Pulizia ed ordine in laboratorio: l’arte di spazzare i trucioli! 😊

L’allievo che spazza i trucioli del maestro! Che bella scena, purtroppo di altri tempi ormai! Già per un liutaio è difficile lavorare per conto proprio, con questi governi assetati di tasse, figuriamoci se può permettersi degli allievi in bottega. Eppure in passato era così, la scuola di oggi era l’apprendistato in bottega di allora. È pur vero che oggi esistono scuole bottega, ma hanno comunque una struttura più scolastica, con poche ore settimanali. E non è certo come passare le giornate in una bottega, “rubando” con gli occhi il lavoro del maestro, facendo all’inizio i lavori più umili come spazzare i trucioli. Il vero modo di imparare è proprio quello, il privilegio di poter “rubare” con gli occhi. Guardare, capire, cercare di rifare per conto proprio. Se ti rivolgi da un liutaio chiedendo se ti può prendere in bottega, anche solo a spazzare i trucioli appunto, la risposta sarà sempre un no. Quelli più gentili ti potranno dire che puoi chiedere se hai dubbi, puoi passare a trovarli, ma il legame maestro-allievo, maestro-apprendista, è un legame ormai estinto in questa società moderna.

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Ma a proposito dello spazzare i trucioli, mi chiedevo se la pulizia e l’ordine del laboratorio sono importanti per un lavoro finale pulito ed ordinato. Credo dipenda molto dalla natura delle persone. Io ad esempio non sopporto il disordine. Devo avere tutti gli attrezzi al loro posto. E quando si accumulano troppi trucioli li rimuovo. Ad essere sincero non ho mai visto una bottega di liuteria particolarmente sporca o disordinata. Forse è insito in questo tipo di attività artigianale! Costruire un violino è complesso e ci sono molte cose a cui dover pensare, forse farlo in un ambiente caotico non è il massimo per riuscire a trovare la concentrazione adatta. Attenzione, però, ché non si tratta di un ordine e di una pulizia asettici. Il laboratorio di un liutaio, o forse di un artigiano in generale, è intriso di un ordine pieno di disordine, di cose avviate e da finire, di polvere sugli attrezzi, di strumenti appesi, di disegni e progetti, di barattoli di vernice, ma tutto comunque ha una sua collocazione logica ed una sua utilità, passata, attuale o futura. L’odore stesso di un laboratorio di liuteria, misto di legno, colla, resine e vernici, sembra richiamare ad una sinestesia di antico e presente.

E poi spazzare i trucioli almeno per me è veramente rilassante. Ti dà modo di pensare alla fatica durata, al lavoro appena svolto. Ti concede quella pausa di riflessione nella quale pensare a come progettare il resto del lavoro, a cosa fare domani, a cosa creare di nuovo. In senso metaforico, molte persone oggi giorno dovrebbero fermarsi un attimo a spazzare i trucioli e liberare le proprie menti dai preconcetti.

Ho avuto modo di pensare molto anche al truciolo in sé. I giovani allievi e liutai, me compreso, adorano mettere sui vari social le foto dei trucioli di legno, con delle forme a spirale quasi perfette, che sono indice di un attrezzo perfettamente affilato e di una mano che pian piano impara a lavorare sempre meglio il legno. Il mio Maestro però non ha mai sopportato questa cosa, dicendo che conta quello che rimane sotto al truciolo e non il truciolo. Io non sono del tutto d’accordo. Sicuramente conta il lavoro finito, ma c’è una complementarità fra il truciolo ed il legno da cui si è rimosso il truciolo stesso. Fanno parte uno dell’altro. Un buon truciolo lascerà una buona traccia sul legno, decisa e senza strappi della venatura. Un brutto truciolo lascerà un brutto segno. Non mi fraintendete, non sono così folle da dare troppa attenzione ai trucioli, ma quello che voglio far capire è che è una filosofia di lavoro, in cui nulla è lasciato al caso, neppure un semplice banale truciolo.

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