Il Lupo negli strumenti ad arco

Nel mondo degli strumenti ad arco, soprattutto per il violoncello, si sente spesso parlare del problema del lupo (wolf in inglese). Talvolta si dice che lo strumento ha un lupo! Ma cosa significa esattamente e di che fenomeno si tratta?

In realtà il lupo non andrebbe visto tanto come un difetto ma come una caratteristica propria degli strumenti ad arco, che affligge anche i migliori strumenti dei grandi liutai del passato (ad esempio anche violoncelli di Stradivari o di Montagnana ne sono affetti) e che tipicamente si manifesta in modo più evidente negli strumenti più grandi, quali appunto i violoncelli, ma talvolta non risparmia neppure i violini.

Si parla di “lupo” per indicare una vibrazione dell’intero corpo dello strumento che è capace, una volta attivata mentre si suona, di entrare in risonanza con la specifica frequenza emessa dalla corda. Questa vibrazione indesiderata nasce quindi da un conflitto fra una specifica nota e la vibrazione del corpo dello strumento e produce una sorta di ululato di sottofondo che talvolta è molto evidente e fastidioso ai fini dell’esecuzione musicale in quanto produce vibrazioni (suoni) non attesi.

Come dicevo, non deve ingannare il fatto che questa vibrazione indesiderata sia una peculiarità degli strumenti di minor qualità. Tutt’altro! Di solito sono proprio gli strumenti più risonanti quelli più esposti al problema del lupo. Se questa risonanza di sottofondo non è particolarmente evidente ed inoltre è ben identificata la nota musicale per la quale si origina, il musicista può imparare a convivere con il fenomeno, cercando di ridurne l’entità adeguando la propria tecnica esecutiva allo strumento. Ma questo sempre che il problema sia davvero molto limitato. In alcuni casi purtroppo non è così e l’ululato di sottofondo è molto forte e disturba sia l’esecutore, sia l’ascoltatore.

L’ideale sarebbe riuscire ad individuare la nota per la quale si presenta il fenomeno ed agire in modo che il lupo che non cada per una nota esatta ma per una frequenza calante o crescente rispetto a quella nota, in modo che se ne limiti l’origine in fase di esecuzione. Tuttavia quando il fenomeno è difficile da gestire, esistono degli appositi accessori, detti “soppressori del lupo” o “wolf suppressor” che non sono altro che delle masse vibranti di opportuno peso, che dovrebbero servire a smorzare la risonanza del corpo dello strumento, limitando la comparsa del lupo. I più comuni wolf suppressor sono dei cilindretti metallici che vengono applicati nel tratto di corda fra ponticello e cordiera e vengono spostati a forza di tentativi fino a trovare la posizione, sia su quale corda corda, sia nella distanza da ponticello e cordiera, che permette di ridurre l’effetto lupo o meglio ancora di eliminarlo. I wolf suppressor purtroppo possono avere anche un effetto sul timbro e talvolta sulla potenza emissiva dello strumento, quindi è bene fare tutte le dovute prove prima di deteriorare il suono dello strumento per voler togliere a tutti i costi un lupo. Molti sono i fattori su cui infatti si può tentare di intervenire (ma non è comunque detto di ottenere buoni risultati) per ridurre il lupo. Fra questi, cambiare tipo di corde, provare a cambiare o ridurre il peso della cordiera, provare a spostare o rifare l’anima, etc… Conviene quindi confrontarsi con un liutaio, prima di mettere le mani da soli sullo strumento.

Insomma uno strumento predisposto al lupo va studiato caso per caso, non è possibile generalizzare. Mi viene da dire che il nome che viene dato a questo fenomeno, lupo, è relativo non solo al suono tipo ululato del fenomeno stesso, ma in un certo senso anche alla difficoltà di addomesticare lo strumento per limitarne la comparsa. Alle volte il lupo ad esempio, nascendo da una vibrazione del corpo dello strumento, può essere smorzato tenendo il violoncello ben saldo fra le gambe, insomma anche la tecnica esecutiva aiuta molto a ridurre il fenomeno.

Dicevamo che tipicamente il fenomeno si presenta nei violoncelli, prevalentemente a causa del maggior volume di cassa di risonanza di questi strumenti che rende può facile attivare vibrazioni intense indesiderate in cui è tutta la massa dello strumento a vibrare.

Ma parlando di vibrazioni e risonanza, merita di fare un cenno sulla fisica dell’origine del suono negli strumenti ad arco. Da un punto di vista acustico gli strumenti ad arco sono dei sistemi costituiti da due oscillatori accoppiati. Il primo oscillatore è la corda vibrante, che viene messa in oscillazione mediante l’archetto o per pizzicatura. Per amplificare questa vibrazione e smuovere una quantità di aria maggiore così da produrre un volume di emissione sonora udibile a distanza in una sala da concerto, la vibrazione passa al secondo oscillatore, detto stimolato o risonante, che è la cassa armonica dello strumento. Il ponticello è il mezzo che connette i due oscillatori. Risulta chiara quindi l’importanza fondamentale del ponticello di uno strumento, che deve essere realizzato a regola d’arte e con molta attenzione alle sue proprietà acustiche. Insomma il ponticello deve far fluire l’energia acustica dalle corde alla cassa dello strumento. Traendo la terminologia dalla fisica acustica, si parla di impedenza del ponticello. Un’impedenza bassa, ovvero l’estremità facilità del trasferimento della vibrazione non sempre è un bene perché porterebbe a smorzare la vibrazione della corda troppo velocemente. Nel caso opposto, un ponticello restio a trasmettere la vibrazione alla cassa, fa sì che l’energia rimbalzi verso la corda, dando scarso volume e suono privo di timbrica interessante. La fisica insegna anche che i due oscillatori si “rimpallano” l’un l’altro, attraverso l’accoppiatore, l’energia vibratoria.

Così accade nel violoncello e così si genera in determinate circostanze il tanto temuto lupo! Secondo parametri della cassa armonica difficili da prevedere e quantificare (dimensioni, spessori, bombature, posizione e dimensioni ff, densità del legno, etc…) si possono verificare delle condizioni imprevedibili per cui una particolare nota suonata, può casualmente trovarsi ad avere una frequenza prossima a un modo vibrazionale proprio della cassa. I sistemi iniziano a rimpallarsi la vibrazione mediante il ponticello e se questo è molto efficace (bassa impedenza) tale rimbalzo continuo di vibrazioni può avvenire ad una frequenza anche minore della durata della nota, generando in sottofondo delle onde da interferenza costruttiva e distruttiva che avranno dei massimi e dei minimi di intensità, dando appunto il famoso ululato.

Speriamo solo che in questo caso il lupo non sia come l’animale: indomabile, fiero, ribelle ma nobile. E speriamo che il violoncello non ululi nelle notti di luna piena! 😊

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