Filettatura a cassa aperta e a cassa chiusa

Ne avevo già parlato in altri articoli (Filettatura violino), ma oggi voglio parlare delle mie prime esperienze ed opinioni su questi due modi di operare, ovvero il filettare a cassa chiusa oppure a cassa aperta. Senza alcuna pretesa ovviamente di giudicare un metodo o un altro migliore, ma soltanto perché mi piace parlarne per rifletterci sopra, come del resto è il senso di tutto questo mio blog.

Finora ho realizzato la filettatura a cassa chiusa. Questo metodo ha secondo me il grosso vantaggio nel fatto che la finitura dei bordi può essere fatta quando cassa e fondo sono già incollati alle fasce e controfasce. Questo permette di avere un profilo dello strumento definitivo che segue perfettamente il contorno delle fasce, dando una visione d’insieme molto uniforme ed armonica. L’aspetto che semmai si controlla meno nella filettatura a cassa chiusa è la sguscia in corrispondenza del filetto. Bisogna stare attenti prima di chiudere la cassa di avere dei riferimenti sul piano e sul fondo, per quello che sarà lo spessore finale nella zona prossima ai bordi. Per quello che mi riguarda poi la filettatura a cassa chiusa è un po’ scomoda propria da un punto di vista pratico, per sostenere il violino durante l’intaglio del canale del filetto, ma niente di non risolvibile preparandosi un buon supporto per lo strumento.

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Canale per il filetto appena preparato!

Nel modo di procedere a cassa aperta invece si definiscono i bordi piazzando provvisoriamente sulle fasce il piano ed il fondo e tenendoli in posizione ad esempio con dei morsettini da spostare via via in più posizioni. La filettatura viene quindi effettuata prima di svuotare l’interno delle tavole. Anche la bombatura può essere solo approssimativa nel momento in cui si filetta. L’importante è che si sia definito un pianetto sul perimetro dello strumento, con spessore uniforme. Per il nuovo violino che sto realizzando ho provato questo modo di procedere. Intanto è molto più comodo, si può semplicemente fissare la tavola sul banco da lavoro e lavorare comodamente sui bordi. Poi si ha sicuramente un controllo migliore e diretto di quello che sarà lo spessore finale delle tavole dopo la sguscia, nella vicinanza dei bordi. Questo aspetto è molto importante nel caso si lavori accordando piano e fondo. Si può definire la nota di accordatura della tavola con quelli che saranno gli spessori finali in tutta la superficie della tavola stessa. Questa nota non ha tanto un valore assoluto, ma serve spesso ai liutai come riferimento durante la calibratura degli spessori. Avendo definito il contorno dei bordi dello strumento prima di incollare le tavole, è molto importante in questo caso fare molta attenzione nel momento in cui si incollano alle fasce che non si abbiano anche lievi slittamenti che comprometterebbero la simmetria già creata in precedenza. Altra differenza che ho notato in questo modo di procedere è che bisogna fare più attenzione a mantenere il filettatore perfettamente verticale durante la fase iniziale di tracciatura, poggiando questo solo sul bordo alto appena 3.5-4.0mm. A cassa chiusa si ha una superficie di appoggio ben più ampia, se il filettatore è sufficientemente alto anche sul bordo della tavola opposta altrimenti con uno spessorino si può poggiare direttamente sulle fasce. In questo senso è più facile mantenere la perpendicolarità durante la tracciaura.

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Filetto pronto per essere incollato!

Della filettatura a cassa aperta l’aspetto che più mi piace è proprio quello di poter controllare meglio lo spessore delle tavole in vicinanza dei bordi e quindi dare anche un senso maggiore all’accordatura delle tavole. Ma entrambi i metodi se utilizzati con sapienza ed esperienza, conducono a risultati indistinguibili, esteticamente e per il suono.

Storicamente non sono riuscito a capire bene se si lavorasse a cassa aperta o a cassa chiusa. Da quello che posso vedere dalle foto dei vari Maestri sui social network, ormai mi sembra che la stragrande maggioranza dei liutai lavorano filettando a cassa aperta. Simone Fernando Sacconi nel suo famoso libro “I Segreti di Stradivari”, spiega come Stradivari usasse filettare a cassa chiusa. Anche se come dicevo a me non è chiaro come sia stato possibile ricavare questa informazione dallo studio dei suoi strumenti dopo così tanto tempo. Ma sicuramente l’analisi accurata di moltissimi strumenti durante i restauri e lo studio approfondito dei cimeli della sua bottega avranno permesso di risalire a questa metodologia costruttiva.

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