Il fondo del nuovo violino: calibrare gli spessori

Oggi un aggiornamento pratico. Tra le tante cose da portare avanti, continuo anche la lavorazione del fondo del nuovo violino su modello Il Cremonese 1715 di Antonio Stradivari. Questa volta ho deciso di procedere filettando a cassa aperta (Filettatura violino). Dopo aver definito in modo approssimativo le bombature con le quinte e la sesta di curvatura (Quinte e seste di curvatura), dopo aver portato il bordo al suo spessore definitivo ed aver realizzato il filetto, dopo aver effettuato la sguscia del filetto, raccordato con le curvature e lisciato in modo più o meno definitivo, ecco il momento di iniziare a svuotare l’interno del fondo. È sempre una fase molto delicata, in cui ogni liutaio mette tutta la sua esperienza nel definire quelli che saranno gli spessori del fondo, e soprattutto nel modo in cui questi spessori variano nelle diverse zone del fondo. Si definiscono sempre un’area centrale più spessa, e delle zone superiori ed inferiori (i polmoni) con spessori più bassi. E quali sono gli spessori? Difficile dare una risposta a questa domanda. Sui testi di liuteria si troveranno degli spessori generici delle diverse aree, a cui ci si può tranquillamente riferire all’inizio dell’attività di liutaio, quando non si ha ancora la sufficiente esperienza per fare dei confronti.

Ma come dicevo, intanto gli spessori dipendono dalla densità del legno che si sta utilizzando. Molti liutai utilizzano metodi ed espedienti diversi per raggiungere quelli che secondo loro sono gli spessori ottimali della tavola. Gli spessori della tavola serviranno a definire la geometria e la frequenza dei suoi modi di vibrazioni, per cui rivestono un’importanza cruciale. A questa pagina trovate molte informazioni su questo argomento: http://www.platetuning.org/

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Spessori del fondo definiti.

Alcuni liutai misurano le frequenze di vibrazione, quando si vanno ad eccitare i modi di vibrazione più importanti (modo 5, modo2). Di solito il modo di vibrazione considerato fondamentale è il modo 5, tenendo il violino fra due dita nel polmone superiore e battendo al centro. Si toglie legno finché non si arriva alla frequenza desiderata per questo metodo. Di solito si arriva ad un Fa o Fa# della quarta ottava. Abbiamo già parlato in un articolo della validità di questo metodo, detto dell’accordatura delle tavole. Ma al di là delle implicazioni di fisica acustica, per molti liutai questo metodo è semplicemente un riferimento. Un modo diciamo più oggettivo per calibrare gli spessori avendo come riferimento una frequenza che sulla base della nostra esperienza ha fornito dei buoni risultati. Ovviamente questo sistema è valido in particolare con la filettatura a cassa aperta, quando la parte esterna dello strumento è già definita. La frequenza poi chiaramente cambierà ogni volta che si toglie un po’ di legno, ad esempio nella lisciatura finale, o ancora di più con l’applicazione della vernice. Ma questo non importa, ripeto, la frequenza è solo un riferimento utile durante la costruzione, ma che non ha in sé un valore assoluto di validità perché troppe sono le variabili, troppi i parametri in gioco. Le due tavole, fondo e piano, avranno frequenze non uguali, ma distanti circa un semitono.

Altri liutai utilizzano il peso del fondo come riferimento, tendendo come limite ideale per il violino circa a 110 g. Anche in questo caso però è giusto un riferimento personale, che non dice niente su come gli spessori sono ripartiti. Questo aspetto sarà determinato dall’esperienza del liutaio.

Altri liutai ancora utilizzano invece la loro sensibilità, provando a flettere la tavola fra le mani e sentendone la rigidità. Se troppo rigida continuano a togliere legno. Insomma ogni liutaio ha il suo sistema. Mi viene però una riflessione sul metodo seguito dagli antichi liutai del passato, che non avevano a disposizione tutte i nostri mezzi tecnologici. Erano davvero così attenti all’intonazione delle tavole? Si ponevano tutti questi problemi? Chissà!

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