Il manico – lucidatura

La tastiera ormai è incollata. A questo punto inizia la rifinitura del manico. È una fase molto delicata, perché il manico deve essere scorrevole e senza il minimo difetto superficiale. La mano del musicista vi deve scorrere liberamente nel cambiare le posizioni e non possono essere presenti difetti superficiali (bozzi o avvallamenti del legno) che rendano difficoltoso o irregolare il movimento della mano.

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Manico di violino in fase di lucidatura.

Una volta incollata la tastiera, si ricontrolla che questa sia perfettamente a filo con il manico, ed eventualmente si fanno piccole correzioni con una rasiera (Le rasiere), in modo che alla fine non si senta il minimo scalino fra tastiera e manico.
Quando siamo soddisfatti del lavoro fatto sul manico, che comunque era già stato lavorato in precedenza, arriva il momento della sua lucidatura finale. Il manico non viene verniciato e le ragioni sono chiaramente comprensibili. Intanto la vernice durerebbe ben poco a causa del continuo scorrimento della mano del musicista. Non solo, la vernice non dà un ottimale scorrimento della mano, ma tende anzi a renderlo meno fluido e scattoso, aumentando il grip nei confronti della mano. Quindi il manico va lasciato in legno grezzo, ad esclusione di una piccola area più o meno sfumata in corrispondenza delle due curve: quella superiore della testa e quella inferiore della nocetta. Ma il manico, anche se non verniciato in senso stretto, subisce comunque un trattamento superficiale. Questo per vari motivi: parziale protezione del legno, coloritura e non ultimo per migliorare lo scorrimento della mano.

Quindi una volta finito il manico con carte abrasive finissime, o con abrasivi naturali molto delicati come l’equiseto, si può procedere alla sua coloritura. La coloritura ovviamente non è essenziale, ma conferisce al manico, fin da subito, un aspetto un po’ invecchiato e scuro che crea meno stacco cromatico con il resto dello strumento verniciato. Esistono molti modi per colorire il legno, dal trattamento con una soluzione diluita di bicromato di potassio, al trattamento con una soluzione di nitrito di sodio o di potassio seguita da esposizione al sole o UV, ai più semplici e salutari trattamenti con soluzioni diluite di tè nero o di caffè, e così via…

Una nota sul bicromato di potassio. È un composto molto tossico, di colore arancione, contenente Cromo nello stato di ossidazione VI, cancerogeno e mutageno. La sua formula chimica è K2Cr2O7. Utilizzarlo proprio per quella parte dello strumento che si troverà sempre a contatto con le mani del musicista a mio avviso non è proprio una cosa bella! Eppure viene utilizzato da molti liutai in quanto è un procedimento storico. Altro aspetto del bicromato di potassio che molti lamentano è che tende sì a scurire il legno, ma con il tempo gli conferisce un colore verdastro non gradevole. Visto che sono un chimico, lasciatemi spiegare perché questo accade. Il Cromo(VI) del bicromato è un fortissimo ossidante e tende quindi ad agire sul legno favorendo una rapida ossidazione superficiale che conferisce quell’aspetto invecchiato e scuro, ma in queste reazioni di ossidoriduzione, il Cromo(VI) si riduce a Cromo(III) che è uno ione di colore verde. Ecco perché il legno trattato con bicromato nel tempo tende sempre più a virare al verdastro.

Se si gioca a fare un po’ di prove su dei pezzetti di legno, si scoprirà che con del tè nero o con del caffè diluito si ottiene comunque una bellissima tinta del legno del manico.

Dato al legno un leggero tono più scuro, si può applicare un sottilissimo strato di vernice che non serve assolutamente a dare spessore, ma semplicemente funziona come fondo turapori, per poi rendere la superficie del manico perfettamente liscia e livellata. Io mi trovo bene con della semplice gommalacca sciolta in alcool etilico al 20% circa e passata sul legno grezzo del manico con un tampone, in modo che riempia i pori, ma non faccia spessore. Infine si può passare, sempre con uno straccio, dell’olio, come per esempio l’olio paglierino, in quantità minime e togliendo ogni eccesso, giusto per rendere il manico davvero perfettamente liscio e migliorarne la scorrevolezza.

Quello che ho descritto a grandi linee è solamente uno dei metodi di trattamento del manico, ne esistono molti altri ed ogni liutaio come al solito, finisce per ‘affezionarsi’ al suo metodo. 😊 Ma vi prego, lasciate perdere il bicromato! Siamo già abbastanza in contatto con sostanze tossiche in questo mondo, evitiamo almeno di spargere del cromo esavalente sulle mani dei violinisti e dei liutai!

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Ulteriore vista del manico di violino finito.

Un cenno sulla tastiera. Questa era già stata lavorata in precedenza (Alleggerire la tastiera – L’ebano in liuteria). Prima di montare le corde, si possono passare sulla tastiera dei prodotti lucidanti specifici per ebano, una sorta di polish per ebano, ma in realtà una energica passata con un panno di cotone un po’ ruvido (tipo il tessuto dei jeans!) dopo carte abrasive finissime, conferisce già all’ebano un aspetto perfettamente lucido. È bene anche ricontrollare la rettifica della tastiera e la sua concavità anche dopo l’incollaggio definitivo ed eventualmente correggere a rasiera ogni minimo difetto che si osservi. Ricordate che i musicisti sono molto esigenti sulla tastiera!

La prossima volta vedremo un altro aspetto importante di questa fase finale della montatura del violino che è la lavorazione del capotasto superiore. Infatti, prima di posizionare le corde occorre abbassare il capotasto in modo che l’altezza sulla tastiera (ora in posizione fissa) segua un preciso andamento dalla corda più grave a quella più acuta, occorre lavorarne i bordi laterali così che non siano di intralcio alla mano del musicista, aggiustare la curvatura verso la cassetta dei piroli ed infine realizzare le tacche di posizionamento delle corde con delle specifiche limette.