Verniciatura (parte seconda), vernice ad olio o ad alcool?

Premetto che non ho certo l’esperienza per parlare in modo approfondito di verniciatura di strumenti ad arco. La mia intenzione è solo quella di fare due chiacchiere e riportare alcuni pensieri e primissime esperienze personali sulla verniciatura, senza alcuna pretesa di fornire informazioni complete e dettagliate. Come si suol dire, giusto per parlare! 😊

A grandi linee, esistono due universi distinti di verniciatura: quello delle vernici ad olio e quello delle vernici ad alcool. E’ vero, ad essere pignoli, ci sono poi altre categorie intermedie quali quelle delle vernici ad essenza, miste, a base di essenza di trementina ossidata, ma spesso sono di non semplice composizione e richiedono molta esperienza e conoscenza per poter essere preparate in sicurezza ed utilizzate. Le vernici più conosciute rimangono quelle ad alcool o ad olio.  Per scherzare, direi che nel mondo della liuteria si sono create proprio due fazioni, quella dei liutai sostenitori dell’olio e quella dei liutai sostenitori dell’alcool. Il riferimento che li fa credere semidei depositari della verità assoluta, è sempre il solito, ovvero il mito della conoscenza della natura e della composizione della magica vernice di Stradivari!

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Il bel colore ambrato di una vernice ad olio a base di colofonia trattata, olio di lino cotto ed essenza di trementina.

Quando ho iniziato a verniciare sotto la guida del mio Maestro, mi è stato insegnato soltanto a preparare ed utilizzare le vernici ad alcool. La preparazione è molto semplice. Si tratta di sciogliere in alcool etilico un certo numero di resine secondo una ricetta di propria fiducia (che mi tengo per me! 😊). Di ricette ne esistono, infatti, infinite. Variando il numero, il tipo e la composizione relativa delle varie resine si ottengono vernici più morbide, più dure, più lucide, più trasparenti, più vetrose, etc… basta cercare sui libri, sul web, nei forum italiani o internazionali di liuteria e si trovano così tante ricette e variazioni di ricette all’alcool, storiche più o meno famose, da tenere una persona impegnata per anni a provarle tutte. In ogni caso la preparazione è davvero alla portata di tutti, si tratta di una semplice solubilizzazione in etanolo. Ci si può aiutare scaldando leggermente a bagno Maria, ma senza eccedere con il calore che tende a degradare le resine. Considerate che l’etanolo ha una temperatura di ebollizione di circa 78°C, quindi è inutile scaldare oltre 40-60°C. Si lascia poi riposare il preparato per molto tempo (mesi) in modo da far decantare la soluzione. In questo modo per effetto della forza di gravità le particelle solide di impurezze si depositano sul fondo del contenitore, lasciando una soluzione sovrastante sempre più limpida. Più limpida è la vernice più trasparente sarà il suo strato sottile.

Ricordo ancora l’incubo della verniciatura dei primi violini! Sì, perché se le vernici ad alcool sono semplici da preparare, altrettanto non si può dire della loro applicazione. Il principale problema è nel fatto che l’alcool etilico evapora molto velocemente e ridiscioglie facilmente gli strati di vernice già presenti, quindi si deve essere molto rapidi nell’applicazione a pennello, non ci si può permettere di ripassare molte volte con il pennello in un punto. Se si indugia troppo e viene attaccata la vernice sottostante, è macchia assicurata! E se questo accade non c’è soluzione se non quella di sverniciare lo strumento e ripartire da capo. In un certo senso questo è anche il vantaggio della vernice ad alcool: si può facilmente sverniciare con etanolo e ripartire da zero in qualsiasi momento. Altro svantaggio è che lo strato di vernice che si deposita è molto sottile, quindi servono molte mani (40-50) per dare corpo alla vernice. Inoltre, per livellare la vernice conviene passare, ogni 10-20 mani, una mano di vernice a tampone invece che a pennello. Ora, verniciare a tampone è un’arte già per un mobile in cui si ha a che fare con superfici piane, immaginatevi per un violino!! Ed immaginatevi che avete già steso decine di mani di vernice e che rischiate di dover sverniciare tutto se il tampone non viene passato correttamente e velocemente e vi porta via la vernice in qualche punto. Ricordo di aver sverniciato il primo violino svariate volte!

Le vernici ad alcool sono molto semplici da colorare. Esistono moltissimi coloranti naturali, molti di origine vegetale, ma anche derivanti da insetti, come la cocciniglia, che sono perfettamente solubili in alcool, dando limpidissime soluzioni con colori intensi dal rosso mattone al rosso porpora, dal giallo, al giallo arancio, al giallo verde… per cui ci si può davvero sbizzarrire con la tavolozza dei colori, ottenendo bellissimi strati di vernice colorata molto trasparenti. La trasparenza e la facilità di colorazione sono forse i più bei pregi della vernice ad alcool. Chiaramente essendo gli strati di vernice molto sottili, servono diversi strati di colore per raggiungere le tonalità desiderate. Questo produce un altro problema… ovvero sarà molto difficile avere una colorazione uniforme dello strumento, rendendo necessario un paziente e certosino lavoro di retouching (ritocco) con pennellino e vernice colorata, andando a riprendere zone con disomogeneità di colore.

La vernice ad alcool asciuga piuttosto rapidamente, senza bisogno di luce Solare o esposizione a luce UV artificiale per accelerarne l’asciugatura. Quindi con le vernici ad alcool è possibile applicare molte mani in relativamente breve tempo. C’è da dire però che l’esposizione alla luce e soprattutto al calore del Sole aiuta moltissimo a livellare la vernice. Provare per credere come migliora l’aspetto di una vernice lasciando al sole il violino per qualche ora! I segni del pennello spariscono quasi del tutto da soli.

Mi viene a questo proposito una riflessione sulla temperatura dell’ambiente in cui si vernicia. Ho sentito dire da molti liutai che si vernicia bene d’estate, quando le temperature in laboratorio sono sempre sopra i 20°C. Il pennello scorre meglio perché la vernice ha maggiore fluidità, le temperature più alte favoriscono il livellamento degli strati finali. Molti liutai producono strumenti durante il periodo invernale, e lasciano la verniciatura al periodo estivo.

Una cosa che spesso mi chiedo sulla vernice ad alcool riguarda la purezza dell’alcool etilico che si utilizza come solvente. Leggendo in giro sul web o anche su alcuni libri, vedo spesso ricette in cui si suggerisce di utilizzare alcool con purezza al di sopra di 96°, addirittura alcuni utilizzano alcool a 99°. Ma siamo sicuri -ammesso che gli antichi liutai utilizzassero vernici ad alcool- che avessero anche a disposizione alcool etilico con questi livelli di gradazione? O piuttosto spirito di vino con gradazioni ben più basse? Questo giusto per dire quanto oggi le cose che sembrano scontate possano essere molto diverse dal passato.

Proseguendo questa breve carrellata di riflessioni personali sulla verniciatura, passiamo brevemente al mondo dell’olio. Devo dire che mi sto avvicinando alle vernici all’olio da poco, perché gli insegnamenti che per primi di solito si ricevono dal proprio Maestro e le sue convinzioni rimangono per un po’ anche nel nostro modo di pensare e di lavorare. Ed io ho sempre sentito parlare delle vernici all’olio come della bestia nera in liuteria: non sono trasparenti, non asciugano mai, danno un aspetto tipo pellicola di plastica allo strumento, etc… per cui all’inizio era ovvio che non le prendessi neppure in considerazione. Ma siccome io sono di quelli che non amano le convinzioni degli altri, e dalle cose devo passarci per conto mio, ovvero capire, sperimentare, a costo di fare errori, ecco che mi sono deciso a provare anche le vernici all’olio. Forse questa tendenza alla ricerca continua dell’errore sperimentale e del fallimento come chiave di crescita e sviluppo che conduce lentamente ad una propria personalissima condizione di successo e realizzazione è un’eredità della mia preparazione scientifica (sono un chimico-fisico). Ma è la più bella eredità che la scienza potesse lasciarmi, cioè il non accettare mai quello che gli altri tentano di farmi credere, se prima non ci sono passato con la mia faticosa ma stimolante esperienza.

E’ vero, devo dire che ho visto violini verniciati ad olio (e parlo in concorsi di liuteria, o in esposizioni di liutai contemporanei pluripremiati) che non mi piacevano per niente, con vernici davvero opache a tal punto che neppure si distinguevano più le marezzature e le venature del legno, o con vernici così spesse da sembrare lo strumento avvolto in una pellicola di vari strati di PVC. Come altrettanto devo dire che ho visto violini con vernici ad alcool che non mi piacevano parimenti (troppo vetrose, colori giallo verdi). Eppure ho visto anche violini verniciati ad olio veramente belli, con una vernice sottile, molto trasparente ed uniforme, di un colore ambrato con riflessi rosso-marrone spettacolare. E ho capito che non è questione di un tipo di vernice o di un altro, ma della sensibilità ed esperienza di chi la usa, così come del suo gusto estetico. Sicuramente ho scoperto che le vernici ad olio non sono assolutamente opache! Per questo ho voluto provare, così potrò capire con il tempo quale vernice preferisco e quale si adatta meglio al mio carattere e alla mia manualità e al mio gusto.

Le vernici ad olio sono appunto basate sull’utilizzo di un olio siccativo, il più comune è l’olio di lino. Un breve cenno di chimica… l’olio di lino contiene delle catene idrocarburiche di acidi grassi insature che possono polimerizzare fra di sé, creando dei cross-link intercatena mediante la formazione di ponti ad ossigeno (si ottiene così l’olio di lino ossidato, ovvero la linossina). Questo è grossolanamente il processo siccativo di una vernice ad olio. Purtroppo per il liutaio è un processo molto lento (si parla di mesi…). E tuttavia ha come catalizzatori la luce ultravioletta (luce Solare ad esempio) oppure dei sali metallici, quali sali di Cobalto, Manganese, etc… che ne accelerano moltissimo il tempo di essiccazione e di formazione quindi di una pellicola verniciante, dandoci così una mano e rendendole utilizzabili in pratica.

Insieme all’olio di lino sono presenti una o più resine derivanti da varie conifere, la più comune è sicuramente la colofonia. Molto nota è anche l’ambra, una resina fossile che deve essere pirogenata perché diventi solubile nell’olio di lino. Anche la colofonia deve essere trattata per migliorarne le qualità (ovvero aumento del punto di fusione, ottenimento di un colore rosso ambrato). Il trattamento si ottiene per cottura della resina ad alta temperatura (da 150°C fino a oltre 300°C) con Calce e Sali metallici vari (zinco, ferro, etc…). Lo stesso olio di lino va cotto a simili temperature per migliorarne le qualità filmogene. Non voglio qui spiegare questi procedimenti, lascio alcuni riferimenti bibliografici al termine dell’articolo in cui è possibile trovare tutte le informazioni che si vogliono.

Tutto questo per dire che la preparazione di una vernice ad olio non è così immediata come la preparazione di una vernice ad alcool. La cottura di una resina, per non parlare della pirogenazione dell’ambra, non si può certo fare in casa, ma necessariamente in uno spazio aperto. Si sviluppano fumi pestilenziali. Ma tutto si può fare con le dovute precauzioni, specialmente su piccola scala. Alternativamente si trovano in commercio vernici ad olio a base di ambra pirogenata già pronte. specifiche per uso in liuteria. Sono di solito preparate da qualche liutaio che le vende o da vere e proprie ditte specializzate.

Insieme all’olio di lino e alle resine, è presente poi un solvente che serve a rendere la vernice fluida e più facile da stendere. Il più comune è l’essenza di trementina rettificata.

Per quanto riguarda le proprietà delle vernici ad olio, la loro applicazione ovviamente si differenzia molto da quelle ad alcool. Si possono stendere con le mani, spalmandole sul legno con le dita senza il rischio di attaccare gli strati sottostanti. Bastano poche mani per formare una pellicola consistente, di solito 5-6 mani di vernice sono sufficienti. Se si ha la necessità di sverniciare la situazione è più complessa, dovendo rimuovere la vernice per abrasione meccanica e non semplicemente con il solvente come per l’alcool. Più complesso inoltre è l’aspetto dell’asciugatura e della colorazione della vernice ad olio.

L’asciugatura come accennavo richiede la presenza di agenti siccativi, e se ne trovano in commercio, ad esempio, anche fra quelli che si usano nella pittura ad olio. Gli agenti siccativi eliminano la necessità di ricorrere all’esposizione solare o al box UV. Altrimenti la vernice va esposta al sole per qualche ora o -se non si ha questa possibilità durante il giorno- ci si può costruire un box con dei neon che simulano l’emissione solare con raggi UVA ed eventualmente UVB. A questo punto ricorre la domanda classica da parte di chi difende la vernice ad alcool (come se si dovesse difendere la propria verità da qualcosa o da qualcuno). E al tempo di Stradivari come facevano ad asciugare la vernice ad olio se ci vuole il box UV? Il Sole c’era anche in quei giorni! 😊 Poi ancora non è completamente certo se la vernice di Stradivari fosse all’olio o all’alcool, tanto per precisare. Questo perché dopo trecento anni, la vernice o quello che rimane della vernice originale si trasforma chimicamente. Anche una vernice all’olio diventa solubile in alcool, e per quante indagini chimico fisiche si possano fare, la composizione elementare sarà sempre quella di prodotti di origine naturale contenenti più o meno gli stessi elementi chimici (Carbonio, Ossigeno, Azoto, sali metallici, etc…)

Comunque sinceramente non ci trovo niente di eretico a sfruttare una tecnologia odierna per accelerare l’asciugatura di una vernice. I puristi dovrebbero riflettere che occorrerebbe eliminare anche l’elettricità, volendo seguire in tutto il lavoro classico, quindi niente seghetti alternativi, trapani elettrici, pialle elettriche, etc… Qui secondo me è importante distinguere fra tradizione classica, che è di vitale importanza continuare a seguire e mantenere come punto di riferimento, e nuovi mezzi che lo sviluppo tecnologico ci ha messo a disposizione per semplificare certe lavorazioni, senza per questo allontanarsi dal lavoro del liutaio artigiano che deve continuare a rimanere manuale nella sua intima essenza. Diverso è se si sfrutta la tecnologia per togliere il lavoro, unico, irripetibile, fortunatamente ricco di difetti ed imprecisioni, che esce dalle mani, dalla mente e dell’esperienza dell’artigiano.

Tornando alle vernici ad olio, in un box UV si riesce in meno di 24 ore ad avere un film già carteggiabile, al Sole occorre prestare più attenzione perché oltre alla radiazione UV c’è una forte componente infrarossa e lo strumento si scalda molto con il rischio di avere crepe nella vernice e scollature. Dipende dalla stagione, dal tempo di esposizione, dalla posizione in pieno sole o semi-ombreggiata, etc…

Tornando al colore, è sicuramente più difficile colorare una vernice ad olio perché i comuni coloranti utilizzati nelle vernici ad alcool non sono solubili nelle vernici ad olio. Si possono utilizzare estratti di robbia fissati su vernici a base di resinati (vedi libro di Michelman). Si può giocare sul colore che si ottiene dalla cottura della colofonia ad alte temperature o con opportuni Sali metallici. In tal caso si ottiene un’ottima trasparenza e colori molto intensi senza necessità di ricorrere a coloranti. Si può ricorrere ai pigmenti comunemente utilizzati in pittura che vengono stesi sullo strumento miscelati alla vernice, come una velatura di colore. In tal caso si può perde un po’ di trasparenza… Si possono sfruttare coloranti come il bitume, solubili in essenza di trementina, per veicolare la sostanza nella vernice ad olio. Insomma di possibilità ce ne sono moltissime anche in questo caso. Basta aver voglia di provare e sperimentare.

Ecco, qui concludo! Volevo soltanto fare questa breve chiacchierata sulle vernici in base alle mie primissime esperienze in questo affascinate campo della liuteria! Magari cambierò idea fra qualche anno, ma questo è il bello del crescere e del fare esperienza!

Questi alcuni riferimenti bibliografici per approfondire in modo serio il tema della verniciatura.

– Gabriele Carletti, Vernici in liuteria, 1985

– S.F. Sacconi, I Segreti di Stradivari, capitolo XII, 1972

– Antonio Turco, COLORITURA VERNICIATURA LACCATURA DEL LEGNO, Manuale teorico-pratico ad uso dei verniciatori, laccatori, decoratori, mobilieri, Hoepli, 1955

– Joseph Michelman, Violin Varnish, 1946

– William M Fulton, Turpentine violin varnish, 1988