Le fasce del violoncello

Da qualche tempo sono passato alla costruzione di un violoncello, ed è una bella sfida! Abituato a violini e viole, il cambiamento di dimensioni è davvero notevole! Piegare le fasce di un violino o di una viola richiede molta esperienza per evitare rotture, specialmente con un legno fortemente marezzato.

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Fascia di una C di violoncello appena incollata.

È tutto un equilibrio di temperatura del piegafasce, di quanto il legno viene bagnato prima di piegarlo, del supporto (di solito un lamierino) per il legno e di quanto questo rimane aderente al legno durante la piegatura, di tempo di piegatura, etc… In particolare ho notato che le premesse fondamentali per evitare rotture sono: piegafasce ben caldo, ma non tale da bruciare il legno, trasferimento lento del calore alla fascia di legno, aderenza ottimale della fascia al lamierino di metallo per fare da sostegno al legno durante la piegatura e mantenere il calore ed il vapore che si sviluppano all’interno delle fibre del legno.

Ecco, questo solo per dare una prima idea di quanti fattori possano entrare in gioco nel piegare in modo ottimale una fascia di legno così sottile (circa 1 mm per violino). Sembra un’operazione facile e scontata, ma non lo è per niente. Chiaramente la maggiore difficoltà sta nella piegatura dei due tratti di fasce delle CC, che presentano le curve più marcate. Quanto sono marcate le curve dipende dalla forma del violino e dalla lunghezza delle punte.

Ma torniamo al violoncello, essenzialmente il procedimento è lo stesso, ma qui il tutto è complicato dal fatto che lo spessore del legno è maggiore (1.5-1.8 mm) e quindi la forza richiesta per piegare le fasce è assai superiore. Devo dire che la tentazione è quella di appoggiare la fascia sul piegafasce e iniziare a piegare per fare subito una curva netta, come quella delle CC. Per la mia breve esperienza posso dire che questo porta solo a rompere la fascia. Essendo lo spessore di legno maggiore, il calore impiega più tempo a trasferirsi nel legno, per cui diventa ancora più importante garantire un adeguato tempo di contatto con il piegafasce. È inoltre più difficile tenere dritta la fascia, ben a contatto con il lamierino vista l’altezza di 11-13 cm, ed ottenere una curva ben armonica, senza torsioni, cambi di direzione, e soprattutto fare in modo che essa rimanga perfettamente perpendicolare alla forma interna, così da avere perfetta simmetria del piano e del fondo dello strumento.

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…dopo aver tolto i morsetti.

Le fasce vanno adattate perfettamente agli zocchetti e alla curva, questo vale sempre in generale. Per il violoncello questa operazione mi ha richiesto numerosi aggiustamenti e piegature consecutive. È piuttosto complesso anche prendere la giusta misura delle due curve delle CC. Rischiare di fare la seconda curva nel punto sbagliato implica poi di dover fare molti aggiustamenti sul piegafasce aumentando la probabilità di rottura!

Ma con pazienza, provando e riprovando, si riesce in tutto. Basta volerlo con convinzione ed umiltà. Ricordate che riprovare non è semplicemente provare una seconda volta, ma provare respingendo le proprie idee od esperienze errate.

Quel sol che pria d’amor mi scaldò ’l petto,

di bella verità m’avea scoverto,

provando e riprovando, il dolce aspetto; …

(Dante, Paradiso, Canto III)