Apertura del suono dello strumento

Sentir suonare per la prima volta il proprio strumento è sempre un’emozione indescrivibile. Direi da brividi. Soprattutto quando ci si rende conto dalle prime note che lo strumento ha un buon suono, equilibrato, potente.

Esiste sempre, infatti, un fattore imponderabile che fa sì che fino alla fine non si sappia come suonerà lo strumento e come risuonerà la sua cassa. Ovviamente gli aggiustamenti da fare sono ancora tanti: la posizione dell’anima, l’altezza delle corde al ponticello e al capotasto, la montatura, rettifiche eventuali sulla tastiera, etc… molte legate spesso ad esigenze specifiche del musicista. Ma in generale ci si rende subito conto delle potenzialità dello strumento, prima di aggiustamenti che hanno lo scopo di migliorarne ulteriormente l’emissione e l’equilibrio sonoro.

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Esposizione di violini di Liuteria Toscana a Cremona Musica 2017.

Tuttavia c’è un aspetto importante da considerare. Il suono di uno strumento appena finito, verniciato e montato, non è quello definitivo. È come la voce di un bambino che cambia nel corso degli anni fino ad assumere il timbro di una voce di adulto. Non ci vogliono anni nel caso del violino, e dipende molto da quanto viene suonato, ma sicuramente sono necessarie settimane o meglio ancora mesi prima che il violino maturi la sua voce. Ma cosa succede esattamente in questo periodo? Perché si dice che il violino o lo strumento in generale, si deve aprire? La stessa cosa accade anche quando non si suona un qualsiasi violino per molto tempo. Nel momento in cui lo si riprende in mano, si rimettono in tensione le corde e lo si accorda, si sentirà un suono diverso, più metallico, che fa come fatica ad uscire dallo strumento. Ma pian piano che si suona, si sente che il suono va migliorando, si fa più ricco e potente, meno metallico, la velocità di risposta aumenta e lo strumento riacquisisce la sua voce. Variazioni timbriche o di facilità di emissione, suoni più o meno metallici possono essere anche in relazione alle condizioni atmosferiche. Ad esempio nelle giornate molto umide talvolta ho trovato più difficile suonare lo strumento, con un suono meno potente, più gracchiante, e meno rapido nella risposta. Mentre nelle giornate più asciutte il suono è più potente e la risposta più brillante.

Il violino è un’opera viva, fatta di legno, e costruita in modo tale da supportare il grande peso delle corde in tensione. Già per un violino si tratta di una notevole pressione esercitata dal ponticello sulla tavola, equivalente a diversi kg di peso. La forma ad arco permette di reggere questa pressione scaricandola meglio lateralmente e distribuendola sulla tavola (un po’ come l’effetto dell’arco in architettura). Ma sta di fatto che lo strumento è un sistema in tensione ed il legno reagisce a questa tensione con modifiche strutturali interne, assestamenti, etc… che richiedono del tempo. Si dice appunto che la fibra del legno si deve aprire per permettere la propagazione ottimale delle onde sonore. E’ un po’ come se le molecole ed i polimeri naturali che compongono questo materiale, il legno appunto, avessero da subire degli assestamenti sotto la pressione a cui non erano abituati prima di mettere le corde e prima di vibrare. Per questo il processo richiede del tempo.

Quindi è normale che un violino nuovo, appena finito di montare abbia una voce talvolta un po’ cupa, come frenata nell’emissione. C’è bisogno di suonarlo molto all’inizio per far emergere la sua vera voce. Per questo ogni liutaio dovrebbe anche saper suonare un minimo il violino, o almeno avere qualche amico musicista che prova gli strumenti. Insomma il violino, come tutti gli strumenti musicali, è nato per essere suonato, non per stare esposto in una vetrina!