Costruzione violino: forma interna e zocchetti da un modello Guarneri del Gesù

In questo clima di feste Natalizie, si inizia con la costruzione di un nuovo violino! Cerco di tenere aperti diversi progetti di costruzione simultaneamente, in modo da potermi dedicare ogni giorno ad un lavoro diverso. Ad esempio in questo periodo sto verniciando due violini, finendo il manico di un violino ½, iniziando il fondo di un violoncello, lavorando il piano di una viola, e portando avanti altri tre violini, fra cui questo che inizio adesso. Può sembrare un sistema caotico di lavorare, ma non lo è. Anzi permette di scegliere un lavoro piuttosto di un altro in base anche alla propria stanchezza e alla propria condizione psicologica del momento! 😊

Ho deciso di iniziare la costruzione di un violino seguendo un modello di un grande liutaio del passato: Giuseppe Bartolomeo Guarneri, detto del Gesù (Cremona, 21 agosto 1698 – Cremona, 17 ottobre 1744). Si tratta in particolare di un violino del 1721. Ho quindi fatto delle copie a dimensioni naturali di una fotografia del violino originale, da cui ho ricavato la sagoma della forma interna. Dalla forma interna (vedi articolo forma interna forma esterna) si ricavano gli appositi spazi in cui si incolleranno gli zocchetti delle punte, e quelli superiore ed inferiore. Per realizzare la forma interna utilizzo del comune compensato, anche se scelgo quello marino, di migliore qualità, in quanto più duraturo. Già sullo spessore della forma interna esistono diverse scuole pensiero. Il metodo tradizionale Cremonese, descritto dal Sacconi nel suo libro “I Segreti di Stradivari”, parla di uno spessore di circa 12-13 mm, che era quello utilizzato dal maestro Stradivari. Gli zocchetti vengono quindi incollati in modo che la loro altezza si trovi a metà della forma interna. In questo modo le fasce che si incolleranno successivamente avranno il supporto della forma interna solo nella zona centrale. Il metodo che è stato insegnato a me invece prevede l’utilizzo di una forma di spessore più alto, 18 mm, e di incollare lo zocchetto a pari della forma da uno dei lati. È un metodo altrettanto valido. Anzi lo spessore maggiore della forma interna garantisce un contatto migliore con le fasce e quindi è più probabile che queste rimangano perfettamente verticali. In ogni caso entrambi i sistemi hanno dei limiti e delle difficoltà, si tratta di trovarsi meglio con l’uno o con l’altro dopo averli provati entrambi.

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Forma interna per modello G.Guarneri del Gesù, 1721.

Dicevo quindi che in qualche ora di lavoro ho preparato la forma interna. Poi ho ritagliato gli zocchetti da un blocco stagionato di Salice dal bel colore rosso uniforme e li ho incollati con una goccia di colla nella loro sede, utilizzando come morsetti delle molle di acciaio ricavate dalle vecchie molle da materasso. Dico una goccia di colla perché gli zocchetti poi andranno staccati dalla forma interna quando verrà il momento di rimuovere quest’ultima. Quindi la colla è giusto quella che serve a tenere in posizione lo zocchetto finché necessario, ma niente di più.

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Zocchetti, o blocchetti che dir si voglia, in salice incollati sulla forma interna. Modello G. Guarneri del Gesù, 1721.

Una volta asciutta la colla ho riportato la sagoma delle punte sugli zocchetti, nonché le curve superiori ed inferiori. Il lavoro successivo sarà quello di lavorare con sgorbie, lime, raspe, etc. tutti e 6 gli zocchetti per creare quelle superfici su cui poi verranno incollate le fasce, prima quelle delle CC, poi quelle superiori ed inferiori.

Perché ho scelto questo modello? In generale la scelta di un modello piuttosto di un altro è meramente estetica. Alcuni modelli hanno grande fama e sono particolarmente utilizzati dai liutai, anche perché magari si sa che quel particolare modello ha solitamente un’ottima resa sonora. In questo caso semplicemente mi piaceva molto il modello. È ormai risaputo che Guarneri del Gesù non avesse tanta meticolosità e precisione nel lavoro, a differenza di Antonio Stradivari. I violini di Guarneri del Gesù sono quasi sempre più imprecisi, meno curati, potremmo dire, di quelli di Stradivari, ma la resa sonora è eccezionale. Spesso i suoi violini hanno un suono armonico e potente, ricco e avvolgente, con una certa cupezza e profondità sulle corde gravi che li rende davvero unici. I violini di Stradivari solitamente hanno un suono ugualmente ricco e meraviglioso, ma più brillante, forse un po’ meno profondo. Ma ovviamente queste sono generalizzazioni. Paganini, che usò un violino di Guarneri del Gesù del 1743 (violino soprannominato il cannone per la ricchezza e la potenza sonora con la quale riempiva le sale da concerto.) forse contribuì molto alla rivalutazione di questo liutaio. Il cannone è un violino che trasgredisce gran parte delle regole della liuteria classica che vengono insegnate nelle scuole di liuteria, a cominciare dagli spessori del fondo che non seguono un ben preciso andamento e che in alcuni punti raggiungono anche il valore di 6 mm! Certamente spessori così grandi richiedono più tempo per la maturazione del suono dello strumento (articolo). Comunque sia spesso i violini di Guarneri del Gesù sono tanto ricercati dai grandi solisti quanto quelli di Stradivari, o forse anche di più.

Vedremo come proseguirà la costruzione di questo nuovo modello, o meglio sentiremo se il suono sarà all’altezza di un Guarneri! 😊 Ma ci vorrà ancora tanto sudore prima di arrivare a sentirlo suonare!

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