Lavorare con le mani, arte o artigianato?

Mi capita spesso di riflettere sulla bellezza di questo antico mestiere: il liutaio. Un po’ come in tutti i lavori in cui si crea qualche opera con le proprie mani, arriva sempre naturale la considerazione se si tratti di opere di arte o di opere di artigianato. E mi sono chiesto più volte qual è esattamente la differenza fra arte e artigianato. Conosco dei liutai che non disdegnano essere chiamati artisti, o al limite artisti artigiani. Mentre altri liutai, quasi si offendono se li chiami artisti perché loro si ritengono unicamente degli artigiani. Per cui, curioso come sono, ho pensato a lungo a questa interessante sfumatura e ho cercato di chiarirmi un po’ le idee circa il confine che esiste fra arte e artigianato. Ovvero ho cercato di capire, ponendomi delle domande, quando si possa considerare di aver passato quella linea di demarcazione per cui un oggetto, diciamo un’opera artigianale in generale, che è il frutto delle nostre mani e del nostro ingegno, possa considerarsi anche, con accezione più nobile nell’immaginario collettivo, come un’opera d’arte.

 “Dopo tutto un’opera d’arte non si realizza con le idee, ma con le mani.” (Pablo Picasso)

Nel corso di questa esposizione delle mie riflessioni, per fare degli esempi mi riferirò in particolare al contesto della liuteria, a me più vicino.

Intanto iniziamo con una definizione linguistica. Vediamo cosa dice il Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani, alla voce Artigiano:

Chi esercita un’arte (meccanica). Diversifica da Artefice, che sebbene addetto a lavori di mano, ha senso men basso ed è usato anche in senso metaforico… Il nome poi di Artista è consacrato più propriamente a denotare chiunque esercita le belle arti, come la pittura, la scultura, la musica, ed oggi anche l’arte drammatica.

Storicamente la distinzione fra arte e artigianato si può collocare in epoca Rinascimentale, quando si volle rivendicare l’aspetto nobile e intellettuale che accomunava le Arti. Nel 1563 a Firenze nacque la più antica Accademia di Belle Arti del mondo, l’Accademia delle Arti del Disegno, fondata da Cosimo I de’ Medici su consiglio dell’architetto aretino Giorgio Vasari.

Ma come si fa a capire quando si parla di arte e quando si parla di artigianato? Secondo una prima definizione si potrebbe prendere in considerazione l’aspetto funzionale dell’opera creata. Nel senso che, come si suol dire, un’opera considerata d’arte è fine a sé stessa, avendo un valore meramente estetico, decorativo ed emozionale. L’arte può mostrare sfarzo, opulenza, ricercatezza, nobiltà, ma non ha una funzione pratica tangibile. Mentre un’opera considerata d’artigianato ha una funzione specifica, cioè è funzionale a qualcosa di pratico. Un esempio banale, la statua o il dipinto stanno esposti in un museo o in una casa ma non hanno una funzione pratica, se non quella estetico-decorativa. Un violino, invece, oltre ad essere bello alla vista, è fatto per produrre musica. E tuttavia non sono assolutamente d’accordo con questa distinzione banale e troppo semplificativa. Primo perché anche un’opera d’arte ha una funzione, che non sarà pratica in modo diretto, ma la fruizione artistica corrisponde comunque ad un desiderio di appagamento spirituale ed intellettuale che fa parte della vita dell’uomo. Anche la più banale funzione ornamentale non è pur essa una funzione dell’opera d’arte? E poi, sarebbe forse come dire che un’opera artigianale non abbia anche un valore estetico ornamentale? Un violino non appaga forse anche la vista per la sua armonia estetica, oltre che gli altri sensi nel produrre musica? Continuando, il Duomo di Firenze, solo per fare un esempio fra la moltitudine dei capolavori architettonici in giro per il mondo, non ha anche una funzione pratica di edificio realmente utilizzabile per vari scopi? Insomma, per farla breve, credo che la distinzione fra opera d’arte e opera d’artigianato, basata solamente su questo aspetto della funzionalità e della fruibilità, finisca per essere poco conclusivo, facilmente contestabile sotto molteplici punti di vista.

Alcuni tentano poi di separare arte e artigianato sulla base delle emozioni (amore, passione, estasi, dolore, allegria, stupore, paura, soggezione, spiritualità solo per dirne alcune) suscitate dall’osservazione dell’opera d’arte.

Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista.” (San Francesco d’Assisi)

Nell’estremo limite, si entra quasi, se vogliamo, nella definizione della sindrome di Stendhal, detta anche sindrome di Firenze (città in cui si è spesso manifestata). Essa è una affezione psicosomatica che provoca effetti fisici quali tachicardia, capogiro, vertigini, confusione e allucinazioni in soggetti particolarmente suscettibili messi al cospetto di opere d’arte di straordinaria bellezza, specialmente se esse sono compresse in spazi limitati. Il nome deriva dallo scrittore francese Stendhal, pseudonimo di Marie-Henri Beyle (1783-1842), che ne fu personalmente colpito nel 1817, e ne diede una descrizione nel suo libro “Roma, Napoli e Firenze”:

Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere.

Ma anche in questo caso non si può essere completamente d’accordo con questa distinzione. Sarebbe come dire che un’opera d’artigianato non può suscitare emozioni o commuovere chi la osserva? Il suono di un violino non è anche esso opera d’arte facente parte del violino stesso? O peggio ancora si vorrebbe dire che tutte le opere d’arte suscitano emozioni, in base a questa definizione? Personalmente molte di quelle considerate oggi giorno opere d’arte contemporanea mi lasciano nell’indifferenza più totale. Ritengo che anche questa distinzione sia troppo soggettiva e labile per essere considerata una valida demarcazione fra arte e artigianato.

Per mio personalissimo parere, finché si continua a guardare all’opera finita isolata, non sarà mai chiara la distinzione fra arte e artigianato. Se si guarda, invece, a quella fase temporale della realizzazione dell’opera, al suo creatore e al contesto storico, allora si possono fare delle ben più interessanti considerazioni. L’artigianato tende di solito ad essere più conservativo, anche nella trasmissione delle conoscenze, di generazione in generazione. Basta pensare alla liuteria classica, ai canoni di costruzione del violino, definiti in parte già a partire dalla seconda metà del 500 con gli Amati a Cremona, con Gasparo da Salò a Brescia, poi standardizzati con Stradivari nel ‘700 nell’epoca d’oro della liuteria Cremonese. Canoni che ancora oggi vengono seguiti e tramandati nelle botteghe. Il Maestro, in liuteria, o in generale nell’artigianato, mantiene quello status di depositario di grande esperienza e saggezza o sapienza a cui l’allievo tende nella sua crescita professionale. L’artista invece, pur avendo un Maestro, se ne discosta e cerca di superarlo nella personale concezione dell’arte. Ancora oggi si costruiscono violini su modelli di Stradivari, Guarneri e molti altri liutai del passato che hanno raggiunto quasi una perfezione estetica e sonora. Nell’arte invece non è così. Si può apprendere una tecnica pittorica, ma non per questo continuare ad imitare un dipinto di un grande pittore del passato. L’arte forse è più libera, molto meno conservativa, più unica, personale, senza canoni o regole strette a cui attenersi, rispetto all’artigianato. È una forma di espressione della propria personalità, della sensibilità, delle proprie emozioni e stati d’animo, che finisce per liberarsi anche dalla richiesta del committente per esprimere la propria soggettività attraverso il sentimento che la genera. L’artigianato, invece, spesso tende a creare opere, pur sempre con l’impronta della propria personalità, essendo il frutto di un lavoro manuale, quindi strettamente personale, ma di fatto più o meno riproducibili e ad imitazione di qualche modello standardizzato.

In base a queste considerazioni, entra in gioco anche la creatività dell’artigiano o dell’artista. L’artista cerca continuamente qualcosa di nuovo, anche affacciandosi verso mondi inesplorati. Anzi spesso tende a stupire con qualcosa di provocante e di innovativo. L’opera d’arte che invece imita e cerca di riprodurre il Maestro, cercando di raggiungerne le abilità e la sapienza, diventa prevalentemente un’opera di artigianato. Come accennavo, anche nelle forme artistiche in cui si imparò ad imitare una tecnica o un modo di dipingere, tale imitazione si limitava appunto alla maniera di pitturare o di applicare il colore o le pennellate sulla tela o sul muro, ma non si usavano modelli ripresi dal Maestro per farne delle copie esatte.

Questo non vuol dire che nell’artigianato non esista creatività. Ma è una creatività volta comunque a mantenere degli standard iniziali immutati, cioè dei canoni classici che rimangono come tali. Intorno a questi c’è una certa libertà di azione dell’artigiano. È una creatività utilizzata per portare a miglioramenti nella fruizione dell’opera, pur rispettando quei canoni classici. Ogni vera opera artigianale sarà diversa dall’altra, perché pur utilizzando quello stesso modello di riferimento, diversa sarà la materia prima (ad esempio in liuteria ogni pezzo di legno è diverso dall’altro) e rifletterà ogni volta la sensibilità, lo stato d’animo, la fretta o la calma, la personalità, in una parola, la mano, dell’artigiano che la esegue. Nella liuteria, il fatto di realizzare strumenti seguendo i modelli classici, non vuol dire che non ci possano essere spunti creativi per portare ad ulteriori miglioramenti delle proprietà sonore degli strumenti e della loro riproducibilità. Esiste quindi comunque una sperimentazione costante per raggiungere la conoscenza, la sapienza, l’esperienza, chiamatela come vi pare, insomma per tendere alla propria realizzazione professionale.

La tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri” (Gustav Mahler)

Succede poi che l’artigiano, nel tempo, possa guadagnare lo stato di artista, ma spesso avviene a posteriori, molto tempo più tardi, quando avviene una sorta di riconoscimento collettivo del valore delle sue opere e della loro fruizione. I violini di Stradivari o di Guarneri oggi valgono decine di milioni di euro, al pari di qualche dipinto di un famoso pittore. Eppure rimane uno strumento musicale nato per fare musica. Ma di fatto quando si guarda un violino di Stradivari si ha più la tendenza a considerarlo un’opera d’arte che non un’opera di un semplice artigiano. Forse in questo ha avuto un forte impatto il passaggio dall’epoca Romantica. Ma in ogni caso entrano in gioco anche fattori emozionali e storici, di collezionismo, che possono condurre dallo status di opera artigianale a quello di opera d’arte. Se non è troppo azzardato direi che l’artigianato è solo il mezzo per arrivare all’arte attraverso un percorso di riconoscimento collettivo del valore emozionale, critico e storico delle proprie opere.

Il genio può riguardare sia l’arte, sia l’artigianato. Il creatore di cose belle capaci di suscitare emozioni in chi le osserva, o anche in che le utilizza (come un violino dal bellissimo suono che viene utilizzato per produrre splendide melodie) può facilmente ascendere dal ruolo di artigiano a quello di artista. Molti artisti, del resto, hanno intrapreso la propria attività formandosi come artigiani in importanti botteghe di altri artisti o artigiani. Ma diventare artisti non è facile come essere artigiani. Prendendo sempre lo spunto della liuteria, il violino da me realizzato, non suscita certo le emozioni di un violino di Stradivari! E, giusto per scherzare un po’, di strada ne avrò da fare per arrivare ad essere considerato un artista!

Sulla capacità di creare ‘bellezza’ manipolando la materia ci sarebbe poi da aprire una digressione a parte, ma non è qui che intendo farlo. Lascio solo delle domande. Cos’è la bellezza? Esiste la perfezione nel concetto di bello? Io credo piuttosto che la bellezza di un’opera sia l’effetto di suggestione, generato sui nostri sensi, da una moltitudine di imperfezioni in armoniosa relazione fra di loro.

La Bellezza ha tanti significati quanti umori ha l’uomo. La bellezza è il simbolo dei simboli. La bellezza rivela tutto perché non esprime niente.” (Oscar Wilde)

Spingendoci oltre e per concludere, potremmo dire che ogni artista è anche in un modo o in un altro un artigiano, lavorando con le proprie mani e con l’ingegno per creare la sua opera d’arte. Forse il contrario non è altrettanto scontato, ovvero un artigiano non necessariamente crea opere d’arte, pur lavorando con le mani e con l’ingegno, con abilità e sapienze accumulate per una vita. L’opera artigianale diventa artistica nel momento in cui assume per svariati motivi un valore emozionale e trascendentale che la eleva dal rango di mero oggetto fruibile, ad uno più spirituale, nobile ed intellettuale, intangibile, ma altrettanto misteriosamente fisico.

Alla luce di tutte queste considerazioni, vi chiedo, esiste davvero una linea di demarcazione fra arte e artigianato?

Le opere d’arte sono sempre il frutto dell’essere stati in pericolo, dell’essersi spinti, in un’esperienza, fino al limite estremo oltre il quale nessuno può andare.” (Rainer Maria Rilke)

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