di questo periodo sono noti come violini “della serva”. Niente di tutto questo è provato con certezza da documenti storici. Giuseppe Guarneri si è addirittura guadagnato l’appellativo del liutaio maledetto, per il suo carattere oscuro, violento, svogliato, iroso al punto da uccidere una persona per una rissa. Incostante, dal temperamento brutale, insomma un’immagine completamente contrapposta a quella di Antonio Stradivari.

Ma torniamo ai fatti storici. Quello che è noto è che l’attività di Giuseppe non fu costante e lineare, soprattutto agli inizi della sua attività di liutaio. Ad esempio fra l’adolescenza e l’età adulta egli smise di produrre strumenti e riprese solo intorno ai trent’anni. In questo periodo la sua famiglia si era sparpagliata per l’Italia: il fratello Pietro a Venezia, lo zio che lavorava Mantova era morto nel 1720. È probabile che a Cremona fosse rimasto solo il padre a gestire la bottega e che quindi Giuseppe abbia deciso di aiutarlo a mandare avanti l’attività.

Siamo intorno al 1730 e quindi Giuseppe Guarneri lavorava a Cremona non distante dalla casa paterna. I suoi violini di questo periodo sono belli, curati, molto legati alla tradizione stradivariana (Stradivari in quegli anni era prossimo ai 90 anni ed era un Maestro molto noto e rispettato).

Abbiamo detto che a partire dal 1731 l’iscrizione sacra IHS cominciò a comparire nell’etichetta di Giuseppe Guarneri. Quello che è certo però è che ad un certo punto Giuseppe svoltò dalla tradizione. Si può collocare questo distaccamento dalla tradizione sul finire degli anni 30 del 1700. Sicuramente era una persona dalla forte personalità e dal forte carattere che mal e riusciva a stare confinato nei canoni della tradizione. Era portato alla sperimentazione, all’innovazione, doveva mettere qualcosa di personale nei suoi strumenti. Sono di questa ultima fase della sua breve vita i violini più in contrasto con la tradizione, quelli meno curati esteticamente, definiti talvolta rozzi, ma dal suono portentoso. Sembra quasi, con questa nuova concezione della liuteria, di voler dire che egli non ha tempo di stare a curare i dettagli estetici, ma vuole ottenere lo strumento “perfetto” per quello che riguarda il suono. E quindi sposta le effe, cambia le bombature, aumenta gli spessori di tavola e fondo, prova e riprova a cambiare gli aspetti tecnici costruttivi che portano al miglioramento del suono. Sembra gli manchi la pazienza di finire il lavoro, di ottenere una qualità estetica ricercata e perfetta, che invece era la firma distintiva di Antonio Stradivari. Potremmo anche azzardare a dire che i suoi strumenti riprendono le caratteristiche tipiche della scuola liutaria cremonese e bresciana facendone una sintesi innovativa, dove l’attenzione primaria non è più nell’aspetto estetico, bensì nel suono.

Alcuni dei suoi violini del periodo 1742-1744 hanno un riccio della testa rozzamente scavato, il filetto inserito in modo non accurato, il taglio delle effe asimmetrico. Emblematico è il violino del 1743, suonato di Niccolò Paganini e soprannominato “il Cannone”. È uno strumento estremamente “rozzo” da un punto di vista estetico, con degli spessori di piano e fondo che nessun liutaio oggi si sentirebbe di realizzare. Basta pensare che il fondo nel punto di massimo spessore raggiunge i 6 mm. Eppure a detta di tutti i più grandi musicisti che lo hanno provato, è il violino dal suono più potente e bello che esista. Oggi presentare un violino con quella fattezza e quegli spessori ad una scuola di liuteria vorrebbe dire neppure passare l’esame. È pur vero che un violino con simili spessori “importanti” sicuramente avesse avuto bisogno di molto più tempo per la “maturazione” del suono e Paganini lo iniziò a suonare dai primi anni del 1800, quindi una sessantina di anni dopo la sua costruzione.

Tornando alla vita di Giuseppe, egli continuò a vivere con sua moglie, Caterina Roda (Rota) di origine austriaca. Si ritiene anche che sua moglie, tornata in Germania dopo la morte del marito, lo abbia aiutato in laboratorio negli ultimi anni della sua produzione. La coppia tuttavia non ebbe figli. Quindi alla morte di Giuseppe nel 1744, alla età di soli 45-46 anni, si concluse la storia di tre generazioni dei ‘Guarneri’ liutai.

Spesso il suono dei violini di Giuseppe Guarneri viene messo in confronto con quelli del grande “rivale” del suo tempo, Antonio Stradivari. A detta di molti grandi violinisti, il suono dei Guarneri è più potente, più cupo ma melodioso e molto armonico, forse più romantico, mentre il suono degli Stradivari tende ad essere altrettanto bello ma più brillante e meno potente in linea generale, perdendo magari in quel carattere “oscuro” melodioso che tanto amano i musicisti. Gli strumenti di Giuseppe oggi sopravvissuti e conosciuti sono circa 200, e come dicevo, sono capaci di raggiungere cifre di vendita al pari degli Stradivari. Sono appartenuti a grandi musicisti del passato e ancora oggi vengono spesso ceduti dalle varie fondazioni che ne sono proprietarie, ai più grandi solisti.

In passato però non era così. I violini di Giuseppe Guarneri non erano certo al livello di prezzo di quelli di Antonio Stradivari e dovette passare del tempo prima che i suoi strumenti venissero riscoperti e divenissero importanti come quelli di Stradivari. Gaetano Pugnani (1727-1808) intorno al 1750 aveva preferito un violino di Guarneri del Gesù ad altri liutai per il suo suono. Ma un grande violinista, suo allievo, Giovanni Battista Viotti, divenne un sostenitore degli strumenti di Stradivari, facendo di nuovo dimenticare Guarneri. Diciamo che la consacrazione definitiva dell’importanza, della bellezza e della potenza del suono degli strumenti di Giuseppe Guarneri si ebbe nel 1800 con Niccolò Paganini. Gli strumenti di Stradivari invece erano già considerati di grande valore e pregio già dal ‘700. Per capire quanto Stradivari fosse rinomato, singolare è questa descrizione data proprio da Gaetano Pugnani, che lo conobbe da bambino. “Era alto di statura e magro. Abitualmente indossava una cuffia di lana bianca in inverno, e di cotone in estate, portava sui vestiti un grembiule di pelle bianca quando lavorava e siccome lavorava sempre, il suo abito non variava mai. Si era arricchito con il lavoro e l’economia: al punto che gli abitanti di Cremona avevano l’abitudine di dire ricco come Stradivari…”.

Tornando proprio sul violino il Cannone del 1743 di Guarneri del Gesù appartenuto a Paganini, le circostanze che portarono questo violino nelle mani del grande funambolo del violino non sono chiarissime, ma sembra che lo abbia ricevuto nel 1802 a Livorno, in dono da un gentiluomo francese. Dalla corrispondenza di Paganini è provato che egli ne abbia fatto uso per tutta la sua carriera e che fosse solito chiamarlo affettuosamente “il mio Cannone violino” per la ricchezza e la potenza sonora con la quale incantava le sale da concerto. Nel novembre del 1833, a seguito di una caduta occorsa a Newcastle in Inghilterra, Paganini affidò il restauro del “Cannone” al liutaio parigino Jean Baptiste Vuillaume che ebbe così modo di trarne una copia, di cui fece dono a Paganini. Egli però pochi anni dopo cedette questa copia al suo allievo Camillo Sivori (1815-1894), disponendo che fossero versati a Vuillaume 500 franchi, auspicando che il liutaio avrebbe compreso la volontà di “compiacere un amico e un’artista”. Paganini morì a Nizza nel 1840 e nel suo testamento del 1837 aveva espressamente disposto che lo strumento di Giuseppe Guarneri fosse lasciato alla città sua di Genova “onde sia perpetuamente conservato”. Fu solo nel 1851 che lo strumento venne consegnato dal barone Achille, figlio del Maestro, al Sindaco di Genova Antonio Profumo. Da allora il “Cannone” è conservato a Palazzo Tursi nella rinnovata Sala Paganiniana che accoglie, oltre alla copia costruita da Vuillaume (donato alla città di Genova nel 1894 dagli eredi di Camillo Sivori), altri cimeli appartenuti al grande virtuoso. Ogni due anni, il vincitore del prestigioso concorso violinistico “Premio Paganini” ha il privilegio di suonare questo strumento appartenuto a Paganini. Inoltre, lo strumento viene periodicamente suonato da grandi violinisti per conservarne anche l’elasticità del legno e quindi le sue proprietà sonore.

Per concludere, una curiosità! Un asteroide recentemente scoperto porta il nome di Guarneri del Gesù: ‘19185 Guarneri’ in sua memoria. Chissà cosa penserebbe l’iroso e rozzo Guarneri del Gesù della fama oggi raggiunta. La sua ricerca del suono perfetto è stata sicuramente fruttuosa, forse al di là delle sue aspettative, arrivando a rivaleggiare con il grande Maestro del suo tempo, A. Stradivari. Fino addirittura a raggiungere le stelle più lontane dell’Universo!

Bibliografia:

  • Santoro, Giuseppe G., detto del Gesù: il liutaio del tardo barocco cremonese, Cremona 1982
  • W.H. Hill – A.F. Hill – A.E Hill, The violin makers of the G. family, London 1931
  • Chiesa et al., Giuseppe G. del Gesù, London 1998;

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