Il ponticello

Il ponticello è una parte molto importante e delicata degli strumenti ad arco. Ha una funzione acustica di primaria importanza in quanto è quell’elemento che permette l’accoppiamento fra due oscillatori meccanici: le corde e la cassa armonica di risonanza. Abbiamo già visto in un precedente articolo (Il Lupo negli strumenti ad arco) che il ponticello può essere visto come un accoppiatore acustico e descritto in fisica acustica come un’impedenza di un sistema di oscillatori. Ma tralasciando questi aspetti più teorici, vediamo quali sono le caratteristiche generali che deve avere un buon ponticello.

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Ponticello di  un violino.

Intanto deve trasferire le vibrazioni dalla corda alla cassa armonica. È chiaro però che il ponticello, oltre a costituire un mezzo di trasferimento, fa anche da massa di resistenza a questo passaggio libero di vibrazioni. Se il ponticello oppone una forte resistenza (o impedenza), il trasferimento non sarà efficace e gran parte dell’energia vibrazionale viene “smaltita” dalle corde e dal ponticello stesso, ottenendo un suono con poco volume e un timbro metallico. Al contrario però un ponticello troppo “leggero” ovvero troppo efficace nel trasmettere le vibrazioni, può portare ad uno smorzamento troppo efficace e rapido della vibrazione delle corde. Quindi il ponticello ideale deve permettere un flusso di trasferimento di energia ottimale da corde a cassa, non troppo rapido, ma neppure troppo lento. Facile no? 😊

In realtà proprio per questi motivi costruire un buon ponticello non è per niente facile. Richiede molta esperienza, a partire dalla scelta del legno, fino alla forma finale del ponticello e alle sue dimensioni.

Partendo dal legno, il ponticello di solito è realizzato in acero di ottima durezza. La venatura stretta e regolare, quanto più possibile diritta, e perpendicolare ovviamente alle corde. Dico ovviamente perché il ponticello deve sostenere la pressione delle corde e quindi è facile intuire che se la venatura fosse parallela alle corde tenderebbe ad aprirsi sotto il peso delle corde stesse. Il ponticello si ricaverà quindi da uno spicchio a taglio radiale, come mostrato nella figura che segue.

Di solito il liutaio non realizza il ponticello da zero, ma acquista dei ponticelli grezzi, da ditte specializzate nella loro produzione. Questi ponticelli devono essere comunque lavorati dal liutaio. Lavori che consistono nell’adattare i piedini in modo che si abbia un contatto perfetto con la cassa dello strumento, in un alleggerimento della struttura, portando il ponticello al giusto spessore, e ampliando i fori interni, con lo scopo non solo di alleggerire ma anche di abbellire la forma e metterci un po’ di personale, compresa la smussatura degli angoli. Altro lavoro fondamentale da farsi sul ponticello è quello della lavorazione della sua curvatura superiore, dove poggeranno le corde, adagiate in delle apposite tacche ricavate con una limetta. Questa curvatura è fondamentale perché deve adeguarsi a quella della tastiera e perché da essa si determina l’altezza delle corde sulla tastiera. Questo parametro, l’altezza delle corde sulla tastiera, benché vi siano dei valori generici di riferimento, non è fisso ed è uno di quei parametri che spesso il musicista chiede di adattare alle proprie abitudini. La curvatura del ponticello dovrà tenere conto del fatto che dalla parte delle corde gravi sarà più alta rispetto alle corde acute. Questo prevalentemente per esigenze di tecnica esecutiva con la posizione dell’arco e per fare in modo di effettuare anche i bicordi (due corde suonate simultaneamente con l’archetto). Inoltre, la corde più gravi sono più spesse, vibrano con ampiezze maggiori e si trovano ad una distanza maggiore dalla tastiera per evitare anche di sfregarvi durante l’esecuzione, producendo strani rumori indesiderati.

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A sinistra: ponticello grezzo, a destra: ponticello adattato alla cassa e alleggerito.

Esistono ponticelli grezzi di svariate qualità in commercio e di marche più o meno conosciute. Consiglio di non risparmiare mai nella scelta del ponticello e di andare sempre sulla primissima qualità. Un ponticello di qualità, non solo avrà migliori proprietà di trasmissione della vibrazione, ma avrà anche un altro importante requisito, quello della robustezza. Capita non di rado vedere ponticelli da pochi euro realizzati con un legno non sufficientemente duro, che lentamente sotto la pressione delle corde cedono e si piegano, fino ad arrivare in alcuni casi estremi anche a spezzarsi. Di solito quando si sceglie un ponticello non si guarda molto all’aspetto estetico, ma a quello sonoro. Tutt’al più fra i ponticelli di ottima qualità e con simili sonorità, si può effettuare una scelta estetica, in base a quanto il legno presenti più o meno evidenti le tipiche macchie più scure dell’acero. Una prassi, un po’ come si usa per anche per testare il legno dell’anima dello strumento, è quella di lasciare cadere il ponticello da 20-30 cm su una superficie piana, e sentire il suono che emette nella caduta. Sembra assurdo, ma se si provano 10 ponticelli anche di primissima qualità, nessuno emetterà lo stesso suono. Si preferiranno quei ponticelli che danno un suono squillante, di maggiore intensità, scartando invece quelli che producono alla caduta un suono sordo, che si smorza subito. È chiaro che si tratta solo di un espediente per una prima selezione della qualità del legno, ma non dà certo alcuna garanzia della qualità dello strumento. Molto dipenderà poi dall’abilità e dall’esperienza del liutaio nel lavorare il ponticello per portarlo da grezzo qual è, a finito. Ed è anche scontato che se un ponticello di qualità e lavorato ottimamente può fare la differenza su un buon violino, le qualità e le potenzialità sonore dello strumento non potranno essere stravolte da un ponticello. In altre parole, un violino che suona male, non diventerà uno Stradivari solo con un buon ponticello di prima scelta.

Alcuni liutai trattano il legno del ponticello, talvolta con lo scopo di indurire il legno, ma generalmente con lo scopo di scurirne leggermente il colore. Ad esempio del caffè molto diluito o del tè danno al ponticello un aspetto più anticato che magari si adatta meglio all’estetica del violino.

Relativamente alla posizione del ponticello, la regola è che le tacche interne delle ff debbano cadere a metà dei piedini del ponticello. Sappiamo che la posizione delle tacche interne definisce una distanza fondamentale, ovvero quella dal bordo superiore alle tacche stesse, che sommata alla distanza dal bordo superiore al capotasto superiore definisce il diapason ovvero la lunghezza della corda vibrante. Uno dei due piedini del ponticello, quello dalla parte delle corde gravi, si troverà sopra la catena, mentre l’altro piedino, dalla parte delle corde acute, servirà da riferimento per la posizione dell’anima (L’anima del violino, questa misteriosa!). Il ponticello poi dovrà essere in posizione simmetrica rispetto alla mezzeria del piano, ma questo dipende molto anche da quanto siamo stati precisi nell’incollare diritti manico e tastiera!

Il ponticello ha due facce, una diritta e una inclinata, ricordando una sorta di triangolo rettangolo e non isoscele. La faccia diritta è quella posteriore, che dovrebbe cadere a 90° sul piano musicale, parallela alla colonnina delle CC (pur che la colonnina delle CC sia perfettamente verticale!). L’altra faccia è inclinata e nella parte superiore ne viene ridotto lo spessore, in modo da avere una limitata superficie su cui poggiano le corde. Ad esempio per un violino questa zona è larga circa 1-1.5 mm. Per segnare le tacche su cui si posizionano le corde si utilizzano delle limette di diverse spessore. Esistono proprio dei set di limette per ciascuna corda, di spessore simile a quello della corda stessa. Ovviamente le tacche si segnano quando siamo sicuri di posizione, centratura e altezza. In ogni caso, su un violino nuovo conviene tenersi a delle misure canoniche, magari leggermente in eccesso, soprattutto per quel che riguarda l’altezza delle corde sulla tastiera, così, se il musicista lo chiede, da poter avere ancora margine per aggiustamenti successivi.

Una parte non semplice del lavoro di adattamento di un ponticello grezzo su uno strumento è quella dell’adattamento dei piedini in modo che, come ho detto, abbiano un contatto perfetto con la superficie curva del piano armonico. Questo si può fare in vari modi. Si può fare ad occhio, tentativo dopo tentativo, utilizzando un coltellino affilatissimo per modellare la superficie di appoggio del piedino. Si può utilizzare una striscia di carta abrasiva distesa sul piano armonico, nella zona centrale, larga poco di più della larghezza del ponticello, su cui il ponticello stesso viene fatto scorrere avanti e indietro mediante un apposito sostegno che garantisca di mantenerlo alla giusta inclinazione. Oppure un altro sistema è quello di utilizzare un foglio di carta carbone sul piano armonico e di appoggiarvi sopra il ponticello così da aver marcati in quali punti rimuovere ancora legno dai piedini fino ad avere un contatto perfetto. Attenzione in tal caso alla carta carbone perché talvolta rilascia degli inchiostri tenaci sul piano armonico, che poi si fa molta difficoltà a rimuovere da alcuni tipi di vernice. Si può anche modellare il ponticello con il violino in bianco, per provare lo strumento prima della verniciatura.

Da un punto di vista storico, il ponticello si è evoluto insieme agli strumenti musicali, per assecondare le mutate esigenze musicali e costruttive. Negli strumenti barocchi abbiamo visto (La montatura) che l’inclinazione della testiera ottenuta mediante un apposito cuneo era inferiore a quella degli strumenti moderni. Anche l’altezza del ponticello e la pressione delle corde in budello era inferiore. Il ponticello aveva una forma diversa da quella attuale, era non solo più basso, ma aveva anche più zone vuote all’interno, risultando più leggero. Stradivari ha definito una forma del ponticello molto simile a quella moderna. Nel corso dei secoli la forma però è cambiata, per sostenere una pressione maggiore delle corde, per di più non più in budello ma in metallo o sintetiche rivestite in metallo. Il ponticello è più alto, le zone vuote interne più ristrette, cioè il ponticello ha più massa di legno vibrante rispetto alle montature barocche. Sebbene in linea teorica il liutaio possa scegliere di disegnare un proprio modello di ponticello, la verità è che ormai la forma del ponticello moderno è pressoché standardizzata. Talvolta la scelta di disegnare un modello personale di ponticello è dettata da questioni stilistiche per strumenti speciali, su disegno specifico del liutaio, o per dare un forte carattere personale a particolari produzioni (quartetti, modelli futuristi o con qualche innovazione del liutaio, modelli personali, etc.)

Per quanto riguarda il violoncello, esistono due tipi di ponticelli, con forme leggermente diverse, noti come modello Belga e modello Francese. Vengono utilizzati entrambi, e in del tutto generica si usa dire che i ponticelli modello Belga danno un suono più brillante e chiaro rispetto al modello Francese. In realtà non esiste uno specifico ponticello per uno specifico strumento, a parte come dicevamo le differenze sostanziali di uno strumento barocco. Al di là di una scelta stilistica ed estetica, ciò che fa la differenza è la qualità del ponticello, e le conoscenze e l’esperienza del liutaio che riesce ad adattare quel dato ponticello allo strumento, così da farne esprimere al meglio le sue potenzialità intrinseche.