Filettatura violino

Oggi si filetta! La filettatura del violino è una di quelle fasi in cui maggiormente si evidenzia l’abilità manuale del liutaio. Si sa, il liutaio è un artigiano poliedrico che deve avere buone doti manuali come falegname e intarsiatore, alchimista e pittore per quanto riguarda preparazione di vernici e verniciatura, e che deve essere in parte anche un buon musicista. La filettatura del violino mette in risalto le sue abilità di intarsiatore. Il filetto del violino, come per viola, violoncello ed altri strumenti musicali, è un bordino fatto di sottili strisce di legno incollate una all’altra, che viene innestato lungo il bordo dello strumento, sia dalla parte del piano armonico sia dalla parte del fondo, in un apposto solco precedentemente scavato.

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Da destra: solco per il filetto scavato; segmenti di filetti pronti per l’incollaggio; filetto incollato.

Il filetto è realizzato accostando ed incollando tre striscioline di legno. Quella centrale più larga può essere realizzata in pioppo, acero, pero, fico, etc… mentre le due striscioline nere esterne, più strette, sono di solito realizzate in un legno chiaro (es. pero o acero) tinto di nero. Nel caso di Stradivari, lo spessore tipico era di 0,6 mm per il pioppo e 0,3 mm per il pero, per uno spessore totale di circa 1,2 mm, uguale per violini, viole e violoncelli.

Il solco viene scavato ad una distanza di circa 4 mm dal bordo dello strumento, in modo che si trovi sopra le controfasce e parte delle fasce, mediante l’utilizzo di un apposito strumento tracciatore, costituito da due lame ben affilate, distanziate in modo tale che la larghezza del solco derivante permetta l’incastro del filetto senza eccessiva forza, ma neppure senza lasciare troppo gioco. Di solito si utilizza il tracciatore per tracciare, appunto, i due tratti del solco. I tagli veri e propri delle pareti del solco vengono poi effettuati con un coltellino affilatissimo, per una profondità di circa 2 mm, seguendo le tracce già marcate. La giunzione dei vari segmenti dei filetti (inferiore, CC, superiore) in corrispondenza delle punte viene prima disegnata con un compasso e poi tracciata manualmente. Lo scavo del solco viene effettuato con uno scalpellino o bedano.

Un bel filetto deve avere un andamento regolare, il solco che lo ospita deve avere un taglio pulito, uniforme, senza sbavature. La giunzione dei filetti sulle punte ha un notevole impatto estetico e deve essere curata nel dettaglio, tagliando ad angolo i filetti e facendo sì che si incontrino nero con nero, bianco con bianco, nero con nero, senza lasciare vuoti all’interno o irregolarità nel contatto. Stradivari aveva una grandissima manualità nell’effettuare questa operazione e tutta la filettatura in generale, e usava lasciare una porzione di nero singola nel bordo estremo delle punte. Talvolta questa porzione poteva essere completata con dello stucco nero.

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Particolare della giunzione del filetto in corrispondenza delle punte.

La filettatura della tavola armonica, sebbene il legno sia assai più tenero rispetto a quello del fondo, pone diverse insidie a cui bisogna prestare particolare attenzione. È frequente, infatti, che il tracciatore segua le venature scure dell’abete, creando un solco irregolare soprattutto nelle zone in cui il filetto corre quasi parallelo alle venature. Per ovviare a questo problema occorre controllare molto attentamente la forza e la direzione applicata nel percorso del tracciatore, con passate inizialmente leggere. Uno strato di acqua e colla sopra la zona da filettare aiuta ad indurire le fibre dell’abete agevolandone la tracciatura.

Io uso filettare il violino una volta chiusa la cassa armonica. Personalmente ritengo che questo modo di procedere dia risultati dalla maggiore armonia d’insieme. Permette, infatti, di filettare lo strumento nella sua interezza, dopo aver portato i bordi e le punte al loro aspetto e distanza definitivi rispetto alle fasce. Molti liutai usano filettare il violino a cassa aperta, ovvero filettando il piano armonico ed il fondo quando questi sono ancora da incollare alle fasce e controfasce, dopo averne lavorato i bordi.

Una volta tagliati a misura tutti i segmenti di filetto questi vengono incollati all’interno del solco, riempiendolo di colla e poi incastrandoci il filetto, eventualmente con l’aiuto di un piccolo martellino. Per questo è importante che il filetto non faccia troppa forza nell’entrare nel solco. Con la colla a caldo il legno di gonfia ed il filetto che faceva fatica ad entrare a freddo, non entra più a caldo.

Ma veniamo alla funzione del filetto. Dicevamo che esso riveste una funzione prevalentemente estetica. Ma questa non è la sua sola funzione. Il filetto ha anche una funzione strutturale, soprattutto per quanto riguarda l’abete della tavola armonica. Sembra impossibile che scavare un solco di quasi 2 mm di profondità, largo circa 1.2-1.4 mm lungo tutto il perimetro dello strumento possa rafforzarlo invece che indebolirlo. Eppure uno dei problemi principali dell’abete è proprio la tendenza a creparsi nel senso longitudinale delle venature. Il filetto funziona come una sorta di collante che tiene unite le fibre, soprattutto nella zona in cui queste sono perpendicolari al bordo. In caso, ad esempio, di un urto sul bordo, il filetto fa in modo che una eventuale rottura si fermi subito, invece di proseguire per tutta la lunghezza della venatura.

Per quanto riguarda l’aspetto estetico, molti liutai si sono sbizzarriti nel creare disegni particolari che estendendosi dal bordo proseguono sul fondo del violino. Questi spesso si trovano in corrispondenza della nocetta e hanno la funzione di evitare che il filetto passi proprio sopra la base della nocetta, indebolendone la struttura che poi dovrà sorreggere anche il manico dello strumento.

Da ricordare infine che alcuni liutai, quali Giovanni Paolo Maggini, della scuola bresciana, usavano praticare una doppia filettatura, ripetendo un secondo filetto ad una certa distanza dal primo.

Terminata la filettatura, la fase successiva è quella della sguscia, ovvero con una sgorbia si scava sopra la zona del filetto, ad una distanza ben precisa dal bordo e per una profondità anch’essa per definita. Questa operazione riveste un’importantissima funzione anche sonora oltre che estetica in quanto la profondità della sgusciatura e la sua larghezza determineranno poi gli spessori definitivi di tavola armonica e fondo all’avvicinarsi ai bordi, nonché come questi spessori si raccorderanno alle curvature (quinte di curvatura).