Il restauro degli strumenti ad arco

Ho sempre amato avere a che fare con oggetti antichi, restaurarli e rendere loro nuova vita e fascino. Nel corso degli anni mi sono occupato del restauro degli oggetti più disparati, da vecchi attrezzi agricoli, a mobili, grammofoni, macinini, libri… qualunque cosa si porti addosso il peso ed il segno dei secoli passati, attira la mia curiosità ed il mio desiderio di restituirgli la bellezza originaria, esaltata da quella patina unica di antico. Ricordo, quando, fin da bambino, era un rito passare la domenica pomeriggio in qualche mercatino o mostra dell’antiquariato insieme ad i miei genitori.

Credo sia proprio una filosofia di vita. Non posso vedere oggetti antichi dimenticati nella polvere, arrugginiti, consumati dai tarli, o peggio ancora gettati nel cassonetto dell’immondizia. Del resto non sono il solo ad avere questa passione, dal momento che molti oggetti restaurati, di qualunque tipo ed epoca, hanno un mercato di collezionisti importante e possono arrivare a costare cifre ben al di sopra di quello che era il loro valore originario.

Da quando mi sono diplomato come liutaio, non nascondo che il mio desiderio è quello di diventare anche un restauratore di strumenti antichi. Non è un mestiere facile. Forse è anche più complesso del fare il liutaio. Anzi, a detta del mio Maestro è un mestiere diverso dal liutaio. Una filosofia di lavoro completamente diversa. Certo dipende cosa si intende per restauro e su che tipo di strumenti si vuole operare.

Difficile è anche trovare qualcuno disposto ad insegnarti a fare del buon restauro. Perché se le scuole di liuteria si stanno sempre più diffondendo ed in 1-2 anni è ormai possibile imparare a costruire dei primi strumenti, ben diversa è la situazione per il restauro. Secondo me la scuola in tal caso serve fino ad un certo punto, perché ogni strumento avrà bisogno di un restauro diverso in base alla sua storia, al suo valore e alle problematiche, ed è difficile scolasticamente vedere tutte le casistiche. Inoltre, una cosa è lavorare su dei violini di basso valore, tutt’altra cosa avere sotto le mani un violino del ‘700 di grande pregio. Credo che per diventare dei buoni restauratori, occorra prima un’attitudine mentale, pazienza, meticolosità, quasi direi mania di perfezionismo, e poi comunque la possibilità di passare anni nella bottega di un Maestro, cercando di carpire con gli occhi tutto quello che gli passa sul banco da lavoro. Ma nessun Maestro lo fa più o per lo meno è molto raro. Molti dei grandi restauratori sono quelli che hanno avuto questa possibilità, quando ancora l’artigianato era considerato una professione importante nel nostro Paese, e l’apprendista artigiano era una figura professionale riconosciuta.

Il mio Maestro mi raccontava di un grande restauratore che impiegava anche degli anni (sì anni!) solo per trovare un pezzo di legno adatto a sostituire delle zone danneggiate. Legno che doveva avere venature, figurature e colore il più possibile indistinguibili da quelle del legno dello strumento. Il suo lavoro era lento e non procedeva fino a che non era sicuro di aver trovato il materiale giusto, ma il risultato finale rasentava la perfezione. Era pressoché impossibile distinguere le zone con riparazioni o sostituzioni di legno anche importanti. Aveva una stanza in cui teneva solo acero ed abete per i restauri, anche con pezzi di legno di qualche secolo di età. Restauri di questo livello richiedono ovviamente anche l’avere un nome importante nel panorama della liuteria e dei musicisti. Voi, musicisti o collezionisti, portereste il vostro violino di valore a far restaurare da un perfetto sconosciuto alle prime armi? Io sinceramente no. Ma da umile liutaio da pochi anni, neppure oserei per rispetto metterci le mani e consiglierei dei restauratori affermati. Mi affiderei a nomi importanti, con decenni e generazioni di esperienza nel restauro. C’è anche un fattore di rischio importante da considerare. Molti grandi restauratori hanno assicurazioni importanti che coprono i danni procurati su violini di grande valore. Vi immaginate di rovinare lo strumento o che durante il restauro vi venisse rubato uno Stradivari del valore all’asta di qualche decina di milioni di euro???

Spesso poi il mondo del restauro è direttamente connesso anche a quello del commercio di strumenti antichi e meno antichi. Come dice sempre il mio Maestro, il liutaio che fa strumenti nuovi è difficile che diventi ricco, tuttalpiù vive della propria liuteria. Il commerciante/restauratore con una buona fama invece può fare davvero una grande fortuna.

Insomma, non è facile entrare nel mondo del restauro degli strumenti ad arco. Ci vuole molta esperienza come liutaio, e considerando che io sono all’inizio di questa attività, continuerò ad imparare per perfezionarmi, facendo esperienza nella costruzione degli strumenti. Eppure mi rimane sempre il desiderio di affiancarmi a qualche Maestro disposto a tramandare degli insegnamenti sulla propria arte del restauro (e non necessariamente in Italia).

Diverso è il caso della manutenzione degli strumenti o di piccoli lavoretti (non grandi restauri), quali messa a punto, pulizia, lucidatura, cambio anima, cambio tastiera, nuova montatura… in questo caso il liutaio è capace di procedere senza particolari problemi, essendo fasi che fanno parte anche della realizzazione di un nuovo strumento (anche se vi garantisco che è comunque diverso farlo su un violino da studio di basso valore o su uno antico di grande pregio).

Parlando di strumenti antichi e di grande valore, voglio concludere dicendo che di recente sono stato in visita alla Galleria dell’Accademia di Firenze, dove è esposta la viola tenore (cassa armonica 47.8 cm) del quintetto mediceo di Stradivari, del 1690. Lo strumento è in stato di conservazioni quasi del tutto originale, compresa la montatura. La ragione di questo stato di conservazione sta nel fatto che essendo molto grande, quindi piuttosto scomoda da suonare, la viola tenore medicea è stata utilizzata pochissimo nella sua vita. Nel corso dei secoli comunque si sono resi necessari inevitabilmente degli interventi di restauro. Nel 1828 è stato eseguito da Arcangelo Bimbi un restauro del fondo, per riparare alcune gallerie scavate dai tarli. Nel 1869 sono state commissionate al M° liutaio Scarampella delle riparazioni sulla tavola armonica, consistenti nell’incollatura di alcune piccole crepe e la riparazione di altri danni causati dai tarli, alcuni dei quali stuccati e uno, vicino al capotasto inferiore, sistemato con un riporto di legno. Anche la fascia inferiore destra ha subito attacchi di tarli con conseguente riparazione e sostituzione della controfascia originale in salice con una nuova in abete, mentre le altre cinque sono in condizioni originali. La vernice presenta solo un ritocco trasversale nella parte inferiore, dovuto probabilmente alla sistemazione di un danno arrecato da una goccia di solvente durante l’apertura dello strumento, e qualche altro ritocco minore in conclusione dei vari interventi di riparazione. La vernice è in generale in ottimo stato, presenta segni di usura solo sul dorso del riccio e alla base del manico. La tastiera presenta delle piccole crepe ad alcuni centimetri dal capotasto, con danni compensati da riporti di acero, probabilmente dovute allo scollamento per l’inserimento del cuneo sotto la tastiera stessa.

Questo per dire che anche uno strumento pochissimo utilizzato, rimasto sempre esposto in qualche vetrina, va incontro ad un degrado naturale che necessariamente richiede qualche intervento di restauro nel corso dei secoli. Uno strumento di liuteria è realizzato in legno, che è una materia organica naturalmente soggetta ad un lento degrado. Per quanto protetto da preparazioni e strati di vernici varie sappiamo che il legno è attaccato dai tarli, che oltre ai nostri mobili, non risparmiano neppure gli strumenti musicali. E anzi creano danni importanti in quanto scavano delle gallerie che in taluni casi richiedono interventi di restauro importanti ed estesi. Per non parlare poi di strumenti utilizzati quotidianamente per ore e ore da parte dei musicisti, in tal caso piccoli colpi, cadute accidentali, etc… richiedono interventi di restauro molto più frequenti. Altri interventi tipici sono quelli di riparazione delle crepe dovute alla pressione dell’anima, oppure la sostituzione del manico con l’innesto della testa originale sul nuovo manico, rotture di fasce, sostituzione della catena, etc… in linea di principio tutto si può restaurare con esperienza, dedizione e tempo.