L’anima del violino, questa misteriosa!

Il violino ha un’anima. E non in senso spirituale o filosofico, o almeno, non solo. Il violino ha un’anima reale. Così, infatti, si chiama un piccolo ma fondamentale elemento di legno che si trova all’interno della cassa armonica, che sta a contatto con il piano musicale e con il fondo. L’anima è un semplice cilindretto in legno di abete di risonanza, inserito con un apposito ferro attraverso il foro della effe destra ed incastrato in modo che sia a contatto con tavola armonica e fondo dello strumento. La posizione di questo cilindretto di circa 6 mm di diametro si trova in corrispondenza del piedino del ponticello sotto la corda più acuta (mi cantino nel violino), leggermente arretrato rispetto al piedino stesso. E tutto sta in questa espressione “leggermente arretrato”! Qual è, infatti, l’esatta posizione dell’anima? Esiste una posizione “magica” che migliora drasticamente il suono dello strumento? E se sì, qual è questa posizione “magica”?

20170121_151127.jpg
Anima in posizione che si intravede attraverso la f.

Rispondere a queste domande può essere davvero complesso e rappresenta alle volte un vero e proprio tormento sia per il liutaio, sia per il musicista.

Iniziamo intanto con il dire che l’anima ha una funzione fondamentale che è quella di accoppiare in risonanza il piano e il fondo, regolando principalmente l’intensità e l’equilibrio dell’emissione sonora sulle 4 corde dello strumento. Il discorso si ripete anche per viola violoncello e contrabbasso, ma sul più piccolo degli archi l’effetto è forse il più evidente.

IMG_20171205_173448.jpg
Diverse anime in realizzazione.

Bisogna anche capire come nasce storicamente l’anima degli strumenti ad arco. Non ci sono notizie certe a riguardo. Si ritiene che l’invenzione dell’anima, e la scoperta del suo effetto sul suono dello strumento, siano state abbastanza casuali. E’ probabile che già in epoca medievale alcuni musici suonatori di liuti (vielle, ribeche, … ) avessero dei problemi con i loro strumenti derivanti da un affossamento della tavola sotto la pressione prolungata delle corde, e che per porre rimedio a questo problema avessero sperimentato di inserire una bacchetta di legno sotto al ponticello, fra tavola e fondo, per sorreggere la tavola stessa, evitando così affossamenti, rotture, perdita di sonorità dello strumento. È probabile che i primi a sperimentare questo sistema avessero anche osservato dei benefici non solo strutturali ma anche sul suono, cominciando a parlarne con altri musicisti e liutai. E forse da queste prime osservazioni pratiche l’utilizzo di questo sistema si è evoluto, si è tramandato da musico a musico, fino a diffondersi e divenire pratica costruttiva comune. Fino a diventare così importante, da prendere addirittura il nome di anima dello strumento (in inglese è nota come sound post).

20170121_144256~2.jpg

Nel posizionamento dell’anima ci sono delle regole, ma in realtà non ci sono regole precise. Molto dipende anche dalla risposta dello strumento. In generale come dicevamo l’anima si trova sotto il piedino del ponticello dalla parte delle corde acute, leggermente arretrato rispetto al piedino stesso di qualche mm. Non esiste una posizione fissa e definita. Si va per tentativi, con leggerissimi spostamenti in tutte le direzioni, finché non si trova quella posizione che fornisce i migliori risultati per quanto riguarda il suono dello strumento. L’aggiustamento dell’anima è quindi una di quelle operazioni che si fanno in fase di messa a punto dello strumento, insieme al musicista. È un’operazione piuttosto noiosa e ripetitiva. Si allentano le corde, perché non si deve mai muovere l’anima con le corde in tensione in quanto si possono rovinare piano e fondo dello strumento, creando addirittura delle crepe. Si sposta l’anima in una nuova posizione (gli spostamenti possono essere anche meno che millimetrici), si accorda di nuovo lo strumento e si prova a suonare, cercando di memorizzare le variazioni di intensità di suono, profondità, equilibrio sulle 4 corde. Si può andare avanti finché se ne ha pazienza. Ogni strumento fa storia a sé. Nel senso che alcuni strumenti sono molto sensibili ad un minimo spostamento di anima, altri invece non ne risentono particolarmente. Premesso questo, le regole generali da tenere in considerazione sono:

– Avvicinando l’anima sotto il piedino del ponticello il suono dovrebbe risultare più diretto, più focalizzato, ma anche più “metallico”, privo di profondità.

– Allontanando l’anima dal piedino verso la cordiera, il suono dovrebbe risultare più “soffice” e profondo, ma alle volte con notevole perdita di potenza.

– Muovendo l’anima verso la corda più acuta si dovrebbe intensificare l’emissione delle corde acute.

– Muovendo l’anima verso le corde più gravi si dovrebbe promuovere l’emissione dei bassi.

Detto questo, l’anima non fa miracoli! Nel senso che sicuramente l’anima nella giusta posizione può fare la differenza, ma se lo strumento non ha per sua natura un bel suono equilibrato, ricco di armonici, profondo e potente, l’anima non può trasformare un violino nato male in uno dei migliori Stradivari.

Per la sistemazione dell’anima esiste un tipico ferro che da una parte ha un taglio che serve letteralmente ad infilzare l’anima per trattenerla mentre la si inserisce dal foro della f e la si incastra fra piano e fondo approssimativamente nella sua posizione definitiva. L’altra estremità del ferro invece serve a spingere o tirare l’anima nelle diverse posizioni per l’aggiustamento finale. Non di rado nei violini antichi la f di destra è molto rovinata proprio per i ripetuti passaggi dell’anima e del ferro dell’anima nel corso della vita dello strumento. L’anima deve essere in posizione perfettamente verticale e di solito si controlla dal foro posteriore del bottone la sua ortogonalità. Fondamentale è il contatto perfetto sia con il piano musicale, sia con il fondo, che si ottiene per successive e graduali correzioni della lunghezza dell’anima. Essa non deve forzare troppo, l’ideale è che l’anima rimanga in posizione verticale anche senza le corde in tensione, ma senza forzare eccessivamente sulle superfici di piano e fondo. Se l’anima forza già senza corde, immaginatevi poi con la pressione delle corde! Si può utilizzare un altro strumento che serve a misurare quanto deve essere lunga l’anima in una data posizione. Ma in realtà tutto deve avvenire poi per tentativi e continui aggiustamenti. Dopo un po’ si prende l’abitudine a fare uscire l’anima dalla cassa armonica attraverso le ff, ma all’inizio sembra uno di quei vecchi giochi in cui si deve mandare la biglia in un foro secondo un preciso percorso! 😊 Nel caso di violoncelli o contrabbassi per fortuna esistono dei ferri appositi per recuperare l’anima da dentro lo strumento, in quanto in questo caso non sarebbe molto agevole tenere lo strumento sospeso in aria per farla cadere dalle ff! Sarebbe sicuramente un modo per fare della palestra gratuitamente!

IMG_20171205_173601.jpg

È sempre bene all’inizio fare l’anima leggermente più lunga, perché se poi si rende necessario spostarla verso le corde gravi, essendo le superfici di piano e fondo curve, si rischia che poi sia corta ed in tal caso bisogna ricominciare da capo con una nuova.

Un aiuto per la corretta posizione dell’anima viene anche dalla posizione della catena. Teoricamente l’anima dovrebbe essere ad una distanza dalla f di destra, analoga alla distanza della catena dalla f di sinistra. Si utilizzano dei cartoncini per valutare queste distanze durante il posizionamento.

Due parole sul legno di abete che si utilizza per realizzare l’anima. Deve essere a venatura piuttosto stretta e regolare, ma non è una regola fissa neppure questa. Dopo aver realizzato il tondino (si trovano anche anime già pronte di svariati diametri in commercio), di solito si sente “come suona” facendolo cadere su un tavolo da una certa altezza e confrontandone diversi fra loro. Si sceglie quello che cadendo produce un suono più chiaro, potente, vibrante. Sembra difficile a dirsi e a farsi, ma è facile sentire questa differenza fra diverse anime.

Di recente ho visto ad una fiera internazionale di liuteria che alcuni liutai/commercianti hanno sviluppato e messo in vendita delle anime in fibra di carbonio con altezza regolabile a piacimento ed estremità snodate per adattarsi perfettamente alle superfici di piano e fondo rimanendo l’anima perfettamente verticale. A detta di loro, questo strumento migliora drasticamente l’emissione sonora dello strumento rispetto alla classica anima in abete. Potrebbe anche essere interessante da provare, ma il costo è proibitivo, centinaia di euro per un’anima! Alla fine è più una scelta del musicista professionista, che del liutaio!

Per quel che mi riguarda continuerò a cercare l’anima perfetta in una semplice umile asticella di abete!

5 Replies to “L’anima del violino, questa misteriosa!”

  1. Davvero magico il violino! Lo sai descrivere alla perfezione riuscendoci a trasmettere la tua passione per lo stesso.
    Noi abbiamo avuto l’occasione di approfondire la conoscenza in materia in occasione del nostro ultimo articolo sulla città di Cremona e la sua arte liutaria e ce ne siamo innamorate 🙂

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...