L’ebano in liuteria

Dannazione di ogni liutaio, l’ebano! 😊 Chi abbia provato per una volta nella vita a lavorare un pezzo di legno di ebano so che mi comprenderà. Una polverina nera finissima che penetra ovunque. È d’obbligo utilizzare una mascherina che copra naso e bocca, altrimenti vi ritroverete questa polverina nera nel naso per giorni, con l’aggravante che è anche molto irritante per le mucose e per le vie respiratorie, oltre che tossica.

Questo legno di colore nero più o meno intenso, durissimo e molto pesante, pregiatissimo, resistente alle intemperie e alle muffe, deriva da varie specie del genere Diospyros, alberi della famiglia Ebenacee, di origine tropicale, specie della regione indo-malese. Esistono diverse varietà di legno di ebano, secondo le specie e i paesi da cui proviene e che differiscono alquanto per l’intensità e l’uniformità del colore nero e per le proprietà meccaniche.

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Tastiere in ebano per violino.

L’ebano ha un peso specifico superiore a 1 g/cm³. Il colore nero del legname negli alberi di età più avanzata prende origine dall’azione di un fungo parassita che fa virare il colore in nero o marrone scuro. È un albero a crescita molto lenta, per cui non è facile reperirne di vecchi a sufficienza da avere il durame nero. Inoltre la massiccia richiesta commerciale delle essenze più pregiate, ha fatto sì che molte specie di ebano siano diventate a rischio di estinzione e siano state pertanto inserite fra le specie protette.

In falegnameria l’ebano viene impiegato per la fabbricazione di mobili, per impiallacciature e manici di coltello, per molti articoli decorativi e ornamentali. In liuteria è una delle essenze principali per la costruzione di strumenti a fiato del gruppo dei legni (oboi, flauti, soprattutto quelli risalenti al periodo barocco, clarinetti), per i tasti per pianoforte, e per le tastiere di strumenti cordofoni come chitarra e violino.

Le essenze più pregiate sono quelle di colore nero intenso molto uniforme e compatto, di origine africana o asiatica:

– L’ebano africano (Diospyros crassiflora, Diospyros mespiliformis, e Diospyros perrieri) cresce in varie zone dell’Africa subsahariana e del Madagascar. Una delle varietà più note, ad esempio, l’ebano del Gabon, è ormai considerata in via di estinzione a causa della richiesta incontrollata del mercato internazionale.

– L’ebano asiatico (Diospyros ebenum e Diospyros melanoxylon) è più pesante di quello africano e l’areale di crescita va dall’India e Sri Lanka fino all’Indocina e Indonesia.

Oggi giorno a causa delle restrizioni normative relative all’importazione di questo legname è sempre più difficile reperire ebano di qualità per le tastiere e per le montature (bischeri, bottone, cordiera, mentoniera). L’utilizzo più importante in liuteria rimane comunque per le tastiere degli strumenti. Anzi è ormai piuttosto facile trovare spacciato per ebano del legno di origine Argentina o Brasiliana che ha molte striature marroni, si presenta spesso con una intensa marezzatura che lo rende fragile in certe lavorazioni, e che poco ha a che vedere con l’ebano originale di origine Africana o Asiatica. Giusto per avere un’idea, una tastiera grezza in ebano di prima scelta per un violoncello può arrivare a costare qualche centinaia di euro!

Alla luce di tutto questo, e considerando che nell’epoca classica della liuteria sono stati utilizzati legnami autoctoni anche per le tastiere (ad esempio pero o acero, oppure legni più morbidi lastronati con legni più duri), la domanda che sorge spontanea è: ma non si potrebbe fare a meno di utilizzare questa essenza legnosa che oltretutto è anche protetta? Eppure credetemi rispondere a questa domanda non è così scontato.

C’è una forte diffusa convinzione fra i musicisti che la tastiera degli strumenti ad arco debba essere di ebano. E se il liutaio si prova a mettere sullo strumento una tastiera di un legno diverso, ad esempio di un bellissimo e durissimo pero nostrano, state sicuri che sarà la prima cosa che il musicista vede e critica, dicendo che non è ebano, che non è dura come l’ebano, che nel tempo si affossa sotto le dita, che addirittura il violino suona ‘peggio’ che con l’ebano, etc… E quindi se si vuole che i propri strumenti abbiano un mercato ampio e non rimangano con maggior probabilità nella propria in vetrina, si è costretti ad adeguarsi ed utilizzare le classiche tastiere in ebano.

È innegabile che l’ebano sia un legno durissimo. Sicuramente offre una resistenza ed una durata eccezionali per un componente fondamentale come la tastiera che è continuamente sollecitata dalla pressione delle dita dell’esecutore. L’ebano inoltre non si deforma nel tempo, non teme l’umidità atmosferica, quindi la tastiera manterrà la sua rettifica originale inalterata in qualsiasi condizioni climatica. Ma questa durezza, ahimè, ha anche un aspetto negativo, ovvero il peso elevatissimo. Una tastiera in ebano è molto pesante e costituisce una sorta di sordina una volta incollata allo strumento, contribuendo inoltre a spostare drasticamente il baricentro dello strumento stesso. Per questo si rende necessario assottigliarla, portandone i bordi laterali a circa 4-5 mm, e svuotandola internamente nella zona che si estende oltre il manico, tutto per ridurne il peso il più possibile, pur mantenendone stabilità e rigidità.

Come dicevo, nel periodo classico le tastiere erano realizzate in legni duri quali pero, o anche in acero, addirittura in legni più morbidi (es. salice) che venivano poi ricoperti superficialmente con un’impiallacciatura in un legno assai più duro. In questo modo si aveva il vantaggio di avere una tastiera dal peso contenuto, ma sufficientemente dura e resistente superficialmente.

L’ebano però iniziò a diffondersi sempre più, già a partire dalla seconda metà del ‘700. Ad esempio Duane Rosengard nel libro su Giovanni Battista Guadagnigni, riporta di trenta tastiere in ebano per violino che compaiono nell’inventario dei beni lasciati dal maestro liutaio alla sua morte nel 1786.

Bisogna anche considerare che in Italia il violino è nato con e per le corde di budello. Le corde degli strumenti dell’epoca classica erano, infatti, di origine animale, realizzate in budello opportunamente trattato, e quindi avevano un effetto assai meno ‘abrasivo’ sulla tastiera degli strumenti. Paganini ad esempio usò corde di budello per l’intera sua carriera. Oggigiorno il ‘Cannone’, lo strumento realizzato da G. Guarneri del Gesù nel 1743, suonato da Paganini, viene anche montato e suonato con una corda di mi d’acciaio, pratica iniziata attorno al 1950. Sicuramente l’avvento delle corde con rivestimento metallico ha portato nei secoli all’esigenza di tastiere sempre più dure e resistenti per evitare di lasciarvi solchi nell’utilizzo prolungato.

Insomma l’utilizzo dell’ebano per la realizzazione delle tastiere si è consolidato nel corso del tempo, ed oggi giorno è lo standard comunemente accettato, a meno che non si vogliano ricreare strumenti barocchi o copie di strumenti antichi. Non so se in un futuro l’approvvigionamento di ebano potrà diventare sempre più problematico considerando le disponibilità sempre più basse di legname di qualità e le norme internazionali sempre più restrittive. Ma sicuramente è un problema che la liuteria saprà affrontare e risolvere, e passerà nei secoli come naturale evoluzione di un costante confronto fra mutate esigenze di musicisti e liutai.