La passione, vivere di liuteria

Nella vita esistono i sogni, le ambizioni, ed esiste l’abitudine. L’abitudine delle comodità, di avere un lavoro fisso pagato dignitosamente ma che in fondo non ti piace, l’abitudine di alzarsi ogni mattina e ripetere sempre gli stessi gesti, le stesse cose anno dopo anno. Una prigione senza grate, anzi con la libertà apparente di poter scegliere, di poter fare quello che si vuole, ma pur sempre una prigione. La prigione dell’abitudine! Come disse Pablo Neruda: “Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca o colore dei vestiti, chi non rischia, chi non parla a chi non conosce…”

Ecco, io mi sono stancato di questa abitudine. La liuteria è entrata nella mia vita qualche anno fa, ed è stato subito amore. Prima di dedicarmi allo studio della liuteria, ho avuto una formazione scientifica, laureandomi come Chimico, e lavorando prima per due anni in un gruppo di ricerca all’interno dell’Università e poi per nove anni in una ditta privata, sempre nel settore chimico. Ma con il passare del tempo ho scoperto che non era la mia vita. Ed è stato un incubo di crescente intensità. Sì perché quella maledetta abitudine è subdola e davvero convincente e la mente cerca di fare di tutto per evitare brutali cambiamenti e mantenere quello stato di tranquillità e sicurezza. Un buon lavoro in una grande azienda, lo stipendio fisso, tutto al suo posto. Inconsciamente è la condizione ideale per vivere senza troppe complicazioni. E forse per dei meccanismi psicologici riconducibili ad una manciata di reazione biochimiche, la mente fa di tutto per dirti: “questa è la tua situazione ideale! Non vorrai mica lasciare il lavoro fisso, senza sapere quello che potrà accadere? Ritrovarsi inizialmente senza un lavoro? come si farà a vivere?” I parenti di solito rafforzano la dose. Ed inizia la lotta interiore fra questo mantenimento dell’abitudine per comodità, e una voce prepotente che ti dice di seguire il tuo cuore, la tua passione, di rischiare, di provare. Quella apparente comodità non ti fa stare bene, ti genera depressione. Se non si prova a lanciarsi nella vita, le realizzazioni e le soddisfazioni non arrivano da sé. In effetti nella storia, quasi tutte le persone di grande successo, che hanno costruito veri e propri imperi dalla loro passione, si sono lanciate nel vuoto, rischiando, riversando tutte le proprie energie e le proprie motivazioni in quella passione. Non sarà stato tutto facile fin dall’inizio, le difficoltà da superare saranno state moltissime, ma alla fine con la passione e con la perseveranza, ci sono riusciti. Vivere della propria passione! Io credo che questa sia la vera realizzazione della libertà dell’uomo. Dipendere solo da se stessi, e vivere con quello che si sa fare con le proprie mani ed il proprio ingegno. L’appagamento interiore che ne consegue è capace di elevare l’individuo ad uno stato spirituale superiore. Forse sto esagerando e si finisce per sfociare nella ricerca alchemica della pietra filosofale. Ma credo fermamente che alla fine questa ricerca costituisca l’appagamento dell’individuo che consegue dal raggiungimento del sogno della propria vita professionale ed interiore.

La liuteria è una vera professione artigianale, non un passatempo. Se si vuole ambire a diventare dei veri liutai, stimati e riconosciuti, e vivere della liuteria, bisogna dedicarvi una grandissima quantità di tempo e di energia. Molti si sentono dei liutai affermati appena usciti da una scuola di liuteria. Ma non è così. Le scuole, ovvero i Maestri, insegnano le basi, ma il percorso che ci porta ad apprendere davvero la liuteria, può essere solo personale. Il Maestro farà vedere il suo metodo, quello che ha imparato con l’esperienza, la sua sapienza, ma poi l’allievo dovrà faticare per trovare la sua via per la conoscenza. Solo con il duro lavoro e con le proprie capacità si potranno raggiungere dei risultati. Ci saranno dei fallimenti, dei successi, delle delusioni e delle grandi soddisfazioni e tutto farà parte della propria lenta crescita e del passaggio dallo stato di allievo a quello di Maestro.

Per quel che mi riguarda, ho deciso di fare della liuteria la mia vita. Mi sono stancato di fare una vita tale per cui ogni mattina fatico ad alzarmi perché mi manca la motivazione di seguire la solita routine dell’abitudine. Non è lì che il mio cuore e la mia mente vogliono essere ogni giorno. Io sto bene quando sono insieme ad i miei violini. Sono solo all’inizio della mia vita da liutaio, ed ho ancora da superare diverse difficoltà. Ma ci credo profondamente. La strada sarà ancora piena di sacrifici, ma il bivio ormai è passato ed ho già fatto la scelta della direzione.

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Il mercato della liuteria è molto complesso e dinamico. Il proprio nome conta molto. Nel senso che bisogna guadagnarsi la fiducia dei propri clienti. Inoltre, come sempre amo ripetere, il liutaio è un artigiano, ma non costruisce mobili, costruisce strumenti che devono suonare! Quindi la condizione essenziale per vendere i propri strumenti prima ancora che siano belli, è che suonino bene. Si suole dire che uno strumento bello ma che non suona, rimane in vetrina. Uno strumento brutto ma che suona bene, si vende, magari a minor prezzo, ma si vende. Uno strumento bello e che suona bene è la condizione ideale per vendere bene lo strumento.

Molto importante per crescere è continuare a confrontarsi con altri Maestri liutai. Non fossilizzarsi su quello che si è appreso dalla scuola. Spesso i Maestri daranno dei pareri estetici che non sono in piena sintonia con i nostri canoni estetici, ma questo non importa. Anche questo conta ed è importante per farsi conoscere nell’ambiente. È importante sentire voci diverse, per avere nuovi stimoli e punti di vista a cui non si era pensato. Solo così si può crescere. Chiaramente è di fondamentale importanza frequentare anche i musicisti, per fargli provare gli strumenti ed avere pareri sul suono, che è l’aspetto più importante, e nella speranza che li vogliano acquistare dopo provati! 😊 A me poi interessa in particolar modo anche la strada del restauro degli strumenti antichi. Ma vado per gradi, intanto è importante affinare la propria tecnica ed imparare a costruire dei buoni strumenti. Poi vedremo in futuro.

Ma il consiglio che posso dare agli altri è di aver coraggio, di studiare, di seguire la propria ambizione con perseveranza. Siate avidi di sapere. E più espandete la vostra conoscenza, più siate avidi di conoscenza. Cadere nella trappola dell’abitudine conduce spesso alla morte dell’ingegno e all’infelicità.

Vi lascio con alcune frasi dal famoso discorso di Steve Jobs all’Università di Stanford del 2005.

Il lavoro riempirà gran parte della vostra vita e l’unico modo per essere veramente soddisfatti è quello di fare ciò che pensate sia il lavoro migliore. E l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi…

Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario….

Siate affamati, siate folli – Stay hungry, Stay foolish.”

(Steve Jobs, Discorso all’Università di Stanford, 12 giugno 2005)

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