Forma interna o forma esterna?

Questa domanda ha un significato profondo in liuteria. Ha un’origine storica ben precisa e presuppone due diverse filosofie di lavoro: una di tradizione storica classica, l’altra di derivazione moderna.

Prima di fare un cenno sull’aspetto storico cerchiamo di capire la differenza tra forma interna ed esterna da un punto di vista pratico costruttivo e delle implicazioni estetiche che ne conseguono.

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Incollaggio delle fasce superiori ed inferiori con il metodo della forma interna.

La forma interna, detta anche Cremonese, come dice la parola stessa è la struttura interna, realizzata in legno con spessore da 13 mm a 18 mm, attorno alla quale viene costruito il profilo esterno dello strumento. La forma interna ha degli appositi spazi in corrispondenza delle punte, in alto (zona incasso manico) ed in basso (zona del bottone), dove saranno incollati gli zocchetti (o blocchetti). Questi, una volta sagomati secondo le curve ricavate dal modello scelto, serviranno da basi di incollaggio per le fasce. In particolare si incolleranno prima le fasce delle CC. Si lavoreranno quindi le punte e successivamente si incolleranno le fasce superiori ed inferiori in modo che queste si vadano a sovrapporre alle fasce delle CC. In pratica, a lavoro finito, sulle asticelle delle punte si vedrà in sezione soltanto la fascia superiore od inferiore, mentre quella della CC rimarrà all’interno e sarà “invisibile” nella sezione. Condizione fondamentale per una forma interna funzionale è l’ortogonalità delle sue pareti verticali, che garantiranno l’ortogonalità delle fasce che vi verranno appoggiate durante l’incollaggio agli zocchetti. Inoltre, la forma cremonese possiede una serie di forature interne che permettono non solo di alleggerire la struttura (importante soprattutto per il violoncello o per il contrabbasso!) ma forniscono lo spazio utile per installare i morsetti necessari sia per fissare gli zocchetti, sia successivamente per l’incollaggio delle fasce.

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Metodo della forma interna: le fasce delle CC sono incollate per prime e poi vengono rifinite le punte.

 

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Metodo forma esterna: tutte le fasce e zocchetti posizionati.

La forma esterna, detta anche Francese, è esattamente opposta rispetto a quella interna. Ovvero costituisce il profilo esterno dello strumento. È realizzata di solito in legno ma oggi anche in resine sintetiche, con altezza pari a quella delle fasce dello strumento. Le fasce vengono sagomate tutte insieme e tenute in posizione, ben a contatto contro le pareti interne della forma esterna, mediante l’uso di molle o morsetti. In corrispondenza delle punte, le fasce andranno affinate per fare in modo che entrino negli appositi spazi della forma esterna. Gli zocchetti delle punte, inferiore e superiore, vengono quindi sagomati in modo che tocchino perfettamente le fasce e quindi incollati direttamente alle fasce con dei morsetti. Insomma, con un po’ di pratica, in poche ore di lavoro si riesce ad avere tutta la struttura esterna dello strumento in solo colpo! La caratteristica distintiva di questa tipologia di lavoro è che in corrispondenza delle punte, le fasce delle CC e quelle superiori (od inferiori) saranno visibili entrambe in sezione.

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Incollaggio zocchetti con il metodo della forma esterna.

Dopo questa breve descrizione, vediamo quali sono i vantaggi/svantaggi del procedere con forma interna o con forma esterna, poi ci soffermeremo anche sulle implicazioni storiche.

La forma interna è molto semplice da realizzare. In mezza giornata di lavoro si può ottenere la forma interna da un modello di violino che si è scelto di costruire. Questo permette al liutaio di sbizzarrirsi nella scelta dei modelli, permettendo di variare con semplicità la propria produzione e di sperimentare modelli diversi. In poche ore, partendo da un semplice economico pezzo di multistrato si può ricavarne la forma interna (meglio usare un multistrato marino per maggior resistenza e durabilità, in passato si usava legno massello piuttosto duro). Come dicevo, occorre accertarsi con una squadra che le pareti esterne della forma siano perfettamente perpendicolari, per far sì che poi anche le fasce che vi saranno appoggiate mantengano questa condizione.

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Forma interna appena rimossa dopo aver incollato il fondo.

La forma esterna è assai più complessa da realizzare. Solitamente ci si rivolge ad un formatore che crea stampi. Se si decide di affidarsi ad uno specialista il prezzo di una forma esterna può diventare importante. Per cui solitamente il liutaio sceglie di realizzare una o più forme esterne per degli specifici modelli di suo gradimento. Le superfici interne della forma esterna sono di solito rivestite con apposite resine sintetiche per aumentarne durezza e resistenza nel tempo e per evitare che le fasce vi si incollino.

Con la forma esterna si possono creare violini che sono la copia identica uno dell’altro. Non ci sono possibilità di modifiche al profilo esterno dello strumento che è già definito dalla sua forma esterna che lo contiene. Per molti questo può sembrare un vantaggio, dal momento che il liutaio ha scelto un suo modello di riferimento con cui si è trovato particolarmente bene come resa sonora ed estetica, otterrà sempre strumenti identici a questo utilizzando la forma esterna. Dall’altro lato però appiattisce il lavoro, creando una produzione seriale che ricorda molto quella di una fabbrica, fredda e rigida. Gli strumenti saranno tutti uguali fra di loro, togliendo quell’aspetto tipico della produzione artigianale su piccola scala che è l’unicità del lavoro. Ogni strumento deve essere diverso dall’altro, deve avere una sua storia da raccontare. Questo è il grande vantaggio offerto dalla forma interna. La forma interna definisce sì il contorno dello strumento, ma non delle punte, non delle zone superiori ed inferiori. Ed è proprio sulle punte che si può giocare per variare sensibilmente la forma dello strumento. Prima di incollare le fasce si devono lavorare gli zocchetti delle punte. E vi posso garantire che lavorando a mano è pressoché impossibile ottenere punte sempre identiche. Ecco quindi che pur utilizzando la stessa forma interna più volte, ogni volta andremo a creare delle nuove punte sugli zocchetti e basteranno pochissimi dettagli per far diventare due violini molto diversi fra loro e quindi unici: punte più lunghe, più corte, curve più accentuate, più larghe, più strette, etc…

Da un punto di vista di tempi di lavoro abbiamo già avuto modo di dire che la forma esterna offre indubbi vantaggi in termini di risparmio di tempo. Si incollano le fasce e gli zocchetti in una sola volta. Con la forma interna invece si incollano prima gli zocchetti, poi le CC, poi le altre fasce. Quindi per una produzione seriale ed in quantità, la forma esterna (che del resto come vedremo è nata proprio per i copisti e per modernizzare il lavoro di liutaio su grandi produzioni di “fabbrica”) è imbattibile. Anche le controfasce si possono incollare da entrambi i lati in una sola volta. Non solo, ma rimuovere il contorno dello strumento dalla sua forma esterna dopo aver anche incollato le controfasce è un lavoro semplice e senza rischi, basta semplicemente sfilarlo. Occorrerà poi creare, come unica accortezza, una sagoma o dei semplici listelli di supporto da fissare temporaneamente con dei chiodini sugli zocchetti opposti per tenere ferma la struttura. Abbiamo visto in un precedente articolo, invece, quanto complessa e rischiosa sia l’operazione di rimozione di una forma interna dopo aver incollato il fondo dello strumento.

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Metodo della forma esterna: controfasce incollate.

Passando alle considerazioni storiche, i liutai classici, fra cui i grandi Amati, Stradivari e Guarneri, utilizzavano la forma interna. Numerose forme interne di Stradivari sono giunte fino ai nostri giorni e sono visibili fra i cimeli stradivariani al Museo del Violino di Cremona.

Gli antichi non ricercavano la precisione assoluta. I loro violini sono belli anche in quanto ricchi di quelle minime imprecisioni e variazioni estetiche che sono il frutto del lavoro manuale e che il lavoro seriale di una fabbrica non riesce a riprodurre.

La forma esterna è stata introdotta diverso tempo più tardi, nell’800, in Francia, da Jean-Baptiste Vuillaume. Permetteva di ricreare delle copie sempre identiche fra di sé, di strumenti dei grandi liutai del passato.  Insomma era il metodo perfetto per i copisti dei grandi capolavori del passato, anche se un occhio attento poteva distinguere il diverso metodo costruttivo, analizzando, come abbiamo spiegato, la giunzione delle fasce sulle colonnine delle CC.  In seguito, la forma esterna è stata utilizzata anche da altri liutai e si è diffusa sempre più. Qui bisogna aprire una parentesi sulla liuteria cremonese. Con la morte di Stradivari e poi di Guarneri del Gesù, la grande liuteria Cremonese iniziò un lento declino a partire dalla seconda metà del ‘700. Il declino fu così importante che durante il secolo successivo Cremona aveva quasi del tutto perso il riferimento geografico come culla internazionale della liuteria.

Si dovrà attendere addirittura il ‘900, con il gerarca fascista Farinacci, per vedere di nuovo a Cremona il fulcro internazionale ed il primato mediatico della liuteria. L’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore (di seguito ISS) Antonio Stradivari nasce infatti per Regio Decreto, legge 21 settembre 1938, con il nome di Scuola internazionale di liuteria in Cremona. Il M° Liutaio Giuseppe Fiorini aveva fatto dono al Comune di Cremone nel 1930 dei cimeli stradivariani (710 cimeli tra forme, attrezzi e disegni) acquistati dalla marchesa Paola Dalla Valle nel 1920. La marchesa a sua volta li aveva ricevuti in eredità direttamente dal Conte Alessandro Ignazio di Salabue di cui era discendente, il quale a sua volta li aveva acquistati nel 1775 da Paolo Stradivari, figlio dell’illustre Maestro. Il M° Fiorini aveva chiesto in cambio della donazione al Comune di Cremona soltanto che venisse a breve fondata una Scuola di Liuteria che permettesse di riportare a Cremona lo splendore antico della liuteria, nonché di sistemare i cimeli in un’apposita sede espositiva.  Ma ormai erano passati due secoli da quando la città aveva quasi perso il legame con le origini di Stradivari e con la tradizione costruttiva degli antichi. Ed ecco che nel tentativo di riportare a Cremona la liuteria, e di recuperare gli anni persi, si fecero avanti le influenze di altri paesi europei, quali la Francia, e si diffuse anche in Cremona l’uso della forma esterna, perdendo il legame con la tradizione. A sostegno di questa affermazione, c’è un video su youtube che mostra una visita durante gli anni del Duce alla scuola di liuteria di Cremona. In esso si vede chiaramente che viene utilizzata la forma esterna dagli allievi. Un po’ strano, non trovate? Proprio a Cremona dove Stradivari utilizzava forme interne giunte fino a noi.

Fortunatamente lo studio e la dedizione di grandi liutai, fra cui S.F. Sacconi, nel tentativo di riportare a Cremona la vera tradizioni liutaria, promossero e difesero il ritorno alla forma interna originale.

Oggi si è ben consci del fatto che il metodo della tradizione antica è quello della forma interna. E tuttavia i due modi di procedere sono entrambi diffusi ed è scelta del liutaio utilizzare l’uno o l’altro. Spesso nelle scuole di liuteria viene insegnato a lavorare sia con la forma interna, sia con la forma esterna.

Per quello che mi riguarda, non ho da fare produzioni seriali di strumenti. Non sono neppure un copista e non mi interessa pertanto fare copie esatte di altri autori. Mi piace prendere ispirazione dai modelli del passato non per creare delle copie, ma delle personali interpretazioni. Non sopporto le cose che vengono sempre uguali. Mi piace lavorare con la forma interna. La forma interna è la vera tecnica costruttiva della tradizione Italiana. Garantisce ottimi risultati dal punto di vista estetico e dal punto di vista sonoro. Per di più, ogni strumento avrà sempre differenze più o meno evidenti rispetto a quelli già realizzati con la stessa forma interna, rendendolo sempre uno strumento “unico” ed irripetibile.