Chiusura della cassa armonica

La chiusura della cassa armonica dà sempre la sensazione di avvicinarsi alla fine della costruzione dello strumento.

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Tutto pronto per la chiusa della cassa armonica: morsetti autocostruiti, piano armonico, fondo e fasce… e non dimenticarsi delle proprie firme e timbri vari all’interno dello strumento!

Si ha la percezione di aver raggiunto un primo traguardo. La sensazione più bella è quella dello strumento che inizia a vibrare fra le proprie mani. Mentre si parla, infatti, la vibrazione della propria voce viene rimbalzata e amplificata dalla cassa armonica e così capita spesso che mentre si continua a lavorare ai bordi, al filetto, lo strumento vibra, inizia a farti sentire le proprie caratteristiche sonore. Senti fra le mani come vibrano diversamente le varie zone del fondo o del piano musicale. Ma essendo il legno ancora crudo, non trattato, si percepisce anche come queste vibrazioni siano estremamente dipendenti dalle condizioni climatiche. Quando è molto umido (ed io che abito in montagna vivo in un ambiente più umido del solito) la vibrazione della cassa sotto la propria voce è più smorzata, alle volte quasi assente, mentre nei giorni più secchi lo strumento si riaccende sotto la propria voce. Queste variazioni esistono sempre anche in uno strumento finito e verniciato, figuriamoci su una cassa ancora in legno crudo.

Per chiudere la cassa utilizzo dei morsetti che mi sono autocostruito, ma in commercio ne esistono di tantissimi tipi, più o meno costosi. È un’operazione che va eseguita velocemente ed accuratamente, perché non si potranno poi rimuovere eccessi o colate di colla dentro allo strumento. Quindi, come diceva sempre il mio Maestro durante le lezioni, la colla deve essere sempre stesa in modo abbondante e chirurgico! E questo vale per tutti gli incollaggi.

Dal momento che, come scrivevo in un precedente articolo, io filetto il violino a cassa chiusa, inizia adesso una fase piuttosto complessa della costruzione. Per prima cosa occorre portare i bordi dello strumento alla loro distanza finale e definitiva dalle fasce. I bordi devono seguire l’andamento delle fasce, ed essere quanto più possibile uniformi ed armonici. Certo, se l’andamento delle fasce non è regolare, la distanza dei bordi dalle fasce non sarà regolare su tutto il perimetro dello strumento, volendo mantenere dei bordi simmetrici e con curve “pulite” per piano e fondo. La distanza ideale del bordo dalle fasce non esiste in realtà, dipende molto dal gusto estetico del liutaio. Alcuni liutai preferiscono dei bordi più rustici, quasi abbondanti, ad esempio intorno a 3.5 mm per un violino. Altri riducono i bordi a quasi 2 mm. Personalmente preferisco dei bordi da 2.5 mm a 3.0 mm, mi danno la sensazione di un bel lavoro, armonico, senza dare l’impressione di un lavoro grossolano come per i bordi eccessivamente lunghi, e senza al tempo stesso darmi la sensazione di un bordo quasi inesistente. Ma ripeto si parla di gusti e carattere estetico dello strumento. Se tutto lo strumento avrà un carattere rustico, anche dei bordi più abbondanti saranno comunque in armonia d’insieme. Non bisogna mai perdere di vista il fatto che lo strumento va visto nel suo insieme e non fatto da singoli pezzi assemblati, e questo vale sia per l’estetica, sia per l’aspetto sonoro.

Dai bordi si passa a rifinire le punte. Le punte danno davvero un carattere estetico importantissimo allo strumento. Sono un punto focale per la vista, il punto di arrivo dei bordi, gli angoli dello strumento, i punti di incontro del filetto, un riferimento visivo immediato per la simmetria dello strumento insieme alle ff. La vista segue il bordo e si ferma sulle punte prima di ripartire. Intanto le punte devono essere simmetriche sul piano e sul fondo, nonché a sinistra e destra. Se il lavoro delle fasce è fatto bene, non sarà difficile ottenere delle punte simmetriche. Ma la larghezza delle punte (quelle superiori sono sempre più strette di circa 1mm di quelle inferiori) la distanza dalla colonnina delle CC, tutto riveste un importante gioco di curve e carattere estetico. Anche in tal caso, personalmente non amo gli eccessi, ovvero non mi piacciono quelle punte lunghissime, soprattutto quelle superiori, che sembrano non finire mai e ridiscendono verso il basso delle CC per una notevole lunghezza. Inoltre devo anche dire, avendo suonato il violino, che delle punte così esageratamente lunghe sono sempre d’intralcio per l’archetto e si finisce sempre con lo sbatterci contro e romperle. Non sono neppure belle da vedere quelle punte che sembrano già rotte da quanto sono corte. La giusta misura è sempre quella intermedia, tale che il lavoro sia ben rifinito, ma senza eccessi. Facile a dirsi! Molto difficile a farsi. Molto dipende anche dal modello di violino che stiamo costruendo.

Quando bordi e punti sono definiti (ma non ancora arrotondati) si passa alla filettatura, quindi alla sguscia, quindi al raccordo delle curvature. A quel punto la cassa armonica è davvero ultimata, o almeno per ora… diciamo che ora si può lasciare da parte la cassa dello strumento e concentrarsi sulla testa. A me piace questo modo di procedere, mi dà la sensazione di sequenzialità, mi risulta più difficile, ad esempio, fare una testa prima di aver finito il corpo dello strumento. 😊