Inizio verniciatura nuovo violino (prima parte)

Mentre iniziavo a verniciare un nuovo violino, facevo qualche riflessione personale sulle vernici in liuteria.

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Prima mano di vernice neutra di fondo

La verniciatura di un violino è sempre una fase speciale della costruzione. Il violino è finito in bianco, già pronto per suonare, ma deve ricevere il suo vestito che si porterà addosso per decenni o secoli, trasformandosi e mutando insieme allo strumento stesso. Iniziamo con il dire che in liuteria la verniciatura di uno strumento ha tre funzioni fondamentali: estetica, protettiva, sonora.

La funzione estetica è forse quella più ovvia, sicuramente quella che per la maggior parte delle persone è la funzione primaria. La prima cosa che colpisce di uno strumento è appunto il suo vestito esterno, il colore, la lucentezza, il livellamento della superficie, la finitura a specchio o satinata, la trasparenza che lascia intravedere le venature e le marezzature del legno, il tanto nominato dicroismo ottico. Sono tutti aspetti importanti, ma molto personali, coinvolgendo il gusto delle persone. Personalmente non amo molto i violini lucidati a specchio, con spessori di vernici (di solito ad olio) piuttosto alti, che mi danno la sensazione che il violino sia come avvolto in una pellicola plastica che toglie molta trasparenza e visibilità del legno sottostante. Ma la variabilità dei gusti, farà sempre sì che esista qualcuno a cui piace quello che per altri è inguardabile! 😊

La funzione protettiva è essa stessa abbastanza ovvia. Lo strumento è continuamente nelle mani del musicista per molte ore al giorno, per decenni e sperabilmente anche per secoli 😊. Se non avesse uno strato di preparazioni varie e di vernici più o meno resistente, il legno crudo, considerati gli esili spessori a cui vengono ridotti un piano, un fondo e le fasce, avrebbe vita assai breve. E qui si arriva anche alla funzione sonora, o per meglio dire, l’effetto della vernice sul suono dello strumento. Dicevo, infatti, che lo strumento in bianco suona, spesso il suono risulta anche bello potente, chiaro, talvolta più potente di quello che poi assume una volta protetto dalla vernice. Ma il punto è che il violino è fatto di legno, un materiale vivo, che si trasforma nel tempo ossidandosi continuamente. Le reazioni di ossidazione fanno perdere al legno consistenza, degradano lentamente le sue fibre e quello che è un suono bello e potente di un violino in bianco, sarebbe destinato a perdere vigore con la lenta degradazione del legno, se questo non venisse trattato con una vernice protettiva che ne garantisse il mantenimento delle caratteristiche meccaniche di trasmissione del suono inalterate per molto tempo.

La vernice influenza appunto le caratteristiche sonore dello strumento. E da un punto di vista fisico questo è anche scontato. Le onde sonore sono onde trasversali, che hanno bisogno di un mezzo per propagarsi. La propagazione nel mezzo è strettamente connessa con la sua densità (componente statica), e con le sue proprietà elastiche (componente dinamica) ovvero con la variazione di volume del mezzo a seguito della “pressione” sonora. E’ abbastanza chiaro quindi che depositando sopra il legno (e parzialmente anche nel legno negli strati iniziali preparativi e di turapori) delle sostanze che ne modificano massa e densità e con elasticità diverse dal legno stesso, le sue proprietà acustiche ne vengono inevitabilmente influenzate. In che modo vengono influenzate? La risposta univoca a questa domanda, se esistesse, avrebbe risolto forse la più grande e discussa tematica della liuteria: la ricetta classica della vernice! La fantomatica vernice “magica” di Stradivari! Sulla verniciatura degli antichi liutai penso siano stati scritti centinaia se non migliaia di volumi, saggi, articoli, etc… da parte di liutai di grande fama. Eppure la vernice che ricopre gli strumenti di Stradivari e dei suoi contemporanei viene ancora oggi considerata come il più grande “segreto” della liuteria classica, creando attorno a questo tema un alone di mistero e di mito. Addirittura è stato detto che si deve a questa favolosa vernice il suono meraviglioso degli strumenti antichi, in primis di Stradivari. Diverse considerazioni sono necessarie. Intanto parliamo di strumenti con più di trecento anni di vita vissuta, restauri, ritocchi o riverniciature complete. Abbiamo detto che il legno stesso si degrada nel tempo, come tutte le materie organiche, immaginatevi dopo tre secoli anche solo quello che può essere il cambiamento di colore del legno! Ed anche la vernice, per quanto resistente, dopo tanto tempo tende a consumarsi e rovinarsi. Certo, esistono strumenti di Stradivari suonati pochissimo, in condizioni di conservazione quasi perfette, quasi come usciti dalla sua bottega (ma pur sempre con trecento anni alle spalle), si tratta ad esempio della Viola tenore del quintetto mediceo del 1690, conservata al Museo dell’Accademia di Firenze, o il violino il Messiah del 1716 esposto all’Ashmolean Museum di Oxford. Questi strumenti si ritiene che abbiano ancora la vernice originale di Stradivari. Sono strumenti meravigliosi, ancora più meravigliosa la vernice e la sua patina di antico.

Esiste davvero il segreto della vernice di Stradivari? A mio avviso nell’artigianato il segreto è quello che solo un’immensa ed invidiabile abilità manuale fatta di tantissima dedizione ed esperienza ed in più con l’effetto di lunghissimi tempi di invecchiamento, possono conferire ad un’opera viva, di materia organica quale sono il legno e le resine naturali che compongono le vernici.

Questo lungo discorso per dire che una vernice è un sistema complesso e molto delicato, che influenza moltissimo le capacità sonore di uno strumento, oltre ad avere un impatto estetico non trascurabile. Il musicista di solito prima prende in mano lo strumento e lo osserva, poi lo prova. Il giudizio finale è sicuramente legato al suono. Se il suono non lo soddisfa, lo strumento può essere bello quanto uno vuole, ma rimarrà nella vetrina, se però lo strumento suona bene e il suono soddisfa il musicista, ecco che il giudizio estetico, la vernice in primis e come questa risalta tutta l’estetica dello strumento, diventa il parametro discriminante che permette di vendere facilmente uno strumento o di avere più difficoltà a venderlo se anche l’estetica non incontra i gusti del musicista.

In questa prima parte dell’articolo, volevo solo fare una breve introduzione sulla verniciatura degli strumenti in liuteria. Nei prossimi articoli entreremo più in dettaglio sulle diverse tipologie di vernici in liuteria, sugli studi fatti e su ciò che conosciamo delle vernici degli antichi liutai (XVI-XVIII secolo), sulla preparazione del legno prima della vernice, aspetto forse più importante della verniciatura stesso, etc…