Le essenze legnose in liuteria

Con quali legni è fatto un violino? Questa domanda mi è stata ripetuta moltissime volte da tante persone, spesso per comprensibile curiosità. La risposta più semplice è che i legni classici nella liuteria degli strumenti ad arco sono Abete rosso per piano armonico e Acero (di monte o molto meno comune il campestre) per fondo, fasce, manico e testa. Ma il discorso sull’utilizzo delle essenze legnose in liuteria non può esaurirsi a questa breve e concisa classificazione. Sono necessarie anche alcune considerazioni di carattere storico, botanico e geografico.

Iniziamo con il dire che il discorso più ampio riguarda indubbiamente il legno utilizzato per la costruzione della cassa (fondo e fasce) e del manico. Mentre per il legno del piano armonico, da sempre prediletto è stato l’abete rosso, con pochissime varianti. Preciso che qui parlerò soltanto di strumenti ad arco. Il discorso sarebbe diverso per altri strumenti musicali in legno, come le chitarre, in quanto sono molte di più le essenze legnose utilizzate, anche esotiche.

Oggi l’essenza legnosa dominante nella costruzione della cassa di violini e viole è l’acero di monte (acero pseudoplatanus o dei balcani). Solo nel caso di violoncelli e contrabbasso, oltre allo stesso acero di monte, viene permesso l’uso del pioppo e del salice. Dico viene permesso, perché l’utilizzo dell’acero di monte è diventato quasi così esclusivo, da essere pressoché preteso dal mondo liutario nella realizzazione degli strumenti. Provarsi a presentare un violino con un legno non canonico vuol dire ricevere subito delle critiche. Con questo non sto criticando l’uso dell’acero di monte, ma solo cercando di descrivere pacificamente perché questo legno è diventato così importante. Indubbiamente è un ottimo legno, disponibile in grande quantità, con una bellissima marezzatura, pochissimi nodi o difetti, ottima elasticità e quindi anche una ottima resa sonora, ottima lavorabilità, e in un certo senso è la sua richiesta è anche eco-sostenibile grazie alla rotazione del taglio dei boschi che fa sì che sia disponibile sul mercato sempre in ogni pezzatura.

cropped-viola.jpg
Un classico fondo in due pezzi giuntati in Acero Pseudoplatanus. Nella foto subito sotto un fondo sempre in acero dei balcani.

In realtà se guardiamo al periodo classico, ci si rende conto che i grandi liutai del passato hanno utilizzato una grandissima varietà di essenze legnose che oggi giorno sono praticamente scomparse ed il loro utilizzo è visto talvolta con riluttanza nel mondo della liuteria. Fra queste si hanno: acero campestre, pioppo nero, salice, pero e ciliegio.

samuele3fondo
Fondo Violino 3 – 2016

Perché dunque queste essenze non vengono più utilizzate in liuteria per la costruzione della cassa dello strumento? La risposta non è facile, insieme ai vantaggi dell’acero di monte sopra riportati, sicuramente ci sono stati anche interessi economici legati alla sua assai più semplice reperibilità. Ma mentre il bello della liuteria classica è proprio l’unicità degli strumenti giunti fino a noi, l’utilizzo quasi esclusivo di un’unica essenza legnosa ha portato ad un appiattimento anche da un punto di vista estetico. Ormai i fondi dei violini sono o in due pezzi o in un singolo pezzo di acero di monte, tutti piuttosto simili come marezzature e figurazioni delle venature. Sarebbe bello cominciare invece a riprendere in considerazione anche le altre essenze utilizzate nel passato, per riportare l’arte liutaria alla sua essenza più intima di unicità di un lavoro artigianale, in cui non si utilizza a prescindere soltanto il legno più diffuso, perché tutti lo usano, ma anche quello che magari si ha disponibile al momento, compatibilmente con le sue caratteristiche meccanico-estetiche, e quello che colpisce la nostra sensibilità di artigiani. Insomma sembra che in passato i liutai che oggi sono considerati i più grandi, non si facessero molti problemi a scegliere talvolta essenze diverse da quelle più comuni.

Vediamo quindi di descrivere una per una queste essenze legnose, vedendone gli aspetti più interessanti per il loro utilizzo in liuteria.

L’Acero e le sue varietà

Un’essenza legnosa molto interessante, parente dell’acero di monte di cui abbiamo parlato, è l’acero campestre o acero italico. In realtà esistono diverse varietà di acero diffuse in Italia, che sono tra loro interfertili. Le specie più comuni sono l’acero campestre e l’acero opalus. Sono entrambe molto comuni nei boschi di latifoglie, fino a quota collinare. Questo albero ha delle denominazioni caratteristiche in Italia: loppo, oppio, chioppo o testuccio.

Nelle zone montuose invece è più comune trovare l’acero di monte (pseudoplatanus) o dall’acero riccio (platanoides).

Il legno dell’acero campestre è chiaro, ma con tonalità più tendente al colore nocciola rispetto all’acero di monte. È anche più duro e pesante del suo parente montano. Per questa sua tenacia ed eccezionale durezza, in Toscana si usa dire: “tu se’ duro come un loppo!”. Essendo un albero di modeste dimensioni, molto robusto, difficilmente attaccabile da malattie e infestazioni, e sopportando bene il taglio, è stato ampiamente utilizzato come tutore per la vite.

Un modo per distinguere le diverse varietà di acero è dalla forma delle foglie, ma soprattutto da quella dei frutti. I frutti sono chiamati samare ed in pratica sono costituiti da sue semi attaccati ad un peduncolo dai quali si dipartono due alette che hanno la funzione, sotto l’azione del vento, di permettere l’allontanamento dei semi dalla pianta madre. Ecco, è proprio l’angolazione delle due alette che permette di classificare le diverse specie. Ad esempio, nell’acero campestre le alette sono a 180° l’una rispetto all’altra, mentre nelle altre specie l’angolo è più basso, fino a diventare quasi parallele.

A confronto con l’acero di monte, il legno dell’acero campestre ha una grana più fine e peso specifico leggermente maggiore (0.620 g/cm3 per l’acero campestre, 0.615 g/cm3 per l’acero di monte). La marezzatura dell’acero campestre inoltre è molto più profonda e ondulata e il legno presenta spesso delle bellissime figurazioni che rendono unico ogni strumento realizzato con questa essenza. Ovviamente di queste differenze meccaniche occorre tenere conto durante la realizzazione degli strumenti. Occorrerà quindi calibrare gli spessori tenendo conto della diversa densità rispetto all’acero di monte per ottenere strumenti con simili qualità sonore.

Abbiamo parlato di marezzatura. Forse non tutti sanno cosa si intende con questo termine. La marezzatura è una caratteristica del legno che si osserva quando l’andamento delle fibre è flessuoso e irregolare. Questo fenomeno comporta la comparsa di disegni particolari che si vedono nel legno oltre alle venature di crescita stagionale e che conferiscono allo stesso un aspetto molto elegante, quasi come se fosse stato “dipinto” o striato. Le linee della marezzatura si esaltano in particolare con la levigatura a rasiera del legno e poi con la verniciatura. Si ritiene che a marezzatura è dovuta a differenti cause, tra le quali biforcazioni dei rami, abbondante produzione di gemme, infezioni o ferite del legno, gelate.

Ma come mai seppure utilizzato in passato oggi l’acero di monte non è così diffuso in liuteria? Intanto l’acero campestre non è così disponibile come l’acero di monte. Ha un portamento quasi arbustivo, soprattutto nei primi anni di vita, e presenta spesso numero nodi. Per queste ragioni il suo utilizzo in liuteria, ed in falegnameria in generale sono andate riducendosi a partire dall’800, prediligendo specie a crescita più rapida, con massa legnosa di maggiore qualità (minor numero di nodi) e facile disponibilità, quali appunto l’acero di monte.

Reperire dei bei tronconi di acero campestre da cui poter ricavare delle belle tavole da stagionare per ricavarne dei fondi, fasce e manici per strumenti musicali non è per niente facile. Non ci può certo andare in un bosco a tagliare un albero senza permessi e richieste ufficiali. E in commercio, per le limitazioni che abbiamo detto, non è facile da trovare. Si deve avere la fortuna di possedere del terreno di proprietà in cui si trovano delle piante di acero campestre utilizzabili, oppure bisogna provare a girare per falegnamerie locali, sperando di trovare qualche vecchia rimanenza di acero campestre. Ma non dite mai che siete dei liutai quando trovate da un falegname un pezzo di legno che vi interessa! 😊 Perché immediatamente quello che per lui era un pezzo di legno di scarto da gettare nel fuoco, diventa un pezzo di legno rarissimo da vendervi a prezzo d’oro.

L’acero campestre è stato utilizzato in liuteria per la costruzione di ogni strumento musicale. Fin dal medioevo e oltre il 1600 era utilizzato quasi in egual misura all’acero di monte. Liutai importanti come Gasparo Da Salò, Maggini, Stradivari, Amati, Storioni, la famiglia Gagliano di Napoli, Carlo Bisiach ed Igino Sderci hanno utilizzato acero campestre nei loro strumenti.

Resta il fatto che uno strumento realizzato con un fondo in acero campestre si differenzia spesso esteticamente in modo evidente, da uno in acero di monte. Ecco allora che lo strumento assume una forte personalità, un forte carattere di unicità, talvolta con veri e propri “disegni artistici” sul fondo musicale.

Pioppo nero

Il populos nigra è stato ed è utilizzato in liuteria. L’esempio forse più importante del suo utilizzo nella liuteria classica è quello della viola Mahler del 1672 di Antonio Stradivari. Questo strumento ha il fondo in pioppo in due pezzi, con scarsissima marezzatura. Un legno che oggi non verrebbe neppure preso in considerazione dai liutai. Eppure io trovo quella viola di Stradivari di una bellezza straordinaria, sebbene il fondo non sia considerato “bello” dagli addetti ai lavori. I grandi liutai della famiglia Guarneri hanno realizzato dei bellissimi violoncelli con la cassa in pioppo

Da un punto di vista botanico, il pioppo nero è un albero originario dell’Europa centro-meridionale e delle regioni asiatiche occidentali. In Italia il Pioppo nero è diffuso ovunque con tutta una serie di sottospecie affini fra i quali il pioppo bianco, il pioppo grigio, il pioppo tremulo. Può raggiungere e talvolta superare l’altezza di 25–30 m. Si presenta quasi sempre sotto forma arborea. Il tronco è dritto e spesso nodoso, la corteccia è molto scura. È una pianta a foglia caduca, di tipo semplice, bifacciale. Le foglie si inseriscono tramite un picciolo lungo 3–7 cm. L’apice fogliare è molto appuntito, mentre il margine è seghettato.

Esiste anche una varietà a portamento eretto, noto in Italia come pioppo cipressino.

Il legno del pioppo è piuttosto leggero, e tenero, neppure confrontabile con quello tenace e duro dell’acero. E di questa differenza ci se ne accorge soprattutto in termini di minor fatica durante la lavorazione! È comunque un legno che può avere delle bellissime figurazioni e marezzature, ma talvolta anche eccessive.

La crescita rapida dell’albero e la leggerezza del legno, lo rendono particolarmente indicato per gli strumenti più grandi, fra cui violoncelli e contrabbassi. Addirittura si possono ricavare fondi in un unico pezzo per contrabbasso con questa essenza legnosa. Da un punto di vista sonoro gli strumenti realizzati in pioppo hanno un suono vivace e potente, forse anche in relazione alla maggiore leggerezza del legno rispetto a quelli in acero. Ovviamente gli spessori non potranno essere i medesimi di quelli dei fondi in acero ed è proprio in questi aspetti che l’esperienza dell’artigiano liutaio fa la differenza. Ovvero in quella sensibilità acquisita, che permette di sentire con le mani il legno, la sua durezza, la sua elasticità, e di adeguare di conseguenza spessori e altre misure per ottenere strumenti dal suono valido.

C’è anche un aspetto economico importante, il pioppo è assai meno costoso dell’acero. E questo può avere una certa importanza nella scelta dell’essenza quando ad esempio ci si appresta a realizzare uno strumento come un violoncello. Un fondo in acero in un pezzo per violoncello può arrivare a costare anche un migliaio di euro in base alla qualità del legno, la bellezza delle marezzature ed il tipo di taglio. L’equivalente in pioppo spesso si trova a meno della metà del prezzo.

Da un punto di vista estetico si notano spesso striature piuttosto larghe, anche con forte cambiamento cromatico, che è una peculiarità di questo legno. Indubbiamente rendono unico lo strumento, ma con il tempo possono stancare la vista ed i gusti. Per questo molti preferiscono comunque l’acero al pioppo.

Salice

Altra essenza legnosa molto importante in liuteria è il salice (salix alba). In tal caso il suo utilizzo in liuteria riguarda principalmente la realizzazione degli zocchetti e delle controfasce interni. Sappiamo che alternativamente questi possono essere realizzati anche in abete, o meno comunemente in tiglio. Ma il Salice ad esempio era il preferito di Antonio Stradivari per queste parti interne degli strumenti.

In realtà nella liuteria classica il salice veniva utilizzato anche per la realizzazione di fondi di violoncelli e contrabbassi (spesso nei violoncelli dei Guarneri). Oggi questo utilizzo è quasi del tutto sparito, anche se di recente in alcuni importanti siti di vendita di legname per liuteria ho visto tornare disponibili fondi in salice per violoncelli.

L’albero è alto fino a circa 30 metri, con chioma aperta e rami sottili, molto flessibili e tenaci. La corteccia ha quel tipico colore giallastro o grigio-rossastro. Le foglie adulte, finemente seghettate sui lati, hanno pagina superiore poco pelosa o glabra, di sotto hanno densa peluria che conferisce una colorazione argentea.

Una caratteristica di questo albero è che tende ad ibridarsi con numerosissime altre varietà di salici presenti sul territorio, quali il salix viminalis, il fragilis e addirittura anche con il pioppo. Questo fa sì che sia molto difficile trovare in commercio del legname di Salix Alba puro. Il legname di questo albero, infatti, una volta stagionato ha un bellissimo colore rosso pastello, ed è estremamente flessibile e molto tenero da lavorare. Mentre purtroppo il legname degli ibridi che si trovano in vendita presenta striature fra il rosso ed il bianco, non ha la flessibilità della varietà pura, e soprattutto ha una consistenza spesso fibrosa, che talvolta rende la lavorazione degli zocchetti e delle controfasce davvero un incubo!

Il legno di Salice presenta marezzatura, ma niente di paragonabile a quella dell’acero o del pioppo. Quindi i fondi in Salice, molto economici, di solito non hanno quelle caratteristiche estetiche proprie dei fondi con le altre due essenze più pregiate.

Pero

Infine, nell’analisi delle essenze legnose utilizzate per la cassa degli strumenti musicali, merita un discorso a parte il pero. Il pero comune (Pyrus communis) è una specie di pero nativo delle zone centrali ed orientali d’Europa, e delle aree sud-occidentali dell’Asia. È un albero caducifoglio appartenente alla famiglia delle rosacee che può raggiungere un’altezza di 20 metri.

In questo caso possiamo dire che il suo utilizzo e la sua reperibilità come essenza legnosa in liuteria sono praticamente scomparse. In passato è stato moltissimo usato, addirittura per la realizzazione di contrabbassi, soprattutto di scuola bresciana, ma oggi è molto difficile reperire delle tavole di pero nostrano, adatte allo scopo.

Il legno di pero è eccezionale per durezza, proprietà estetiche, sonore e cromatiche. È un legno durissimo ma elastico, con tonalità rosate, bellissime figurazioni e marezzatura, che la vernice mette in risalto dando dei fondi davvero spettacolari.

Questa essenza, dicevo, che purtroppo è quasi del tutto sparita dal commercio. Se si ha la fortuna di trovare ancora qualche tavola di pero da qualche falegname o qualche albero vecchio che intendente abbattere pur con tutti i permessi forestali, non fatevelo scappare. Il legno di pero, una volta ben stagionato è davvero eccezionale. In un precedente articolo (L’ebano in liuteria) abbiamo anche visto come il pero venga utilizzato in alternativa all’ebano per la realizzazione delle tastiere degli strumenti, anche se questo utilizzo spesso non è ben visto dai musicisti.

Affine a questa essenza e di simili caratteristiche, si possono citare anche il melo ed il ciliegio.

Un altro limite di queste essenze, che rende davvero difficile individuare dei panconi senza difetti utilizzabili in liuteria, è il fatto che sono state sempre molto diffuse fra i contadini che facevano innesti su arbusti selvatici, portando a delle caratteristiche della massa legnosa non sempre desiderabili in liuteria (nodi, difetti, spaccature, marciumi).

 

Legname per piano armonico

Passando rapidamente alle essenze legnose che si utilizzano in liuteria per la realizzazione del piano armonico degli strumenti, qui il discorso è relativamente più semplice. Abbiamo detto che il legno classico in tal caso è l’abete rosso. Ed in particolare, il legname dei liutai classici fra cui Stradivari, ovvero l’abete rosso maschio della val di Fiemme è tuttora il miglior legno di risonanza per la costruzione di strumenti musicali.

In realtà in passato sono stati utilizzati anche l’abete bianco dell’Appennino e molte altre sottospecie dell’abete rosso europeo o canadese. Addirittura sono stati realizzati piani musicali in pino o in cipresso.

Abete rosso

Il peccio o abete rosso (Picea abies) è un albero appartenente alla famiglia Pinaceae, ampiamente diffuso sulle Alpi, nonché nel resto d’Europa.

Il suo legno ha delle proprietà acustiche di amplificazione del suono eccezionali. A tal punto che si parla anche di abete rosso di risonanza. Non tutti gli alberi di abete rosso hanno queste proprietà acustiche, e quelli migliori sono detti “sonori” o “alberi che cantano” e vengono individuati all’interno delle foreste percuotendone la base con una mazza o bastone di legno e ascoltando la risposta del tronco alla trasmissione della vibrazione. Durante gli anni della scuola di liuteria, sono stato in Val di Fiemme, luogo magico per questo tipo di abeti di risonanza, provando a percuotere personalmente con le mani diversi esemplari ed ascoltando la risposta del tronco, mettendovi l’orecchio vicino. E devo dire che esiste davvero una differenza enorme fra gli alberi “sonori” e quelli non adatti alla liuteria. Non è tuttavia facile individuare gli alberi dalle ottime proprietà di trasmissione e di amplificazione del suono, che sono in netta minoranza. Per cui alla fine c’è sempre un aspetto di fortuna nel trovare un legno di qualità ed è bene affidarsi a rivenditori seri, che possano garantire l’origine del legno e le sue qualità.

Si parla spesso in liuteria di abete rosso “maschio”. Questa designazione non ha nulla a che vedere con l’aspetto botanico, essendo l’abete una specie monoica, ma è dovuta alla presenza di striature o di anomalie di accrescimento degli anelli annuali che porta a delle smagliature ovvero a delle figurazioni particolari dette appunto maschiature o talvolta lumacature, perché sembrano proprio delle scie lasciate da una lumaca che vi abbia camminato sopra. Non tutti gli abeti rossi presentano questo fenomeno della maschiatura, la cui origine è ancora non del tutto chiara dal punto di vista botanico. Il legno maschiato ha comunque un valore economico maggiore in liuteria, e spesso compare nelle primissime scelte. In realtà non esiste una relazione diretta fra maschiatura e proprietà sonore. Alcuni liutai addirittura evitano il legno maschiato, addicendo il fatto che negli strumenti degli antichi le maschiature non erano così comuni.

IMG_20180101_192329.jpg
Piano armonico di viola in Abete rosso della Val di Fiemme in lavorazione.

Maschiato o non maschiato, comunque il legno di abete rosso della Val di Fiemme e della foresta di Paneveggio in provincia di Trento, è il riferimento per la costruzione dei piani armonici degli strumenti musicali. Anche Antonio Stradivari, si riforniva presso la Magnifica Comunità di Fiemme.

Dal momento che l’abete rosso non raggiunge in media diametri del tronco enormi, i piani sono venduti in due pezzi a taglio radiale. Ma questo non è il solo motivo di questo taglio. Intanto il motivo più importante è che in questo modo si hanno delle venature che rimangono pressoché verticali per tutto il piano musicale. Questo tipo di taglio inoltre sembrerebbe avere un’influenza positiva anche sulle proprietà sonore, dal momento che si avranno una parte destra e sinistra del piano armonico quasi speculari come larghezza delle venature. I due pezzi chiaramente devono essere incollati o giuntati. Ne abbiamo parlato in un precedente articolo (Giunte del piano e del fondo).

Violino 1-2
Dettaglio di abete rosso maschio di una tavola armonica in cui sono visibili le tipiche maschiature (intorno alla effe in alto a sinistra).

Il legno di abete di risonanza viene venduto in diverse scelte, di solito si parla di I, II e III scelta. Gli anni di stagionatura fanno aumentare il prezzo, e come dicevo la presenza di maschiature comporta di solito un prezzo maggiore. Cosa cambia fra le varie scelte? Essenzialmente l’uniformità del colore e della larghezza e regolarità della venatura. Come poi queste caratteristiche siano in relazione alle proprietà sonore è difficile da dire. Alcuni liutai sostengono che il legno migliore è quello con venatura chiara (accrescimento primaverile) piuttosto larga e venatura scura (accrescimento tardo primaverile) più stretta, e molto regolari in larghezza. Altri preferiscono invece venature chiare strettissime e sempre molto regolari. Altri ancora sostengono che non ci sia una differenza prevedibile di sonorità fra I e III scelta, ma soltanto una differenza di natura estetica. Insomma come sempre in liuteria si sente dire di tutto, ma torno a dire che è il liutaio che con la propria esperienza ed i propri risultati, si costruisce una propria opinione a riguardo, ovviamente in stretta relazione al suo modo di lavorare.

Quando si sceglie il legno di risonanza, che sia di I o di III scelta, lo si usa battere con le nocche delle dita tenendolo sospeso da un’estremità ed ascoltando la propagazione della vibrazione con mentre si tiene l’orecchio vicino al legno. Anche in tal caso posso dire che è eclatante alle volte la differenza fra diversi pezzi di abete. In alcuni casi si sente una vibrazione sorda, che muore subito, in altri casi, con i pezzi migliori, si sente che la vibrazione genera una sonorità più viva, è più intensa e si attenua molto più lentamente.

Addirittura c’è chi ha azzardato l’idea che le maschiature abbiano un effetto importante ai fini della generazione di una maggior quantità di armonici. In pratica si verificherebbe una sorta di diffrazione dell’onda sonora, che inizia a propagarsi lungo una venatura in senso longitudinale e si spezza in corrispondenza della maschiatura che diventa come una nuova sorgente di onde sonore in varie direzioni spaziali. Ma qui si entra di nuovo in tutta quella serie di esperimenti di fisica acustica fatti sui violini per tutto il ‘900 e che alla fine hanno portato a scoprire ben poco di più di quello che fin dal periodo classico era custodito nelle mani, nell’ingegno e dell’esperienza dei grandi artigiani liutai.

All’interno della massa legnosa dell’abete si possono nascondere delle sacche di resina, che possono risultare non visibili finché non si lavora il piano musicale. Talvolta capita di ritrovarsi una sacca di resina quasi a piano ultimato e dover purtroppo ripartire da capo se questa fosse davvero troppo estesa.

Circa Stradivari e il suo utilizzo dell’abete rosso della Val di Fiemme, ma potremmo estendere anche a Guarneri e altri liutai del medesimo periodo storico che definisce la liuteria classica, sono state fatti numerosissimi studi, in cui si è cercato di trovare delle relazioni fra il suono meraviglioso dei suoi strumenti e la qualità del legno del piano armonico, con particolare riferimento al clima del periodo. Addirittura sembra che il legno di abete rosso di cui Stradivari aveva disponibilità fosse di qualità eccelsa proprio perché gli alberi erano cresciuti in un periodo climatico piuttosto freddo che ne aveva determinato venature molto strette e regolari e proprietà sonore ottime. Insomma intorno ai liutai di quel periodo ed in particolare di Stradivari sono stati fatti i più svariati studi e sollevate le più svariate tesi, ma in fin dei conti non esiste alcuna prova finale definitiva o di cui non si tardi a trovare qualche eccezione.

Abete bianco

Anche se è stato utilizzato, non ha molta importanza in liuteria, sicuramente non paragonabile all’abete rosso, ma visto che stiamo descrivendo un po’ tutti gli alberi utilizzati in liuteria, vediamo le sue caratteristiche, perché spesso viene confuso dalle persone non esperte con l’abete rosso. L’abete bianco (Abies alba), detto anche abete comune, abezzo o avezzo, è una pianta tipica delle foreste e delle montagne dell’emisfero boreale.

Si distingue dall’abete rosso perle seguente caratteristiche botaniche:

– aghi: nell’abete rosso hanno sezione quadrangolare, mentre nell’abete bianco sono piatti;

– corteccia: nell’abete rosso è più scura, rossastra, e si stacca in placche rotondeggianti o irregolarmente rettangolari (di circa 1–2 cm);

– pigne o strobili: nell’abete bianco sono erette, non cadono ma si sfaldano, mentre nell’abete rosso sono pendule e cadono intere (si possono dunque osservare sul terreno);

– portamento dei rami: nell’abete rosso quelli principali sono orientati verso l’alto e quelli secondari sono penduli, mentre l’abete bianco li ha esclusivamente orizzontali.

ll legno dell’abete bianco è leggero, abbastanza tenero, di colore chiaro con venature rossastre ma è ritenuto qualitativamente inferiore a quello dell’abete rosso.

Cipresso

Ecco, il cipresso merita un discorso a parte più ampio, soprattutto in Toscana!

Cupressus, è un genere di piante della famiglia Cupressaceae comprendente alberi che raggiungono dimensioni ragguardevoli, alti fino a 50 metri, ed hanno la caratteristica e facilmente riconoscibile chioma affusolata. Per questa sua caratteristica in toscana si usa dire “tu sei diritto come un cipresso!”.

Si ritiene che l’albero sia arrivato in Toscana, o meglio in Italia, con gli etruschi. Di solito viene associato ai cimiteri, perché ne costituisce l’alberatura per eccellenza. La ragione di questo sta nel fatto che le sue radici non si sviluppano in orizzontale ma vanno prevalentemente in verticale non interferendo con le sepolture. Ma il cipresso è un albero particolarmente diffuso in Toscana non solo nei cimiteri. Quasi direi che è il simbolo di questa regione e lo si trova in moltissime ville rinascimentali, viali, giardini di palazzi.

Nel comune gergo botanico si distinguono due forme: “cipresso maschio” e “cipresso femmina”, senza che questo corrisponda, però, alla presenza di individui maschili o femminili. Il primo, denominato anche cipresso piramidale, è la forma più imponente, molto diritta e senza sfrangiature della chioma. Il secondo, caratterizzato da una forma più ampia, presenta rami inseriti nel tronco quasi ad angolo retto e spesso disposti in palchi ben distinti, mentre la è chioma irregolare e piuttosto aperta.

Passando all’utilizzo del legno, con particolare attenzione alla liuteria, dobbiamo dire che il legno del cipresso è più duro e più pesante di quello dell’abete. In passato autori toscani hanno costruito violoncelli con la cassa e col piano musicale in cipresso. Il classico esempio è quello del violoncello costruito di Rocco Doni nel 1696 ed oggi esposto alla Galleria dell’Accademia di Firenze, accanto alla viola tenore e al violoncello di Stradivari. Ma molti altri esempi si trovano in strumenti musicali medievali.

Il suo legno è piuttosto ricco di resina ed ha un fortissimo odore caratteristico. Resina che del resto lo protegge da molti insetti xilofagi, rendendolo anche più resistente nel tempo rispetto all’abete sotto questo punto di vista. Anche le sue proprietà elastiche e di trasmissione delle vibrazioni sonore sono ottime, ma purtroppo la mancanza di un confronto diretto con gli strumenti con piano in abete rosso e la dominanza di questa essenza legnosa, legata in particolare anche all’importanza della connotazione geografica della Comunità della Val di Fiemme, ed all’utilizzo storico dei liutai classici, hanno fatto sì che il cipresso non venisse mai sperimentato a fondo in liuteria e che ormai sia stato del tutto abbandonato per la realizzazione degli strumenti ad arco.

Pino

Infine il pino! Sebbene oggi il pino sia considerato legname di bassissima qualità, usato per fare pancali industriali, anche il pino in realtà è stato utilizzato nella liuteria classica. Basta pensare che addirittura Montagnana ha costruito violoncelli col piano musicale in pino.

-:-:-

Ho concluso questa rapida carrellata delle essenze legnose in liuteria, sia del passato, sia attuali. Il senso di questa discussione è solo quello di conoscere per capire.  E’ importante approfondire le proprie conoscenze nella liuteria, non accettando passivamente quello che viene insegnato nelle scuole, ma facendolo proprio con atteggiamento critico e propositivo. Insomma se dovessi trovarmi fra le mani un fondo bellissimo in pero, lo utilizzerei senz’altro e non direi che siccome tutti utilizzano l’acero di monte, allora questo è il solo legno da utilizzare. Questo tipo di pensiero e di discorso passivo porta alla morte delle cose, del proprio ingegno ma soprattutto della tradizione. Gustav Mahler disse: “La tradizione non è culto delle ceneri ma custodia del fuoco“.

Approfondimenti:

http://www.arteliutaria.com/article_chiari_legno.shtml

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...