Quinte e seste di curvatura

In liuteria, quando ci si appresta a lavorare il fondo di uno strumento o il suo piano musicale, si sente spesso parlare di quinte e di seste di curvatura. Cosa sono in realtà? Sono semplicemente delle sottili sagome realizzate in legno o in plastica, che riproducono il profilo della curvatura finale (o bombatura) che avranno il fondo o il piano musicale. Oggi giorno è possibile acquistare fogli di plastica più o meno rigida di spessore di circa 1 mm da cui poter ricavare i modellini delle quinte e delle seste. Altrimenti una fascia in legno è perfetta per questo scopo.

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Quinte e sesta realizzate con fasce di legno non utilizzate.

Si chiamano quinte e seste per un semplice motivo: in totale sono 6, la sesta è la sagoma della curvatura longitudinale, ovvero per tutta la lunghezza dello strumento, presa sulla mediana del fondo o del piano, quindi per la linea dove passerà il punto più alto della curvatura di tutto il piano o il fondo. Le quinte, sono appunto 5, e sono le curvature prese in cinque punti diversi nel senso trasversale alla mezzeria dello strumento. I cinque punti corrispondono di solito a: punto più largo del polmone superiore, curva della punta superiore, centro delle CC, curva della punta inferiore, punto più largo del polmone inferiore. Nella foto sotto è possibile vedere le quinte e la sesta e la loro posizione rispetto allo strumento.

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Posizione delle quinte e della sesta.

Lo scopo delle quinte e delle seste è ovviamente quello di ottenere delle curvature il più possibile riproducibili ed in accordo a quelle di un modello di riferimento. Le quinte possono derivare da strumenti storici di cui si intende replicare il modello. In tal caso le quinte e la sesta sono riprese da dei calchi in gesso ottenuti da parte dei liutai che nel corso degli anni hanno avuto gli strumenti sottomano per restauri e manutenzioni. Oppure se ci piacciono delle particolari curvature di uno strumento anche moderno, si possono utilizzare le sue quinte o le sue seste per ottenere strumenti con simili curvature. Per ricavare queste curvature è possibile anche utilizzare un semplicissimo ed economico profilometro a pettine per ricavare il profilo della superficie nei diversi punti. Tali profili saranno poi riportati su della carta per essere utilizzati per preparare le sagome delle quinte e delle seste. Alternativamente si può anche utilizzare il profilometro per sovrapporre e confrontare il profilo con quello di riferimento durante la lavorazione del piano o del fondo.

L’uso delle sagome per le quinte e le seste è molto semplice. Io utilizzo un pastello colorato, lo passo sulla superficie della sagoma, quindi la appoggio sfregando leggermente nel punto corrispondente sul piano o sul fondo. Rimarrà un segno del pastello nelle zone in cui occorre ancora togliere legno. Si procede con questo sistema finché le quinte o la sesta si adattano perfettamente per tutta la loro lunghezza alla curvatura che stiamo controllando.

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Posizione di una quinta sul fondo per verificare la curvatura.

Le quinte e le seste di molti violini dei grandi maestri del passato, fra i primi Amati, Stradivari e Guarneri del Gesù, sono spesso riportate nei poster in vendita nei principali negozi di articoli o libri di liuteria, ad uso dei liutai che intendano ricostruire degli strumenti ispirandosi a tali modelli.

Nel caso in cui non si intenda invece replicare delle curvature di un modello specifico, il liutaio con alle spalle l’esperienza di decine di strumenti, spesso esegue le curvature “ad occhio”, secondo il suo gusto estetico e la sua sensibilità. Ma è sempre bene, soprattutto alle prime esperienze, seguire delle curvature specifiche che sono note dare buoni risultati estetici e sonori.

Le curvature esterne (bombature) che si danno allo strumento avranno, infatti, un impatto primario sul suono dello strumento. Determineranno di conseguenza le curvature interne per raggiungere gli spessori desiderati, nonché il modo con cui le curvature si raccorderanno alla sguscia del filetto, creando delle curve armoniche dal bordo fino al punto più alto sulla mediana.

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Quinte per violino, da S.F. Sacconi, I segreti di Stradivari.

L’errore più tipico del principiante è quello di eseguire una sguscia poco pronunciata, quasi appena accennata, che fa sembrare il fondo o il piano dello strumento un po’ piatto, come se la curvatura partisse quasi con uno scalino dal bordo. Ma riuscire a raccordare in modo armonico una curva così complessa non è facile e richiede esperienza. Soprattutto, l’esperienza dovrebbe servire anche a cercare di capire come diverse curvature e profondità di sguscia possano influenzare il suono, via via che si ha sempre più consapevolezza del proprio lavoro manuale e del risultato che si vuole ottenere. Ovviamente per studiare questi effetti sul suono dovremmo concentrarsi sullo stesso modello di violino, viola o violoncello e cambiare solo pochissimi parametri ogni volta che si costruisce un nuovo strumento con quel modello. Ben consci del fatto che poi non è detto di avere una relazione diretta fra suono e curvatura, essendo molteplici i parametri in gioco (non ultimo anche il legno necessariamente diverso ad esempio).

Per concludere, merita ricordare che anche fra i cimeli stradivariani conservati al Museo del violino di Cremona sono conservati dei modelli di quinte e di seste utilizzati dal grande Maestro per la costruzione dei suoi strumenti.

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