La ricrinatura dell’archetto

Stamani, sulla rivista The Strad, compare la notizia di un nuovo record per l’asta di un archetto di François Xavier Tourte (1747 – 1835). Ha raggiunto la cifra incredibile di €576600!!! Il record fino a oggi era stato di un archetto sempre di Tourte per il prezzo di circa 300000 dollari. Queste indicano che esistono archetti di grandi maestri archettai del passato che valgono una fortuna e vengono battuti alle aste a cifre folli e che esiste un mondo di collezionisti disposti a pagare questi prezzi! Non al livello delle decine di milioni di dollari di qualche violino di Stradivari, ma per un archetto sono davvero cifre notevole!

Una tipica domanda: ma il liutaio fa anche gli archetti? La risposta di solito è no, gli archetti li fa l’archettaio. Spesso l’archettaio è un liutaio che si è poi specializzato nella realizzazione di archetti per violini, viole, violoncelli, strumenti barocchi e medievali. Possono esserci anche dei liutai che fanno archetti, ma è raro. Considerate che il mondo degli archetti per strumenti ad arco è vasto e variegato quasi quanto quello degli strumenti stessi.

Cosa fa la differenza in un archetto di qualità? Il bilanciamento del peso, la leggerezza, la qualità sonora e la linearità del legno, i materiali utilizzati per il tallone con finiture in metalli preziosi, sono solo alcuni dei parametri. Gli archetti sono un po’ come gli strumenti, devono essere provati dal musicista, che deve sentirsi a suo agio con quel particolare archetto che meglio si abbina alla propria tecnica esecutiva.

Diverso dalla costruzione è il discorso della ricrinatura dell’archetto, ovvero della sostituzione dei crini di cavallo, che dopo un prolungato sfregamento sulle corde si consumano, si spezzano e tendono a perdere attrito sulle corde, per cui devono essere sostituiti con nuovi crini. La sostituzione dei crini dell’archetto non è un’operazione particolarmente complessa, e con un po’ di esperienza la può eseguire anche un comune liutaio.

Personalmente ho seguito un corso di ricrinatura dell’archetto e ho fatto esperienza con dei vecchi archetti di poco valore. Ma non mi permetterei mai di ricrinare un archetto storico di grande valore economico, questo è un lavoro per un vero archettaio. Ma per i classici archetti da studio, con una cifra minima si possono cambiare i crini rendendo nuova vita all’archetto. C’è da dire che oggi con la diffusione dei violini da studio cinesi, per cifre irrisorie vengono offerti strumento, archetto, pece e custodia. Gli archetti di serie con questi strumenti sono di pessima qualità e spesso valgono meno di quanto costerebbe una nuova crinatura.

Esistono in commercio crini di cavallo specifici per gli archetti, selezionati, di qualità diverse e quindi anche prezzi diversi. I migliori provengono da cavalli che vivono in climi freddi come Siberia o Mongolia. La qualità in questo caso è data dalla uniformità della sezione dei crini, della rugosità, dal colore, etc… Di solito si trovano in vendita mazzi grandi di crini da cui vanno selezionati in modo certosino quelli che serviranno per il mazzetto per l’archetto. Una curiosità, i crini sono di cavallo maschio perché quelli di cavalla sono più fragili, grassi, e indeboliti dall’urina.

Qui certo non voglio entrare in dettaglio nella procedura di sostituzione dei crini, ma diciamo che il grosso del lavoro è nella preparazione del mazzetto dei crini e nella legatura delle sue estremità perché i crini non si sfilino, nonché nella preparazione di 3 zeppe di legno piccolissime ma lavorate con estrema precisione, che servono per tenere fissi i crini in posizione, 2 stanno nel tallone ed 1 nella punta. I crini prima di fissare la seconda estremità nella testa dell’archetto devono essere pettinati a lungo con un comune pettine a denti fini.

zeppe
le 3 zeppettine di legno di un archetto prima prima e dopo la giusta sagomatura.

Il legno più diffuso con cui si realizzano le bacchette degli archi è il pernambuco che è un legno tropicale, pesante, resinoso e molto elastico, e presenta una grande velocità nella propagazione del suono.

Nell’archetto esistono numerosi componenti, che hanno dei nomi ben specifici. Nasetto, tallone, vite madre, vite, capezzolo, mortasa, punta, testa, e così via. È un mondo a sé stante, proprio come quello della liuteria. Alla fine dell’articolo vi lascio alcuni riferimenti bibliografici se siete interessati ad approfondire questi aspetti.

L’archetto cambia passando da violino, viola, violoncello e contrabbasso. Aumentando la dimensione dello strumento, dal violino fino al contrabbasso, l’arco diviene più corto, la bacchetta più grossa e più spessi e numerosi i crini. Nell’archetto per contrabbasso si usano spesso crini neri che sono più robusti e più ruvidi, dando maggior attrito sulle corde. Per produrre il suono i crini devono essere sfregati con colofonia (resina o pece greca), che serve ad aumentare l’attrito con le corde.

Da un punto di vista storico possiamo dire che lo sviluppo del violino e dell’archetto hanno da sempre visto una notevole influenza di fattori costruttivi artigianali, guidati da mutate esigenze di fattori musicali. La tecnica esecutiva del musicista seguiva delle continue innovazioni, portando a scoprire nuove possibilità di produzione del suono, che dovevano ripercuotersi in modifiche di carattere tecnico costruttivo.

Il violino barocco, dalla seconda metà del XVI secolo, fino ai primi decenni del XIX secolo, aveva differenze costruttive importanti rispetto al violino come sarà poi concepito dalla seconda metà del XIX secolo. Nel violino barocco ad esempio il manico era semplicemente inchiodato nello zocchetto di testa e la tastiera aveva un’angolazione minore rispetto ai violini moderni. Questo produceva un suono assai più debole essendo minore la pressione delle corde sul ponticello. Veniva suonato con un arco (arco barocco) piuttosto diverso da quello odierno. Era più corto, convesso, non permetteva agili passaggi esecutivi, ma questi non erano neppure richiesti per il tipo di musica per cui erano concepiti.

Pian piano si fece sempre più strada lo sviluppo di archi più lunghi, meno convessi, fino a piatti, e pian piano il disegno si consolidò. Grandi musicisti del passato fra cui Arcangelo Corelli (1653 –1713), poi Giovanni Battista Viotti (1755 –1824) contribuirono enormemente allo sviluppo della moderna tecnica violinistica, che si tradusse anche in modifiche sostanziali costruttive per il violino e per l’arco. In particolare Viotti è considerato stato il padre dei violinisti moderni. Concepì l’arco come lo vediamo oggi; sviluppò la tecnica violinistica con soluzioni inedite e di impatto virtuosistico, anticipando le innovazioni di Paganini. A Viotti si attribuisce la famosa frase “Le violon – c’est l’Archet”, a sottolineare l’importanza dell’arco. Abbiamo già citato poi François Xavier Tourte, che introdusse miglioramenti tecnici di primaria importanza nell’archetto.

Le sale da concerto sempre più grandi, il nuovo tipo di musica, le orchestre sempre più numerose, richiedevano un suono sempre più potente. E fu così si arrivò pian piano ad un consolidamento di quelli che oggi sono il violino ed il suo archetto.

Riferimenti:

  • A. Bonacchi, Che lavoro fai? …IL VIOLINISTA! Sì, ma di lavoro? Arte, mestiere, misteri del suonare il violino. Edizioni CURCI, 2012
  • Wikipedia