Il “reagentario” chimico del liutaio

Ogni liutaio ha un vero e proprio “reagentario”! Colla, Colori, pigmenti, vernici ad alcool o ad olio, sali inorganici vari, alambicchi per la preparazione delle vernici, estrattori, distillatori, fornellini, boccettine varie con vernici colorate e soluzioni per i più vari esperimenti di coloritura del legno. Tutto rigorosamente etichettato. Non c’è bottega di liutaio in cui sia stato, dove non abbia trovato almeno un’intera vetrina piena di queste cose! Un “reagentario” ed un corredo di vetreria degno di un laboratorio alchemico del 1600. Non nascondo che anche per me è così! Unite poi nel mio caso il fatto che sono un chimico, ed il tutto si amplifica alla ennesima potenza!

IMG_20180118_175218.jpg
Il mio armadio con resine, essenze, vernici e colori.

Come ho scritto in precedenti articoli (Verniciatura (prima parte) – Vernice ad olio o ad alcool?), l’enorme attenzione rivolta già a partire da metà ‘800 nei confronti della vernice degli antichi liutai cremonesi, con particolare riguardo a Stradivari, ha fatto sì che intorno alla vernice si creasse un mito. Ogni liutaio allora prova e riprova, sperimenta, cambia vernice, alla ricerca dei “segreti” perduti. E a tale riguardo volevo fare una riflessione. Da quando mi occupo di liuteria ho potuto vedere tantissimi tipi di vernici. Tutte diverse, ma in fondo tutte uguali. Tutte uguali nel senso che le materie prime a cui si gira attorno sono sempre le stesse. Tutte diverse per proporzioni dei componenti, natura del solvente, colore, metodo di applicazione, etc… Eppure si continua da secoli a provare e riprovare sulle vernici, senza sosta, senza mai arrivare ad una ricetta finale che convinca tutti gli addetti ai lavori. E mi sono chiesto, ma esiste una ricetta finale? Una ricetta che in quasi tre secoli di esperimenti non sia già stata provata? C’è di mezzo anche un fattore estetico e quindi non sarà mai possibile avere una vernice che appaghi tutti.

Io trovo singolare che fra i cimeli Stradivariani, comprendenti centinaia e centinaia di oggetti provenienti direttamente dalla bottega del grande Maestro, non ci siano alambicchi o attrezzi che lascino pensare che egli preparasse o cuocesse da sé la vernice. Anche nel testamento olografo di Antonio Stradivari, si parla di tre boccioni di vernice pronta, ma non si trova niente che facesse pensare ad uno Stradivari impegnato a cuocere resine e preparare la vernice come uno speziale. Molte ipotesi sono state fatte proprio sul fatto che Stradivari semplicemente acquistasse la vernice da uno speziale della città, magari dando specifiche direttive sul colore, sulla composizione, sulle proprietà della vernice etc… Ricordiamo che esistevano le corporazioni a quei tempi, e gli speziali non facevano parte della stessa corporazione dei liutai.

Eppure oggi la verniciatura è una fase in cui tutti i liutai si sono trasformati in chimici. Del resto è pur vero che oggi giorno le vernici commerciali industriali non sono certo adatte per un uso in liuteria. Però esistono delle ditte che producono ottime vernici, soprattutto ad olio, ad utilizzo specifico per liuteria.

Anche a me, come dicevo, piace sperimentare. Ho preparato vernici ad alcool e non ci vuole molto, visto che basta sciogliere in alcool delle resine, e ho preparato vernici ad olio cuocendo resine all’aperto in giardino tra densi fumi bianchi. Ci ritrovo qualcosa di antico in tutto ciò, che mi fa amare ancora di più questo mestiere. Mi mette a contatto diretto con la materia e la sua trasformazione alla ricerca di una realizzazione intima e personale. E poi rispetto alle vernici acquistate, farle da sé significa avere maggiore consapevolezza di ciò che si sta facendo, della loro composizione, e si può modificarle fino a raggiungere un risultato che ci soddisfi sempre di più.

cropped-img_20170923_144002.jpg
Cottura di resine per vernice ad olio.

Altro aspetto molto importante di questa costante sperimentazione alla ricerca della propria realizzazione professionale, è quello di prendere nota di tutto quello che si sta facendo. Tenere un quaderno con le prove fatte e i risultati ottenuti aiuta a non ripetersi, evitando perdite di tempo in futuro, ma soprattutto serve per ricordarsi dei miglioramenti ottenuti. Io tengo un quaderno dove annoto tutte le ricette delle vernici preparate, sia ad alcool, sia ad olio, ed un quaderno con tutte le misure per la costruzione degli strumenti prese dal mio Maestro durante le lezioni in bottega. Li custodisco come due tesori! Chissà se in un futuro saranno anch’essi cimeli preziosi oppure carta da gettare! 😊

Ora, Lege, Lege, Lege, Relege, Labora et Invenies. (Mutus Liber, XIV)